Catena di Sanlibero

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Catena di SanLibero n. 263

28 dicembre 2004 - Riccardo Orioles (giornalista antimafia)

L'anno che verra'. Anche Prodi, oramai, e' "troppo di sinistra": lo
stanno facendo fuori per questo, e non e' affatto un capriccio ne' un
fatto caratteriale. Un'imprenditoricrazia senza Berlusconi (meno
cialtroneria, piu' efficienza, anche piu' rispetto delle buone maniere)
sarebbe l'ideale. Se questo non si puo', si puo' tentare anche con
mezzo Berlusconi (Casini, Fini, ecc.). Ma se proprio non e' possibile,
se l'unica alternativa e' tornare indietro e rinunciare al potere
politico come imprese, allora stringiamo i denti e teniamoci
Berlusconi.
Questo e' l'oggetto del contendere, non i capricci di Rutelli. Da
quindici anni ormai lo stato italiano viene privatizzato. Non solo
economicamente, ma proprio come ideologia. Da Keynes, siamo tornati
all'Hobbes puro: non funziona, ovviamente, e non puo' funzionare: ma
ditelo a un imprenditore-politico (lo sono tutti) e vi guardera' con la
stessa aria scandalizzata e feroce della guardia rossa a cui avete
detto che il pensiero di Mao non fa crescere piu' svelti i fagiolini.
L'ideologia delle privatizzazioni, anzi "della" privatizzazione, e' la
medesima del socialismo reale: dolore e sangue subito, per un avvenire
radioso. Il problema e' intendersi sulla distanza dall'avvenire: dieci
anni? cinquanta? sette generazioni? E chi lo sa. In Italia, di anni ne
sono passati ormai parecchi, s'e' privatizzato tutto tranne i
carabinieri, ma non sembra che l'audience, o la ggente, o per dirla
all'antica le masse stiano meglio di prima. Certo, privatizzare con la
vasellina non e' la stessa cosa che privatizzare senza, e Ulbricht non
e' la stessa cosa di Pol Pot. Ma sempre della stessa minestra si
tratta. E si vede.
L'opposto della privatizzazione non e' il communismo: e' la Francia. De
Gaulle, l'illuminismo, la sana impresa pubblica, il funzionariato, il
grand commis allevato non nelle sacrestie ma all'Ecole Normale
Superiore; il (piu' modesto) corrispondente italiano erano i
ricercatori della Montedison, la nazionalizzazione dell'Enel, l'Eni,
l'Iri, Enrico Mattei. Communismo e capitalismo erano il dibattito
domenicale. In realta', il dibattito vero verteva - sempre - su questo:
capitalismo regolato dallo stato o capitalismo degli "spiriti animali",
capitalismo puro. Alla fine, ma c'e' voluto un crollo epocale per
arrivarci, ha vinto il secondo.
Prodi non ci sta per due motivi. Il primo e' che egli, che e' come gli
altri un oligarca, non e' pero' un avventuriero. E' un "boiardo di
stato", come si diceva un tempo. O - piu' nobilmente - un "grand
commis" alla francese. Il suo ideale, nel bene e nel male, resta Enrico
Mattei. Non e' dunque integrabile nell'esistente. Puo' solo andare a
uno scontro.
Il secondo tema su cui Prodi non e' integrabile e' l'Europa. L'Europa,
qui e ora, e' antiamericana. Non perche' voglia esserlo, o perche'
abbia velleita' di egemonia. Ma perche' fra euro e dollaro il contrasto
e' strutturale. Da una parte un'economia sana e in espansione,
dall'altra una debole, schiacciata dal debito e sostenuta solo dalla
forza politico-militare. Da qesto punto di vista l'Europa e'
l'Inghilterra della sterlina, ancora militarmente debole, tre secoli
fa. L'America, l'immenso e potentissimo impero spagnolo, divorato pero'
da uno sfacelo insanabile dell'economia.
Prodi, di questa Europa, e' uno dei capi e forse il capo. E' uno dei
pochissimi europei di questa generazione. E' prima europeo e poi
italiano, esattamente come Washington era prima americano e poi
virginiano o Tito prima jugoslavo e poi croato. Nazioni nuove (gli
Stati Uniti, la Jugoslavia, l'Europa) che fino a un certo punto vivono
come tali senza accorgersene, e poi "improvvisamente" prendono
coscienza di se' stesse, nel giro di una veloce stagione, a volte anche
solo d'un paio d'anni: basta un catalizzatore, che casualmente puo'
anche essere un uomo.
Per questo Prodi e' un nemico, per il sistema di potere (e non per
Berlusconi soltanto), con cui qui ed ora non si puo' venire a patti. A
me non e' simpatico Prodi (ricordo l'Alfasud, e non solo quella); non
e' un organizzatore democratico e non credo che il suo governo, a me
personalmente e a quelli come me, portera' nulla di buono. Ma sono
obbligato a schierarmi, come fra il re e i tedeschi, perche' lo scontro
attuale non e' di quelli in cui si puo' essere neutrali.
La sinistra ha uno svantaggio grandissimo, in esso, ed e' il contrasto
fra le sue idee civili e democratiche e la sua gestione interna, che e'
profondamente e arcaicamente notabilare e oligarchica. E' un po' come
il Senato di Roma che contrasta con Cesare Augusto: noi siamo
repubblicani e plebei, amiamo profondamente la Citta' e non intendiamo
regalarla a nessun imperatore, finche' avremo fiato. Ma i senatori,
nella storia, raramente hanno vinto.
________________________________________
Sbavaglio. Forse non e' stato dei piu' felici il Natale di Marco
Benanti e Carlo Ruta, i due giornalisti siciliani costretti al silenzio
per via delle loro inchieste. Una storia su cui - scusatemi - tornero'
finche' avro' fiato perche' e' molto piu' significativa, nella sua
normalita' e "piccolezza", di mille e mille bei discorsi su "dove va
l'informazione".
Sullo sfondo, una Raiset (o Mediarai) ormai al di la' del bene e del
male, probabilmente infiltrata dagli alieni di Klingon per rincretinire
scientificamente la razza umana in vista di una prossima invasione.
All'inizio hanno buttato fuori Santoro, perche' parlava e faceva
informazione sulla mafia - e questo e' "normale". Poi e' toccata a
Biagi, che faceva informazione in generale - qua, si colpiva il
giornalismo in se', senza aggettivi. Poi a Luttazzi, perche' scherzava.
Poi a Pippo Baudo, perche' era troppo serio. Poi a Celentano, perche'
non accettava la pre-censura. Ora siamo arrivati al punto che se ne sta
scappando persino Maurizio Costanzo (pensa un po'!) perche' tutto e'
diventato troppo trash anche per lui. "Urlano su tutte le reti,
sbraitano, stanno sull'isola e la gente sta incollata. Io sono abituato
a parlare. Non si puo' piu' parlare in tv, alla sera".
Questo al top, dove - almeno per un po' - le vittime godono ancora di
un po' d'attenzione. In periferia attenzione non ce n'e', e quindi i
ras locali fanno esattamente tutto quello che vogliono. Il
silenziamento di Matteotti, allora, genero' qualche scandalo. Gli
altri, poveri sindacalisti di paese, furono invece silenziati senza il
minimo problema.
Per questo e' importante dare battaglia su casi "piccoli" e singoli,
esemplari. E' grave che la sinistra non se ne accorga. E' gravissimo
che non se ne accorga il sindacato. Noi cercheremo di infastidirli il
piu' possibile finche' - su questo almeno - non si sveglieranno. Per
oggi diamo un bel quattro in Istituzioni di Diritto Democratico a:
Giulietti (Ds, responsabile informazione), Serventi Longhi (sindacato
giornalisti, segretario) e Unita'-Manifesto-Liberazione, per silenzio
continuato. Si sono invece mossi Enrico Deaglio (Diario) che ha
pubblicato la storia di Benanti e Giulietto Chiesa (Megachip) che ci ha
scritto la lettera seguente.
* * *
< Caro R., su Benanti e Ruta la risposta giusta e': non ce ne siamo
accorti, io in primo . Me ne dispiace. Ma facciamo qualche
considerazione aggiuntiva. Non possiamo leggere tutto. Non abbiamo
un'organizzazione al sud. Non abbiamo nessun coordinamento. Ciascuno
agisce per conto proprio. Tu, come molti altri, preferisci agire da
solo. E il tuo bel blog rimane una voce clamans in desertum, come in
parte la nostra. Piu' volte mi pare di averti sollecitato ad agire
insieme. Qualche volta ti ho letto e ho invitato il sito a ripubblicare
quello che scrivevi. Ma basta? Tu stesso capisci che non basta. Allora?
Allora prendiamo atto che fare controinformazione in rete e' solo una
briciola di quello che possiamo e dobbiamo fare. Capiamo che dobbiamo
organizzarci per agire insieme.
Tutte le rare volte che vengo al sud, dovunque, vedo che la questione
dell'informazione e' mille volte piu' grave che nel resto del paese. Ma
non ho agganci da cui partire. E' solo colpa mia? Nostra? Perche' non
pensate anche voi a stabilire collegamenti e a organizzare una risposta
collettiva, insieme con noi?
Megachip, da tre anni ormai, ha aperto una battaglia perche' il
centro-sinistra si accorga del problema dell'informazione e corregga le
sue disgraziate posizioni, che lo hanno reso corresponsabile di tanti
misfatti e di questo regime. Dovremmo unirci tutti per smuovere questa
morta gora di cadaveri intellettuali e costruire un movimento. Che e'
altra cosa che scrivere isolati su qualche computer. Che poi non si sa
nemmeno se qualcuno legge. E, se legge, rimane altrettanto solo di
quelli che stanno seduto in salotto a guardare l'Insetto.
Quello che serve, caro R., e' un movimento, che scuota anche la rete.
Nel sud in particolare. Vogliamo discutere su come farlo? Su cosa ci
impedisce di farlo? Benanti e Ruta si difendono solo se una parte
importante della societa' civile, dei sindacati, della parte ancora
viva di alcuni dei partiti, si rendono conto che siamo di fronte a un
nodo centrale della democrazia, che questa non e' una difesa sindacale
di qualche giornalista, ma e' la battaglia decisiva per la democrazia
in Italia.
Questo e' il punto da risolvere e il terreno da occupare. Noi siamo
disponibili a dare il nostro contributo. A cominciare da Marco Benanti
e da Carlo Ruta >
* * *
A me, naturalmente, non piace affatto agire da solo e il mio bel blog
(che poi e' una e-zine) e' semplicemente tutto il fiato che posso
metter fuori attraverso il bavaglio (e temo che fra una decina di
giorni sara' anche meno). Comunque, il ragionamento e' giusto.
Proveremo a organizzare qualcosa (non da soli, ovviamente). Un'idea
potrebbe essere di andare tutti insieme in qualche posto piu' sdirupato
dal punto di vista mediatico (Catania, tipicamente) e combinare qualche
po' di casino, o addirittura di alternative, direttamente sul posto.
Mumble. Se c'e' qualcun altro a cui interessa sarebbe bene sbrigarci,
perche' tutto si fa sempre piu' stretto. Fra l'altro stanno facendo
fuori l'Ulivo (vedi Rutelli) e neanche questa e' una buona notizia, di
questi tempi.
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24 dicembre. Domani, che una volta sarebbe stato Natale, e'
l'anniversario della strage di trecento esseri umani che il venticinque
dicembre del 1996 si trovavano a bordo di una povera nave "illegale"
proveniente dall'India, dal Pakistan, dallo Sri Lanka e da altri luoghi
oscuri del mondo. Annegarono al buio, senza poter far niente, mentre
noi affollavamo felici chiese e supermercati. Il "naufragio fantasma":
poiche' autorita', tv e giornali (tranne Narcomafie e Manifesto: e
l'indimenticabile Dino Frisullo) negarono a lungo che fosse avvenuto.
Solo nel 2001 un coraggioso giornalista di Repubblica, Giovanni Maria
Stella, riusci' a individuare il relitto e a filmare i corpi. Essi sono
incredibilmente ancora li', senza una sepoltura umana. Noi siamo ancora
qui, nelle chiese e nei supermercati, un po' piu' bestie e piu' cattivi
di prima, proclamandoci cristiani a festeggiare.
Dio non esiste. Meno male, perche' se ci fosse non e' detto che ci
perdonerebbe.
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La bestemmia. Ma non esistono in Israele leggi che vietino di schernire
l'Olocausto? I coloni che occupano abusivamente le terre dei
palestinesi, e di cui lo stesso Sharon vuol mandare via una piccola
parte, per protesta se ne andranno in giro - hanno annunciato - con la
stella gialla sulla giacca. Per fare dell'antisemitismo (che' anche i
palestinesi sono semiti), per teorizzare sottouomini, per imporre i
ghetti, costoro si permettono dunque d'inalberare il simbolo imposto
dai nazisti ai sottouomini, ai semiti, ai rinchiusi nei ghetti. Si sono
viste cose orribili e feroci, in quelle povere terre, ma queste le
supera tutte. Anche il rabbino Ovadia Josef portera' - come Anna Frank
- la stella gialla? Questo mascalzone, capo del partito ultraortodosso
Shas, tre anni fa teorizzava che in realta' l'Olocausto non era stato
che la punizione di un Dio adirato contro Ebrei troppo poco religiosi.
Cio' non gli impedi' di restare per vari anni nel governo, istigando la
guerra e distribuendo finanziamenti a pioggia ai "coloni". Giu' le mani
dall'Olocausto, bestie. Ammazzate, disonoratevi, fate i Feldwebel a
piacimento. Ma non azzardatevi a sfiorare anche solo col fiato la
tragedia del mondo, che non e' vostra e a cui voi non appartenete.
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Buoni 1. Il giorno di Natale, su una tv, c'e' il quindicenne iracheno
che ha perso le braccia in guerra ma gli hanno fatto - in Italia - due
bellissime protesi, e adesso vorrebbe vedere il Papa, gli piace molto
Roma, da grande vorrebbe fare ecc. Le braccia gliele ha portate via un
bombardamento ma l'intervistatrice, che trasuda bonta' da tutti i pori,
non parla di bombe ma - pudicamente - di "tragica esplosione"
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Buoni 2. Non verra' piu' lapidata - grazie alla solidarieta'
internazionale - la ragazza iraniana condannata a morte per
"adulterio". Le autorita' del paese, cedendo umanitariamente alle
proteste di centinaia di associazioni, hanno magnanimamente deciso di
non lapidarla piu' ma di limitarsi per stavolta) solo a impiccarla.
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Turchia in Europa. E nessuno, in tutto questo, ha speso una parola per
Ochalan.
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"Siamo uomine o caporali?". Le nostre due Simone hanno rischiato, e
torneranno a rischiare, molto di piu' di Roberta S., la caporalessa
della Folgore finita qualche giorno fa sui giornali per aver mandato
all'ospedale, a scarponate a terra, uno sfortunato soldato dipendente
da lei. Non e' solo questione di coraggio individuale (di solito
inversamente proporzionale alla prepotenza): e' che le Simone nostre
sono state educate bene, sapendo che ci sono momenti in cui bisogna
rischiare la ghirba per una persona, un dovere, o anche semplicemente
per dignita', ma che questo non ci da' diritto ad alcuna considrazione
particolare, e meno che mai a prendere a calci un subordinato. A loro
questo e' stato insegnato, ai folgorini di Alamein pure. Alla
caporalessa Roberta evidentemente no.
Le hanno insegnato altre cose. Nell'agosto del '99 un giovane para'
siciliano, Emanuele Scieri, fu rinvenuto agonizzante dentro una
caserma. Nonnismo? Non fu possibile stabilirlo, perche' - come il
giudice ebbe a lamentare archiviando il caso nell'ottobre 2001 - fra i
commilitoni le indagini registrarono una omerta' totale. Il ragazzo
agonizzo' e mori' senza che nessuno vedesse niente, la', solo.
Diversi casi, tragici come quello o ridicolo come questo, fanno pensare
a uno scarso controllo, da parte degli ufficiali di quella unita', sui
loro uomini. Ora l'esercito e' professionale e non piu' di leva. Ma e'
sempre l'Esercito Italiano, e ha delle tradizioni di cui tenere conto.
Per questo io ritengo inappropriato che la nostra unita' paracadutisti
continui a portare il nome della Folgore. Scioglierla no, non siamo a
questi estremi. Ma la Folgore vera non va confusa.
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I cattivi maestri. Quella banda di ragazzini del Nordest che, per
passare il tempo, si appostava a picchiare omosessuali e disabili: da
chi ha imparato? Hanno imperversato per parecchio tempo, nella paura
generale. Alla fine, un gay meno terrorizzato degli altri ha trovato la
forza di denunciarli, e la polizia li ha arrestati. Il piu' grande
aveva diciassette anni: un'eta' tristissima, per imparare la
vigliaccheria. Una volta i filosofi insegnavano il coraggio. Adesso
fanno politica, danno del peccatore a chi non e' come loro, ingiuriano
pubblicamente coloro che poi i ragazzini incoscienti aggrediranno; e
non si chiamano piu' Socrate, ma Bottiglione. Per loro poltrone e
onori, altro che cicuta.
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Il treno, il terrificante espresso Torino-Reggio, viaggia senza
riscaldamento perche' "c'e' un guasto". Alla stazione di La Spezia,
all'una e quaranta, ci sono otto gradi sotto zero. I viaggiatori (o
meglio, dei deportati), scendono e cominciano a saltellare sul
marciapiedi. Una dozzina di loro improvvisa un girotondo di protesta
sui binari. Arriva la polizia, c'e' freddo, e' la vigilia di Natale.
C'e' una breve e veloce trattativa. Alla fine, con tante buone
promesse, il treno riparte. Ancora dieci ore per il Sud.
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Comitato di Salute Pubblica. "Disposizioni per il nuovo anno. Si ordina
al cittadino Caldiroli' di recarsi immediatamente nelle Calabrie, dove
assumera' i pieni poteri. Tutti i briganti e i ribelli saranno
fucilati. Si ordina al cittadino Papalia di recarsi immediatamente nei
dipartimenti di Varese e Lecco, dove assumera' i pieni poteri. Tutti i
vandeani e i ribelli saranno ghigliottinati. Dieci Nevoso Anno CCXII.
Danton, Marat, Robespierre".
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Pane. Segnalati a Milano alcuni tipi di pane a diecimila lire al chilo.
"Maesta', il popolo non ha piu' brioches!". "Mangino una ciriola".
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Metafore di fine anno. Stavolta, invece del Titanic, un modesto
traghetto fra due citta' italiane che tuttavia (senza urtare alcun
iceberg) s'incasina, s'inclina, rimane in mezzo al mare col fuoco a
bordo e fra i cavalloni per poi arrivare in porto alla meno peggio, non
si sa come. Al posto del bel Di Caprio, Fantozzi.
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A noi! Sotto il fascismo i gerarchi dovevano tenersi in perfetta forma
fisica, a pena di decadenza, ed e' per questo che ogni sabato dovevano
riunirsi in appositi campi e sottoporsi a prove come l'arrampicata
sulla fune e il salto attraverso un cerchio di fuoco. Tutt'e
centottanta i deputati di Forza Italia per queste feste fanno ricevuto
in regalo (obbligatorio) dal capo una complicata attrezzatura
elettronica, con tapis roulant e tutto, per potersi allenare in casa al
massimo livello.
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Consumi. E' salito all'85 per cento del Pil il debito totale delle
famiglie americane.
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Servizio traduzioni. Quirinalese-italiano. La conclusione del messaggio
con cui Ciampi ha respinto la "riforma" della giustizia: "E poi
smettetela di cercare d'imbrogliarmi mandandomi leggi concentrate in un
articolo pero' con quarantotto commi e punti a capo. Gli articoli VANNO
VOTATI UNO PER UNO. Articoli, non punti-a-capo da votare tutt'in una
volta sperando di farmi fesso. Chiaro? E buon natale, va'".
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Cronaca. Roma. Natale tranquillo in citta' e provincia. L'unico
episodio inconsueto si e' verificato in nottata a Torpignattara dove
alcuni cittadini, insospettiti da un improvviso bagliore, hanno
chiamato i vigili del fuoco che, giunti sul posto assieme a una volante
dei carabinieri, non hanno pero' trovato alcuna traccia d'incendio.
C'erano solo alcuni extracomunitari in una baracca rudimentalmente
riscaldata (un uomo, una donna e un neonato) e, davanti alla baracca,
una piccola folla eterogenea di zingari, manovali rumeni, viados e
nigeriane. "Stiamo festeggiando un nostro amico" ha detto ai
carabinieri, in un italiano rudimentale, uno dei rumeni. "Voi non lo
sapete, ma oggi e' un giorno molto importante" ha aggiunto dei due
viados, che ha detto di chiamarsi Raffaele. "Vabbe', oggi e' natale!"
ha bofonchiato l'appuntato e la volante se n'e' andata sgommando, senza
chiedere i documenti.
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Auguri da: San Precario, San Romeo, San Pietrino. E anche da San
Libero, naturalmente.
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Uomo dell'anno. Il delfino che alla fine di ottobre ha salvato da uno
squalo bianco il giovane Edgar Howes, di professione bagnino, sorpreso
dal predatore al largo di Whangarei, Nuova Zelanda. Accorrendo sul
posto il cetaceo ha cominciato ad evoluire attorno all'uomo,
interponendosi fra esso e lo squalo, agitando le pinne e accennando
anche violente musate in direzione dell'aggressore. Quando questi si e'
finalmente allontanato, il delfino - che non ha voluto declinare le sue
generalita' - ha accompagnato il bagnino fino alla spiaggia e ivi l'ha
lasciato al sicuro, senza fargli domande sulle sue opinioni politiche,
preferenze sessuali o credo religioso.
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Spot. A Catania, il 29 e il 30 alle nove di sera, "Ballata di San
Berillo" di Zinna e Gimbo. Nel cuore del quartiere piu' degradato della
Sicilia, "un racconto teatrale atto d'amore verso Catania".

Info: fabbricateatro@tiscali.it - 347.5775817
________________________________________
Iniziative. A Catania, il 5 gennaio alle ore 19.30 al centro culturale
Zo per iniziativa della Fondazione Giuseppe Fava, andra' in scena
"L'istruttoria", uno "studio drammaturgico degli atti del processo
Giuseppe Fava" a cura di Giovanni Bruschetta e Claudio Fava.
________________________________________
Umberto B. wrote:
< ho una mia teoria a proposito di mcdonald. la puzza che si sente
quando passi la' vicino non e' sempre la stessa. aumenta con gli anni.
ho l'impressione che quella puzza grassa si attacchi alle pareti delle
facciate circostanti impegnandole e cosi' i muri s'impregnano e la
puzza e' sempre piu' tremenda. puo' essere? >
________________________________________
Norma B., maestra elementare, wrote:
< Ridateci il presepe nelle scuole. E, giacche' ci siete, ridateci
anche:
- Gli insegnanti di sostegno per i ragazzi in difficolta'
- Le classi di diciotto alunni
- Il tempo pieno
- Le riduzioni di prezzo sui mezzi di trasporto per le scolaresche in
visita di istruzione
- I programmi per la scuola dell'obbligo del 1985
- Gli operatori psicopedagogici distaccati dal lavoro in classe
- I supplenti in sostituzione degli insegnanti assenti >
________________________________________
Michele wrote:
< Troppo ottimismo per un'eventuale punizione del criminale cileno.
Quante volte, in tutti questi anni, si e' festeggiato per diverse messe
in stato d'accusa contro Pinochet che poi si risolvevano puntualmente
in un nulla di fatto? La realta', purtroppo, e' questa: Pinochet vivra'
i suoi ultimi anni in tranquillita', circondato dagli squali che lo
sostengono e lo proteggono. Mi ha fatto in particolare impressione, in
passato, vedere le donne "pinochetiane" esultare sguaiate per le
sue assoluzioni: donne cattive e crudeli, bestie feroci, in contrasto
con la dignitosa protesta delle madri di Plaza de Mayo, simbolo di una
femminilita' e di una maternita' non legate alla perpetuazione di una
stirpe assetata di sangue.
Loro rimangono la nostra speranza. Non potremo stappare lo spumante per
Pinochet in carcere, ma potremo bere ottima birra brindando al nostro
futuro (che deve continuare) >
________________________________________
Guido Barilla, Presidente Legamondo San Maurizio Canavese, wrote:

< Scusa, ma, avendo ricevuto una mail contenente un commento sul
Presepe, mi permetto di fare una piccola osservazione: Sono un fautore
dell'intercultura, dell'apertura alle altre religioni, del dialogo, del
rispetto per il "diverso"...tutti fattori che non solo non mi
spaventano, ma mi spingono ad arricchire le mie idee, la mia visione
della realta'....ma mi domando perche amare la nostra tradizione
(Presepe compreso)e difenderla contro un'ipocrita' idea di tolleranza
che non riconosce i valori di cui siamo portatori sia considerato un
attegiamento da medio evo. Il dialogo e lo scambio devono partire dalla
conoscenza della NOstra cultura...altrimenti non sara' mai uno scambio,
ma un'assimilazione della cultura dell'altro sterile e senza senso!
Auguro quindi Buon Natale ed un cuore aperto al messaggio di un
bambino, che dalla grotta di Betlemme (con o senza filo spinato) lancia
il suo messaggio di pace ed amore a tutti gli uomini..mussulmani,
ebrei, cristiani, buddisti, induisti e......atei! Buon Natale >
________________________________________
alessandro.paganini@cheapnet.it wrote:
< Sul sito di Microsoft c'e' una bellissima "Guida comparativa tra
Windows XP Professional e Windows 98. Scoprite perche' Windows XP e' 30
volte piu' veloce di Windows 98!". Beh, 30 volte son tante, curioso,
non mi sembrava proprio... Cosi' clicco, e inizio a leggere, e scopro
che il 3000% e' in realta' un 30%*, trenta per cento asterisco. Che in
realta' dovrebbe essere la media fra 14%*, 10%*, e 21%* e cioe' 15%*.
L'asterisco vuol dire che questi numeri li danno loro (eTesting labs
Microsoft) e non un laboratorio indipendente >
________________________________________
sgravellinip@yahoo.it wrote:
< Inghilterra. David Blunket, membro del governo Blair, si dimette.
Aveva una relazione con una donna sposata, Mrs Quinn. La relazione
finisce e i due iniziano una causa legale per l'affidamento dei figli.
Ma non e' questo il punto. Incattivita, Mrs Quinn ha rivelato ad un
giornale che Mr Blunket avrebbe usato la sua influenza e le sue
conoscenze per "sveltire" l'iter di una domanda di permesso di
soggiorno per una baby-sitter. Scandalo!!! Dimissioni e pubblico
ludibrio madiatico per Mr Blunket. E' chiaro? Si e' dimesso per lo
scandalo di non aver rispettato una coda con l'aiuto delle sue
conoscenze. Intanto, qui in Italia... >
________________________________________
luca.bosio@fastwebnet.it wrote:
< Stavo pensando, dopo un bellissimo riascolto di De Andre', ad un
posto cosi' bello e magico come la Sardegna. Ma di Soru, Berlusca e
compagnia, nessuno dice mai niente? Non che sia preoccupato, ormai i
giochi sono fatti da mo', chi vuoi che si accorga di questi 4 gatti che
ancora ascoltano voci che non vogliono lasciarsi sopraffare, spinti
dalla sola curiosita' del chissa come andra' a finire, se proprio
dovesse essere una fine, e non piuttosto un inizio... Tante angurie a
tutti, buone furie! >
________________________________________
Maria P. wrote:
< La liberta' e' piu', molto di piu' delle fedi. La liberta' e' in
testa, ma molto di piu' nella pancia, nella fica o nel cazzo. Per
questo noi liberi siamo cosi' sexy, loro no. Per questo, cercando di
farlo bene, facciamo l'amore con i nostri diversi mestieri >
________________________________________
mimmolombezzi@fastwebnet.it wrote:
< e' incredibile che con tanto berciare sulle "radici cristiane
d'Europa" ci si prepari ad accogliere senza batter ciglio un paese, la
Turchia, che quelle radici ha strappato con il massimo di ferocia -
deportando, affamando, violentando a morte, decapitando e impalando un
milione e mezzo di Armeni - e che sino ad oggi non ha mai riconosciuto
il primo genocidio del '900. L'indifferenza del mondo alimento' i
progetti di Hitler "Chi si ricorda piu' del genocidio Armeno?" diceva
mentre preparava l'Olocausto... Oggi tacciono i pacifisti, pronti a
marciare solo contro Bush, e tacciono pure i radicali e l'ottimo
Capezzone il che e' assai piu' grave! >
* * *
Beh, ma oggi come oggi e' peggio essere turco o essere di Varese?
________________________________________
c-info2 wrote:
< Oggetto: messaggio di prova. Pourquoi il faut vivre , s'il na pas le
courage de louter pour la dignite'. ok >
________________________________________
Nino G. wrote:
< Non Mollare >
________________________________________
Viviana wrote:

Fiammiferi
per guardare il maiale
nei suoi 360 denti e nei suoi occhi di deserto.
Il secondo fiammifero lo accendo per mirare la mia solitudine,
totalmente in se' responsabile, totalmente abbandonata
al frullo di un mondo osceno.
Col terzo fiammifero voglio capire bene
cosa posso o non posso tentare
per non fare errori di strategia o di resistenza.
Il quarto e il quinto in memoria di quelli che ci sorressero:
Falcone, Impastato, Matteotti,
Rachel Corrie, Libero Grassi, Baldoni...
Il sesto per i miei morti che non seppi capir
e che ora riesco ad onorare.
Il settimo per ricordare bene:
sempre, adesso, io, qui, finche' posso.
Tutti gli altri mille li brucio in una fiamma sola
per celebrare le vittime per ricreare la luce >
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Con questo numero si conclude, dopo cinque anni, la mia collaborazione
con Clarence. Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato con noi in
questi anni, contribuendo direttamente o indirettamente al successo di
"Tanto per abbaiare". Ringrazio soprattutto i lettori, e in particolare
quelli loro che pur non condividendo le mie idee mi hanno tuttavia
seguito con civilta' e simpatia.
E' un buon auspicio: la liberta' d'informazione, nel nostro paese, e'
infatti ormai affidata quasi esclusivamente al pubblico dei lettori.
Non esistono praticamente piu' meccanismi economici o professionali o
sindacali su cui si possa contare per difendere questo bene essenziale,
da cui dipendono tutti gli altri. Il lettore avvertito, qualunque sia
la sua idea politica, secondo me dovrebbe riflettetterci su e, ciascuno
a suo modo, tenerne conto.
Il nostro appuntamento continuera' peraltro regolarmente e, per chi lo
vorra', ancora piu' direttamente: inviero' infatti la mia e-zine
settimanale, con i consueti argomenti, a tutti coloro che me la
richiederanno scrivendo a riccardoorioles@libero.it
* * *
E questo e' tutto. A concludere, pero' non voglio essere io: percio'
cediamo la parola a qualcuno migliore di me, al mio marestro, Giuseppe
Fava. A tutti voi l'augurio sincero di un felice - e utile, e
coraggioso, e allegro - anno nuovo.
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Giuseppe Fava
LO SPIRITO DI UN GIORNALE, 11 ottobre 1981

< Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una
societa' democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il
giornalismo rappresenti la forza essenziale della societa'. Un
giornalismo fatto di verita' impedisce molte corruzioni, frena la
violenza la criminalita', accelera le opere pubbliche indispensabili.
pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente
alrerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della
giustizia, impone ai politici il buon governo.
Se un giornale non e' capace di questo, si fa carico anche di vite
umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se
la pubblica verita' avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi
stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro
mani se la pubblica verita' avesse denunciato l'infame mercato,
ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verita' avesse reso
piu' tempestivo il loro ricovero. Un giornalista incapace - per
vigliaccheria o calcolo - della verita' si porta sulla coscienza tutti
i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le
sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non e' stato capace di
combattere. Il suo stesso fallimento!
Ecco lo spirito politico del Giornale del Sud e' questo! La verita'!
Dove c'e' verita', si puo' realizzare giustizia e difendere la
liberta'! Se l'Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura
di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci sarebbe
stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di
uomini non sarebbero caduti per riconquistare una liberta' che altri,
prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria.
E' una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella
degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio di
impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: "Il giorno in
cui tocchera' a voi non riuscirete piu' a fuggire, ne' la vostra voce
sara' cosi' alta che qualcuno possa venire a salvarvi!" >

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