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Catena di SanLibero n. 126

13 maggio 2002 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)


Palestina-Israele. Una donna e i suoi due bambini ammazzati da un carro
armato; un altro bambino da una cannonata. "Ci rincresce", hanno detto
i militari. Va bene. E' passata gia' una settimana, e quindi immagino
che sia di cattivo gusto parlarne ancora (saro' antisemita, per
questo?). Un assassinio scaccia l'altro dai giornali, una strage di
ebrei cancella una strage di palestinesi, e viceversa. Gli assassini si
strappano l'un l'altro le prime pagine con le mani insanguinate.
Raffinatezze: la bomba nella sala giochi ammazza statisticamente piu'
giovani maschi che una bomba alla fermata del tram. Dunque e' piu'
efficace. Qualcuno avra' fatto questo ragionamento, suppongo, e dopo
averlo fatto avra' anche impiegato una mezz'ora a giustificarlo con
qualche nobile ideologia o religione, per consentire agli imbecilli
come me di dare delle ragioni all'uno o all'altro assassino.
I giornalisti seri, immagino, in questo momento dovrebbero elevarsi al
di la' del contingente e parlare della "situazione politica in Medio
Oriente". Io non ci riesco. Rifletto sul fatto che a Jenin i bambini
muoiono ancora cosi' (movimento sospetto: fuoco!) una settimana dopo la
fine dei combattimenti. Immagino dunque che cosa sara' successo
durante. Immagino e non sapro' mai, perche' l'inchiesta sull'eccidio di
Jenin - per ordine di Sharon, e per vilta' dei paesi civili - non si
fara' mai. Sono dunque autorizzato a credere che si sia trattato di
un'altra Sabra e Chatila. Ma sono passate gia' tre settimane. Dunque,
non parliamone piu'.
* * *
Marketing. La gente muore. E che c'entra la Fallaci?

Napoli. Grande e' il disordine sotto il cielo, ma la situazione non e'
per niente eccellente. Insomma, quella manganellata (a corteo finito)
da Tizio a Caio e' stata data o no? E' tutto qua: non dovrebbe essere
difficile determinarlo senza tirare in causa grandi principi. Invece,
come a Cogne, il processo in tribunale viene sostituito dal processo in
televisione. (Peccato che anche uno come Cordova si sia lasciato
mettere in mezzo dai politicanti. Che fosse un rozzo lo sapevo, ma
finora coi processi non ci aveva mai giocato).

La giustizia si rinnova/ 1. Assolto il sindaco di Capo d'Orlando, un
paesino siciliano in cui - secondo il prefetto, le associazioni
ambientaliste e gli investigatori - vi erano "reiterate e persistenti
illegalita'" nella gestione di lavori pubblici affidati direttamente a
ditte "di fiducia" senza gara d'appalto. Il locale procuratore della
Repubblica, quando ha chiesto gli atti delle indagini, si e' sentito
rispondere che gli atti in questione erano fisicamente irreperibili,
semplicemente spariti senza lasciare traccia. L'indagine a carico del
sindaco Roberto Sindoni e' stata dunque archiviata "per mancanza di
prova di sussistenza del fatto".

La giustizia si rinnova/ 2. Assolto anche il poliziotto romano che a
novembre dirotto' un autobus, prese in ostaggio i passeggeri e alla
fine sparo' all'autista, mandandolo gravemente ferito all'ospedale. Al
momento del fatto il poliziotto - hanno dichiarato i giudici, recependo
evidentemente la nuova giurisprudenza ministeriale - era incapace di
intendere e di volere; ora tuttavia ne e' capacissimo, e dunque non va
neanche ricoverato in istituto. Essendo un poliziotto (iuxta novam
legem) non e' neanche "socialmente pericoloso".
"Se la legge dice questo, io mi rimetto alla legge e non dico una
parola", ha detto l'autista ferito. A Roma, intanto, hanno mandato
all'ospedale tre altri autisti di autobus, uno a coltellate e gli altri
due a pugni in faccia.

Sinistra. Qualche settimana fa, l'onorevole D'Alema aveva annunciato di
essere in procinto di partire per un lungo viaggio nelle lontane
Americhe, che lo avrebbe tenuto per un tempo indefinito lontano
dall'ingrata sinistra italiana.
I commentatori avevano parlato di una sorta di esilio autoimposto,
dottamente citando l'ostracismo che gli antichi greci infliggevano a
quei personaggi che, lodevoli in se', avevano tuttavia una statura
politica tanto eccelsa da disturbare l'eudaimonia del demos e della
polis; e avevano fatto i nomi di Aristide, di Temistocle e di Cimone
(che pero', prima di beccarsi l'ostracismo, avevano fatto un culo cosi'
a Forza Serse).
A questi illustri nomi si sarebbero potuti aggiungere quelli di Solone
ateniese e Licurgo spartano, che avevano scelto l'esilio per obbligare
moralmente gli iscritti a non cambiar nulla, in loro assenza,
all'eccellente andamento dei partiti da essi fondati; oppure, piu'
modernamente, quelli di Santorre di Santarosa, di Byron, addirittura di
Garibaldi.
Comunque, questi sono dettagli. L'essenziale era che D'Alema, come
tutti ci aspettavamo, partisse per l'America e ci restasse. Mentre
invece D'Alema e' ancora qui. Escluso che dalla sinistra italiana si
sia levato un coro di "resta, resta!", cosa mai ha impedito
all'onorevole di porre la sua esperienza al servizio dei democratici
americani?
L'impedimento - siamo in grado di rivelare in esclusiva - e' stato
tecnico ed ha a che fare con la natura imperialistica del bieco
capitalismo ammericano. Quest'ultimo infatti da molto tempo, per
impedire a D'Alema e Velardi di rivoluzionare anche il nuovo
continente, aveva stabilito una legge secondo cui nessun communista
puo' mettere piede negli Stati Uniti; il senatore McCarthy, una sorta
di McStalin locale, ne era stato il promotore.
Cosi', quando il nostro si e' presentato (completo di mazze da golf,
berretto da navigatore, camicia hawaiana, cuoco personale e
psicanalista del cane) a Ellis Island, il funzionario della dogana ha
detto: "Sorry. Lei non puo' sbarcare". "E perche'?". "Because you
are... communist".
Dopo qualche minuto (il tempo per la traduzione di quell'orribile
parola) D'Alema, uomo di mondo, ha abbozzato un sorriso. "Ma via,
vogliamo scherzare! Ma guardi un po': mezzo milione la camicia,
seicentomila il berretto firmato, le scarpe un milione l'una - guardi,
le faccio vedere pure gli scontrini - e lei pensa che io mi metta a
fare il communista? Su, siamo seri, mi lasci passare!".
"I'm sorry. Qui c'e' scritto che lei e' the president of left
democratic party, che fino a poco tempo fa aveva una falce e martello
nello stemma...".
"Si', e' vero... ma ce l'ho levata io!".
"Non conta. La nostra ambasciata comunica che lei ha in piu' occasioni
dichiarato che intenderebbe difendere i diritti dei lavoratori...".
"Vabbe', cose che si dicono... sa, in politica...".
"Il nostro presidente dice che lei vuol fare del male al povero mr
Berlusconi...".
"Ma se l'ho salvato io, quell'imbranato, dalla rovina!".
"E lei ha pure criticato la posizione del governo americano sui
bombardamenti afgani...".
"Certo! Non si bombarda cosi' senza coinvolgere le forze democratiche e
di sinistra! Altrimenti va a finire che si buttano giu' solo bombe
rozze e di destra, mica bombe democratiche e intelligenti! Clinton si'
che sapeva bombardare!".
"Lei ha parlato male anche dei nostri amici di Cosa Nostra...".
"Si' pero' guardi come ho ingabbiato Caselli e gli altri giacobbini!".
"Ha detto che il governo italiano e' troppo filoamericano...".
"No, troppo filotexano! Nessuno pensa piu' in Italia alla California,
all'Arkansas, alla Carolina... Cosi' rischiamo di non essere ammessi
mai nell'Unione!".
"Sorry, mr D'Alema. You are communist and the communist perde the hair
but not the vice...".
"Ma guarda tu che ingrati questi ammericani! Ma insomma che deve fare
un poveraccio per farsi accettare? Bombardare Cuba?".
Ma il funzionario aveva gia' chiuso lo sportello.
"A Dale' - disse a questo punto Velardi - e che te ffrega? Tanto,
l'ammerica, ce la troviamo noi a casa nostra! Basta qualche altra cena
la' a casa de Letta...".
"Hai ragione - disse D'Alema - Ma e' per una questione di principio.
Non si puo' andare avanti cosi', con 'ste prepotenze. Poi dice che uno
si butta a sinistra".

In Francia, tradizionalmente, comandano le persone intelligenti. Ogni
tanto, qualcuno degli altri si ribella. La ribellione dura sempre poco
perche' i capi degli imbecilli: a) o sono degli imbecilli a loro volta,
e dunque fanno fallire il movimento; b) oppure sono, per necessita' di
funzione, delle persone intelligenti e il ciclo ricomincia fino alla
prossima crisi.
In Italia tutto cio' avviene esattamente al contrario, e questo e' il
nostro grande vantaggio sulla Francia.

Taccuino francese. Qui, la Nazione e' di sinistra. Irresponsabilita' e
senso di responsabilita' della sinistra. L'irresponsabilita'
(presentarsi divisi al primo turno) verra' pagata subito dai
lavoratori, poiche' Chirac per prima cosa ha annunciato che abolira' le
trentacinque ore. Il senso di responsabilita' l'ha condotta - al
seguito degli studenti - a porsi come forza egemone e unita contro il
fascismo.
Il test dell'unita': al secondo giro, la sinistra unita si e'
dimostrata piu' forte di chiunque altro. Paghera' tuttavia a caro
prezzo la disunione del primo turno.
La lezione: piu' uniti nelle istituzioni, piu' a sinistra nella
societa'. Finora i soli ad aver cercato di individuare una politica di
sinistra nuova e potenzialmente unitaria sono stati i noglobal. Ma sono
cascati in diverse trappole, si lasciano etichettare in modo rozzo e
ideologico, dunque perdente. Dalla sinistra vecchia ereditano la
tendenza al ghetto e la difficolta' a parlare in italiano e non in
politichese (lo stesso termine no-global e' un esempio classico di
politichese).
* * *
In Italia, la lezione e' stata recepita dalla base (dove lo spirito
unitario e' molto maggiore di sei mesi fa) ma non dal vertice. Rutelli,
l'attuale - fragile - leader del centrosinistra ritiene che per non
fare la fine di Jospin bisogni spostarsi subito molto a destra, e ha
immediatamente (e demagogicamente) proposto misure contro gli
emigranti. Questa posizione, proprio alla luce di quanto e' successo in
Francia, appare estremamente ingenua e perdente, e prepara un'altra
vittoria della destra alle prossime elezioni.
A parte questo, il centrosinistra - e, in genere, qualsiasi opposizione
- alle future elezioni andra' con un grado molto basso di visibilita'
sui media ufficiali. Si stanno prepotentemente spostando a destra la
Rai, il Corriere della Sera, le catene dei fogli gratuiti e dei
giornali locali, e persino gli stessi istituti dei sondaggi (per la Rai
ne verra' utilizzato direttamente uno di Berlusconi). Il centrosinistra
continua pero' a illudersi di poter contrattare qualche briciola nel
circuito ufficiale e non immagina minimamente di doverne invece mettere
in piedi uno alternativo.

Come sara' il Duemila/ 1. Washington. Il governo ha annunciato il
ritorno alle classi miste nelle scuole americane. Sembra che la
mescolanza fra ragazze e ragazzi, nella stessa aula, turbi l'ordine
pubblico e forse anche la religione.

Come sara' il Duemila/ 2. E' raddoppiato, dal 2000 al 2001, il numero
delle persone giustiziate "legalmente" nel mondo. La maggior parte di
esse sono state uccise in Cina; seguono nell'ordine Iran, Arabia
Saudita e Stati Uniti.

Gattopardi e garibaldini. Peppino Impastato e' stato ucciso dalla mafia
piu' di vent'anni fa. Ma i compagni - lui era un compagno - non l'hanno
mai dimenticato e soprattutto non hanno mai dimenticato le sue idee.
Questa settimana, come ogni anno, si sono tenute le assemblee e le
manifestazioni in suo onore in Sicilia, a Cinisi. Io non ci sono potuto
andare perche' ero con i ragazzi delle scuole occupate nel profondo
Veneto. Ma il programma l'ho letto e mi e' sembrato, a modo suo,
commovente.
C'e' la mostra antimafia, la marcia "Mille passi per Peppino", il
recital, la festa rock, persino - siamo in Sicilia - lo spettacolo dei
pupi siciliani in cui pero' gli eroi non sono Orlando e Rinaldo ma
Peppino e Falcone. Ci sono le assemblee e i gruppi di studio nelle
scuole sulla mafia, sulle multinazionali, sulle donne dell'antimafia,
sulla guerra - insomma su tutto cio' di cui si occupava Peppino. E c'e'
soprattutto uno studio tecnico, approfondito, sul giornalismo di oggi,
sulla verita' e l'informazione; e su come fare l'informazione libera,
popolare.
Peppino difatti era un giornalista, e i compagni non se ne sono
dimenticati. Cosi', vicino a dove una volta c'era la sede, di Radio
Aut, adesso hanno fatto l'assemblea con i giornalisti di Indymedia: per
imparare, per insegnare; e soprattutto per continuare.
"Cosi' lo onorarono/ essendo utili a se'/ ed avendolo dunque ben
compreso"

Bookmark: http://www.centroImpastato.it
Bookmark: http://www.PeppinoImpastato.it,
mailto: csdgi@tin.it
mailto: Radioaut@neomedia.it
mailto: ForumImpastato@inwind.it
* * *
Anche a Catania, pochi anni dopo Peppino, la mafia dei cavalieri ha
ucciso un altro giornalista del popolo: Giuseppe Fava. Anche i ragazzi
di Fava hanno continuato la lotta iniziata da lui. Adesso pero' sono
dispersi ai quattro angoli del mondo: o rientrati nel sistema, o - se
ancora combattono - soli. E uno di questi sono io.
Anche a Catania hanno commemorato adesso Giuseppe Fava. Ma non i suoi
amici, che non ne hanno la possibilita' materiale. Sono invece
personaggi e istituzioni importanti come l'Universita' e roba del
genere.
Perche' mai si prendono questa briga? Perche' Giuseppe Fava, con
l'esempio del suo coraggio e della sua ragione, aveva suscitato
addirittura un movimento. L'unico che abbia mai coinvolto a Catania non
i politici, ma i ragazzi e la gente comune. Questo movimento, allora,
fece molta paura: come l'aveva fatta, ai politici perbene, Giuseppe
Fava. E adesso ne fa paura anche il ricordo. Cosi' bisogna riscrivere
la storia: il movimento non e' mai esistito, e Giuseppe Fava era un
innocuo e simpatico intellettuale come questi di ora.
Cosi', a parlare del giornalismo di Giuseppe Fava non sono stato
chiamato - ad esempio - io, ma un ottimo collega che, all'epoca in cui
Giuseppe Fava lottava, se ne ando' via da Catania per costruirsi una
brillante (e meritata) carriera altrove. Questo collega ha evitato
peraltro di scrivere oggi sulla Catania di ora: sulla persecuzione dei
giudice Scida' e Marino, sul potere di Ciancio, sui politici che vanno
a cena coi mafiosi. Giuseppe Fava l'avrebbe fatto. Ma Giuseppe Fava e'
morto, con sollievo quasi unanime della Catania perbene.
Per parlare della "politica" di Giuseppe Fava - che fu un
rivoluzionario: non a parole - e' stato scelto invece un grandissimo
intellettuale "di sinistra", il compagno barone Pietro Barcellona.
Questi, come i principi siciliani del Settecento, sul piano della
teoria non si lascia scavalcare a sinistra da nessuno: Marx e Lenin son
dovuti piu' d'una volta intervenire di persona per cercar di frenarlo
tirandolo per la giacca. Ma tornato in Sicilia, sul suo feudo, ritorna
a comportarsi da barone. E ai tempi di Giuseppe Fava, ad esempio, non
si schiero' col movimento, ma col potere. Adesso parla anche lui di
Giuseppe Fava; della "sicilitudine" - addirittura - di Fava: che e' il
termine con cui i baroni "di sinistra" cercano paternalisticamente di
sminuire la vicenda politica di colui che invece comprese meglio di
chiunque altro la storia dell'operaio *europeo* anni Sessanta.
* * *
Questa faccenda, che tecnicamente si chiama gattopardismo, in Sicilia
non e' affatto isolata. Sempre a Catania, ad esempio, Paolo Flores
d'Arcais (ma la vogliamo almeno maiuscolizare quella "d"? C'e' una
sfumatura) presenta il numero di MicroMega sulla primavera dei
movimenti. E la presenta, a un pubblico civile e colto e anche
sicuramente di sinistra, col locale comitato dei professori. Che a
Firenze e' una bellissima cosa, ma a Palermo e' presieduto da quel
barone Centorrino di cui abbiamo avuto occasione di parlare (isolo' uno
studente che faceva una tesi su mafia e baroni) e a Catania comprende -
fra molte e degnissime persone - almeno un paio di personaggi che con
la sinistra, vecchia o rinnovata, non hanno proprio nulla a che
spartire.
Al solito, faccio i nomi. Il primo e' Paolo Berretta, che da
amministratore ando' a cena (innocentemente) con un imprenditore,
Romagnoli, imprenditore successivamente arrestato, e poi "pentito", per
associazione mafiosa (dalle indagini risulto' che costui soleva offrire
cene agli amministratori locali, ma solamente il caffe' al
rappresentante ufficiale della Famiglia locale, tale Ercolano). Un
giornalista democratico (che gia' aveva perso il posto per antimafia)
lo scrisse. Berretta lo denuncio', e perse la querela. Il nome del
giornalista e' Pino Finocchiaro. Il secondo e' Giuseppe Giarrizzo,
barone d'antica data. Socialista craxiano, all'epoca in cui si lottava
scrisse sprezzanti pagine contro Giuseppe Fava e contro i Siciliani.
Non le ha mai rinnegate. Pero' e' rimasto a galla. E adesso sta a
"rinnovare" con gli altri gattopardi.
* * *
Io consegno questi nomi a Flores, o a d'Arcais, come meglio preferisce
chiamarsi. Confido nella sua correttezza perche' quantomeno si informi.
Mi permetto pero' di aggiungere una glossa: per fare questi nomi, e le
decine e decine di altri di vent'anni di giornalismo militante agli
ordini di Giuseppe Fava, io pago un prezzo alto. Pago in termini di
carriera, di solitudine, di sopravvivenza personale, di emarginazione.
Ma pago orgogliosamente, perche' mio padre era un soldato e mi ha
insegnato - quasi con le parole di Cervantes - che, costi quel che
costi, si resta di sentinella.
Il mio non e' dunque un cortese intervento nel dibattito fra liberali,
ma un severo richiamo che viene da chi e' stato in prima linea, e lo e'
ancora. Attendo una risposta.
* * *
Una risposta attendo purtroppo anche - e mi e' difficile dirlo: ma la
verita' viene prima - dai membri della Fondazione Fava che hanno in
qualche modo dato consenso agli organizzatori di questa deplorevole
cosa. Il mio Direttore non mi avrebbe mai messo da parte, e mai avrebbe
chiamato personaggi come quelli di cui ho parlato. Io chiedo umilmente
e fermamente di sapere che cosa mai abbia indotto a una simile
distrazione.


Lea, in risposta alla lettera di Giuseppe B. del 29, wrote:
< Signor Giuseppe,
lei, in genere, quando parla, sa di che cosa sta parlando? Lei ci
informa infatti (e informa me che sono di famiglia materna chassidica)
che i chassidim sono antisionisti. Sicuro: il chassid Martin Buber,
pioniere del sionismo, fu antisionista, secondo le sue informazioni.
Come lo sarebbe il chassid Elie Wisiel, sopravvissuto ad Auschwitz e in
prima fila nel difendere le ragioni di Israele dall'ottusita' dei
cosiddetti "antisionisti". Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da
piangere.
Ma lei ha idea di che cosa siano i chassidim? O forse e' avvezzo a
confonderli, nella generale deriva in cui su Israele e il sionismo si
dice tutto e il contrario di tutto e quasi mai le cose come stanno, con
quel gruppo di Haredim (diversi dai chassidim) che si oppongono al
sionismo per ipertrofiche e distorte ragioni messianiche? E fra i
quali, peraltro, i Kamikaze palestinesi hanno massacrato una intera
famiglia, dimostrando di voler colpire gli ebrei a prescindere dalle
loro idee su Israele?
Riconosco senza meno che lei non disprezza i miei cromosomi, signor
Giuseppe. E per gratitudine la invito a studiare. Magari una di quelle
frasi con le quali i compagni Bebel e Deuschter definirono
l'antisionismo "l'antimperialismo degli imbecilli", nella migliore
delle ipotesi. Ovvero quella dell'ignoranza.
Perche' poi vi e' l'altra certezza. Quella che rappresenta il passaggio
semantico dell'odio antiebraico dalla fase clericale antigiudaica, a
quella ariana antisemita, a quella dell'antisionismo, truce maschera
delle precedenti. Rimanga pure un antisionista, signor Giuseppe;
mischiando le responsabilita' globali degli Stati Uniti nei misfatti
del mondo con i fondatori del Polai Sion (partito dei lavoratori ebrei)
che partecipo' alle lotte antimperialiste dei primi anni del secolo
scorso, alla rivoluzione d'Ottobre e al ritorno in Eretz Israel dei
figli e delle figlie di Sion. Rimanga pure un antisionista, signor
Giuseppe, attigendo, per questo, alla dichiarazione con la quale le
nazioni arabe alleate del nazismo rifiutarono nel '47 di far nascere lo
stato palestinese accanto a quello israeliano: "Non accetteremo di
espiare la colpa della corrotta natura giudaica che obbligo' le nazioni
civili d'Europa a espellerla".
Quanto a me, ha ragione signor Giuseppe. Non mi trovo in compagnia solo
di ebrei. Ma persino del reverendo Martin Luther King, che scrisse a
gente come lei: "Dite che non siete antisemiti e che siete solo
antisionisti. E io vi rispondo: Dite la verita'. Che cos'e'
l'antisionismo? E' il rifiuto di riconoscere al popolo ebraico un
diritto fondamentale, lo stesso che invece si riconosce a tutti gli
altri popoli dell'Africa e dell'Asia".
Il poeta Paul Celan, signor Giuseppe, spezzo' la sua dolorosa
resistenza al ricordo di Auschwitz uccidendosi. E scrisse prima di
morire: "Sion, fuggiamo da te e tu ci rincorri, poiche' siamo i tuoi
figli". Non riconoscere ai figli e alle figlie di Sion il loro diritto
di esistere come nazione, e' la stessa cosa che non riconoscere
all'ebreo il suo diritto di esistere come diverso, signor Giuseppe. >

Pablo venceremos@libero.ch >, insieme a Paola, wrote:

< Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo
ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia, chi
non rischia, chi non parla a chi non conosce,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare. >

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