Catena di Sanlibero

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Catena di SanLibero n. 270

7 febbraio 2005 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)

Informazione 1. Non sembra che alle istituzioni importi moltissimo
sapere come e perche' e' morta Ilaria Alpi. Io non ho seguito in
particolare questo caso, professionalmente parlando; ma la presenza di
filoni oscuri, riconducibili ad aspetti bene al di la' della cronaca,
vengono percepiti, e sono stati segnalati, da tutti coloro che se ne
sono occupati a tempo pieno.
Quando alla fine l'eccezionalita' del caso - e anche la pressione dei
colleghi giornalisti non rassegnati all'insabbiamento - ha imposto di
dedicargli una Commissione d'inchiesta, a capo della Commissione e'
stato nominato... l'avvocato Taormina.
Ora, io sono disposto a discutere su molte cose, ma non
sull'affidabilita' e serieta' di uno come Taormina. Da sottosegretario,
non solo ha continuato a difendendere mafiosi in tribunale, ma anche a
avvalersi della sua carica per intimidire in qualche modo le parti
avverse. Da legale, ha curato - diciamo cosi' - il caso Cogne, fra
"testimoni chiave", campagne scandalistiche sui gionali ("Ecco qua il
sangue del bambino!") e "prove" materialmente costruite a sostegno di
tesi. Insomma, egli non avrebbe dovuto essere preso in considerazione,
non che per una indagine cosi' delicata, per qualunque incarico che
anche lontanamente attinesse alla ricerca di una verita' neutrale.
Deplorevolmente, i deputati del centrosinistra - che avrebbero dovuto
rifiutarsi di coonestare con la propria presenza un meccanismo simile -
sono caduti nella trappola, e hanno preso parte alla commissione del
Taormina. Ovviamente, costui ha impiegato la carica ai propri fini
politici personali. Per primo, ha cominciato a sbarazzarsi dei
consulenti professionali (il giornalista Di Nunzio, per esempio). Per
secondo, ha cominciato a intimidire i giornalisti "nemici". Fra questi
Maurizio Torrealta, della Rai, che s'e' visto sequestrare i computer e
perquisire la casa: senza potersi opporre, poiche' tale persecuzione,
operata da un avversario politico e a fini manifestamente politici, era
pero' compiuta con i poteri di carattere giudiziario che la legge
assegna alle Commissioni.
L'intimidazione verso Torrealta ha, a mio parere, una sua razionalita'
ben precisa. Maurizio Torrealta, fra tutti i direttori Rai, fu l'unico
a mettere in onda (nelle pagine elettroniche di sua competenza) la
famosa intervista a Borsellino. Questa intervista e' senz'altro il
pezzo piu' censurato in tutta la storia dell'informazione italiana. Da
essa, i rapporti Berlusconi-Mangano e Cosa Nostra-Dell'Utri emergono
plasticamente: dalle parole di Borsellino, dai ragionamenti, dalle
carte - e fin dalle sue espressioni e sorrisi. Percio', non se ne
doveva parlare. Santoro, per averla ripresa, fu cacciato via. Per
Torrealta, evidentemente, la vendetta e' venuta a freddo.
Vendetta di Berlusconi, non di Taormina. Mai Taormina avrebbe osato
un'iniziativa cosi' intimidatoria e inusuale come la perquisizione e il
sequestro di un direttore Rai, se non fosse stato sicuro di avere alle
sue spalle palazzo Chigi - o palazzo Venezia, visto che siamo in
regime. Questo va detto chiaramente qui ed ora, in uno dei pochissimi
spazi in cui la vecchia liberta' di stampa vige ancora. A futura
memoria, perche' nessuno domani possa dire "io non c'ero".
________________________________________
Informazione 2. Un militare italiano viene colpito a morte a bordo
dell'elicottero su cui era in missione. Questa missione secondo parte
dei cittadini era giustificata e secondo altri no; appellandosi i primi
agli impegni internazionali del Paese e i secondi al letterale rispetto
della Costituzione. Una questione "politica", come si vede: su cui
anch'io ho le mie opinioni, e le ho espresse piu' volte.
Ma accanto alla questione politica ce n'e' una seconda tecnica, di non
minore importanza.
L'anno prima altri elicotteristi avevano criticato il servizio,
giudicando i mezzi inadeguati.
Presentemente, i mezzi utilizzati sono stati giudicati da alcuni
insufficienti alla missione (con critica per il governo in carica) e da
altri invece idonei (attribuendosi dunque l'evento a mera fatalita').
Ora, sulla questione "politica" e' facile giudicare: ognuno ha le sue
convinzioni, la Costituzione e' li' accessibile a tutti, gli accordi
internazionali pure, ognuno puo' farsi un'idea liberamente e, sulla
base di essa, criticare o appoggiare un governo. Questa si chiama
democrazia. Sulle questioni tecniche, invece,l'affare e' piu'
complicato. Bisogna sapere - ad esempio - se l'elicottero era
adeguatamente difeso, se un maggiore volume di fuoco avrebbe potuto
evitare l'accaduto, se fosse da considerarsi ridondante, e cosi' via.
Occorrono insomma delle informazioni; senza le quali si puo' fare
demagogia o retorica (entrambe vilissime, sulla pelle dei militari
comandati) e non scelta cosciente, non democrazia. Ed ecco perche'
esiste la stampa, perche' la libera informazione.
* * *
Abbiamo in Africa tre tipi di aerei da caccia - il Fiat, il Reggiane,
il Piaggio - ciascuno con munizionamenti diversi non intercambiabili
fra loro. Questo dipende da acute considerazioni tattiche, o dalla
necessita' di favorire - sulla pelle degli aviatori - ciascuno dei tre
singoli industriali? E chi lo sa. Siamo in dittatura - oggi, nel 1940,
come avrete capito - e quindi di queste cose non si puo' parlare. Si
decolli e non si cerchino discussioni.
Credere, obbedire, combattere. E alla fine essere buttati giu' dalla
superiorita' tecnica degli inglesi, che di queste cose invece parlano
pubblicamente e non si sognerebbero mai (poiche' l'opinione pubblica
non lo permetterebbe) di affidare i loro uomini a macchine non
verificate.
* * *
Questa mentalita', del comando senza controllo, e' tipica del
notabilato italiano e in ispecie della sua cultura "militare". "Avanti
Savoia!". "Viva il duce!". E si perdono le guerre.
* * *
Fra i compiti del giornalista italiano c'e' quello di controllare,
monitorare, segnalare costantemente al pubblico ed eventualmente
denunciare il funzionamento della macchina militare. Sotto il fascismo
questo era proibito. Sotto la democrazia fino adesso il problema non
s'e' posto visto che, grazie a Dio, s'e' vissuto in pace. Adesso,
questi grandi politici hanno riaperto le guerre. Le chiamano missioni
di pace ma insomma (vero, senatore Selva? Lei almeno onestamente lo
dice) sappiamo tutti quanti di che si tratta. Torna "Avanti Savoia"?
Torna "credere obbedire"? Si direbbe di si': la nuova legge sulla
stampa in zona di guerra, proprio di queste settimane, e' ancor piu'
restrittiva, ancor piu' sabauda di quella vecchia fatta ai tempi del
duce. Qualunque informazione o commento riguardante in qualsiasi
maniera le attivita' militari ricade sotto il tribunale militare: con
pene severissime - maggiori di quelle istituite, in tempo di guerra,
dal fascismo - e soprattutto ad arbitrio dell'autorita' militare e,
dunque, governativa.
Se queste leggi fossero in vigore ora, non potremmo parlare degli
elicotteri. E dunque non potremmo difendere, dalle eventuali
incapacita' o insufficienze, gli elicotteristi di domani.
Ogni dibattito su questo tema sarebbe rimandato a dopo l'otto
settembre. Che, con regimi cosi', arriva inevitabilmente, come la notte
dopo il tramonto.
Personalmente, sono contrarissimo alla guerra in Iraq - che e' una
guerra, e non un'altra cosa - e ritengo anzi che i responsabili
politici di essa dovranno prima o poi rispondere anche penalmente (per
violazione della Costituzione) delle loro azioni. Ma questo riguarda i
politici, non i militari. I militari, che obbediscono e non possono non
obbedire, vanno invece responsabilmente tutelati: dalla stampa libera,
dalla pubblica opinione. Togliere questa possibilita' alla stampa
significa tradire i militari; nessun'alata parola ai funerali ha mai
compensato le scarpe di cartone e i carri armati di latta. Significa
cambiare regime.
Questo in cui stiamo entrando ora, con episodi consimili, nel campo
della liberta' di stampa e' gia' fascismo. Non il fascismo infantile,
ormai obsoleto, di cui l'onorevole Fini si dilettava a scuola ma quello
efficiente e "moderno" che l'onorevole Fini sta costruendo ora.
________________________________________
Iraq. Vittoria di Bush e Khomeini. Bush perche' "hanno votato".
Khomeini perche' hanno votato sciita. Votare e' bello, sempre e
comunque, ed e' una cosa simpaticissima vedere i ragazzi della quinta C
che eleggono il loro capoclasse. Pero' la democrazia e' un'altra cosa:
banalmente, significa eleggere col voto coloro che poi comandano.
Questo non si verifica nella quinta C ("comandano" sempre il preside e
i professori) e non si verifica in Iraq (comandano gli americani e i
capi religiosi). Come democrazia "scolastica", a scopo educativo, puo'
andare. Ma attenti a non fare confusione. Soprattutto, a non farsi
venire la tentazione di introdurre la democrazia "educational" anche da
noi.
* * *
Che cosa e' successo a Falluja, si puo' sapere? Una citta' moderna, con
tivvu', automobili, appartamenti e decine di migliaia di persone,
"assediata" e "conquistata" come una roccaforte del medioevo. Che cosa
vuol dire "conquistare" e "assediare" nel duemila? Una faccenda come
Sarajevo? O piu' medioevo ancora? E chi lo sa. Non esistono, a mesi di
distanza, inchieste esaustive su Falluja; o almeno non sono arrivate
fino a qui. Per singolare coincidenza, la maggior parte dei giornalisti
rapiti da "fanatici senza controllo" risultano essere: a) pacifisti; b)
interessati all'assedio di Falluja.
Tre indizi fanno una prova, dicono i governanti italiani. No, tre
indizi non fanno una prova.
Ma sette indizi identici - Koriama, Baldoni, Chesnot, Malbrunot,
Aubenas, Hanoun e ora Sgrena - fanno un interrogativo molto
consistente. Con quali mezzi il "governo" irakeno (di cui vari
esponenti sono ex agenti di Saddam: che per buona parte della sua
carriera e' stato un dittatore filoamericano) controlla il paese? Chi
e' il colonnello Poletti in questo momento in Iraq? Chi e' Genco Russo?
Chi e' il bandito Giuliano?
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Saddam. Finalmente gli americani si sono resi conto che Saddam era un
dittatore. Meglio tardi che mai (noi pacifisti lo dicevamo 25 anni fa).
Pero' potevano accorgersene prima, i coglionazzi: ci hanno fatto
incazzare talmente, con questo filosaddamismo del cavolo anni '80, che
quasi quasi a momenti li bombardavamo.
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Iran. E ora come portare la democrazia anche in Iran? Due alternative:
1) bombardarli, riunire i superstiti e poi farli votare: 2) tornare con
la macchina del tempo agli anni Cinquanta, quando loro volevano essere
democratici, e stavolta lasciarglielo fare.
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Dottrina Dudley. L'Europa ci impedisce di "ripulire la nostra terra dal
verminaio indigeno, selvaggio e crudele, impossibile a convertire ai
nostri usi civilizzati e cristiani". Siamo nel 1755 e il governatore
del Massachusetts, Joseph Dudley, ce l'ha tanto coi garantisti inglesi,
che vietano l'uccisione di indigeni nelle colonie, quanto coi
mangiarane francesi, che aiutano i selvaggi contro i coloni. Alla fine,
spazientito, istituisce una taglia sugli indiani: trenta sterline "per
ogni maschio sopra i quattordici anni". Cosi' si comincia a risolvere
il problema senza perder tempo ad aspettare l'Europa.
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La mafia non esiste. Pero' l'altro giorno uno degli arrestati
nell'operazione "Grande mandamento", a Palermo, ha fatto il nome di un
politico, tale "Toto'", che riceveva i mafiosi a casa sua nel capoluogo
siciliano.
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Il sovversivo. Sotto il fascismo era quel tale che, discretamente
sorvegliato dalla questura in tutto il resto dell'anno, veniva
bonariamente messo in guardina tutte le volte che il duce o il re o
qualche altra eccellenza visitava il paesino. Questo per evitare che il
poveraccio, ormai fuori controllo o semplicemente ubriaco, turbasse la
cerimonia con un "Viva l'anarchia!" o un "Matteotti!". Adesso succede
quando va ai convegni Berlusconi: acchiappano Ricca (quello del
"Rispetta la legge! Buffone!") e lo tengono discretamente da parte
finche' la visita di Sua Eccellenza e' terminata.
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Torture. In Italia ci sono state a Bolzaneto - se lo ricorda piu'
nessuno? - ma fra i politici non se ne parla: cerino acceso ai giudici,
che sono pagati per questo, e poi via al dibattito sulle torture in
Iraq-America (se di sinistra) o in Iraq-Saddam (se di destra). Non c'e'
neanche una legge contro le torture (non l'hanno voluta i leghisti, per
delicatezza verso Kappler) percio' ogni volta i giudici debbono usare
complicate metafore per dire che e' stato torturato qualcuno.
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Futilita'. Perche' il congresso Ds (dei Sdi, dei Marg, dei C, dei Fed,
dei Gad) in fin dei conti e' inutile e se ne poteva anche fare a meno? 1) Perche' qualunque cosa succeda siamo sempre obbligati a votare per
loro, visto che l'alternativa e' Berlusconi. 2) Perche' il programma di
governo in realta' ce ce lo costruiremo lungo la strada,
vedendo-facendo: chiederlo adesso a loro e' come chiedere a un vigile
urbano di Trapani l'orario dei pub di Londra, dove passeremo il fine
settimana. 3) Perche' i problemi che dovra' risolvere il governo di
centrosinistra (o qualunque altro governo fra due-tre anni) saranno
completamente diversi da quelli che s'immaginano ora. Per esempio: che
si fa, quando i marziani sbarcano a piazza San Pietro? (E questa e' una
delle eventualita' meno pazzesche: ma potrebbe anche succedere che
Linux scavalca Microsoft, che l'India ha piu' scienziati dell'America,
che fallisce il dollaro, che arrivano i panettoni cinesi...).
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Bertinotti sara' il Bossi di Prodi? D'Alema, poveretto, dovra' fare il
Fini? E chi fara' invece il callido Follini?
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All'asta fra Polo e centrosinistra, i radicali. Chi offre di piu' se li
prende. Come l'unica ragazza alla festa dei Commercialisti in Pensione,
che pero' risulto' essere - come da copione - una puttana.
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Giornalista ufficiale del congresso Ds? Diaco. E come faccio a
prenderli sul serio su tutte le altre cose?
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Fratelli d'Italia. Franco e Riccardo Bossi (rispettivamente fratello e
figlio di Umberto Bossi) sono stati assunti presso l'Europarlamento con
la qualifica di assistenti accreditati, a 12.750 euri al mese. Di
mestiere, Franco Bossi fa il venditore di autoricambi a Fagnano Olona e
Riccardo Bossi, che ha solo 23 anni, il fuoricorso. "Ma non erano
quelli che dicevano Roma ladrona?" commenta indignato un lettore.
Tranquillo: meglio cosi'. Vuol dire che in fondo sono italiani anche
loro.
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Il ministro: "Tu sottovaluti il terrorismo". Il giudice: "Contalo a un
altro, idiota. Io ho visto i miei fratelli ammazzati, mentre
combattevamo il terrorismo".
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Ansa. < Il deputato regionale Vladimiro Crisafulli, leader ennese dei
Ds, dopo il suo discorso nel congresso siciliano della Quercia, e'
sceso in platea e raggiungendo l'eurodeputato Claudio Fava, seduto in
prima fila, lo ha abbracciato. I due dirigenti, quasi sempre in opposti
schieramenti all'interno del partito in Sicilia, in piedi e rivolti
verso i delegati, hanno alzato il pugno, tra l'euforia dei diessini che
hanno salutato la pace ritrovata con un lungo applauso. Prima
dell'abbraccio Crisafulli, durante il suo intervento, aveva proposto a
Fava, europarlamentare ed ex segretario regionale della Quercia, "una
moratoria", alludendo ai contrasti e ai dissapori che raggiunsero il
culmine in occasione delle scorse europee. Crisafulli era finito al
centro della cronaca perche' coinvolto in un'indagine su una cosca
mafiosa ennese. La sua posizione e' stata archiviata. A riprova del
clima di serenita' raggiunto, Fava, prendendo la parola, s'e' "scusato
per i toni accesi" che avevano animato la vigilia del congresso >
* * *
Mah. Almeno potevano risparmiarsi i pugni chiusi. Di solito in questi
casi bastano e avanzano i baci.
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Petrolio a Cuba. Riserve per cento milioni di barili scoperti da una
compagnia canadese.
Povero Fidel. Gli mancava solo questa per essere bombardato.
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Cronaca. Roma. Agente di Scotland Yard derubato di portafogli e
distintivo da due zingarelle ai Fori Imperiali. Gli oggetti gli sono
stati restituiti pochi minuti dopo da due carabinieri che avevano
notato il colpo. Non e' stato reso noto se il funzionario si trovasse a
Roma da semplice turista o in missione per Sua Maesta'.
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Cronaca. Weimar. Dieci ragazzi "di buona famiglia" hanno dato fuoco con
molotov, lanciarazzi e bidoni di benzina a un piccolo campo di zingari
vicino Ercolano. Le vittime designate erano ventisette, fra cui sette
bambini. Il fuoco non si e' sviluppato subito perche', dopo che i tetti
erano stati cosparsi di benzina, la lanciarazzi non ha funzionato.
E' stato quindi necessario ricorrere alle molotov, il cui rumore ha
svegliato gli zingari che sono corsi fuori. "Volevamo solo divertirci"
hanno poi detto ai carabinieri i giovani fermati.
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Spot. "Noi stiamo con Falcone".
< Siamo un gruppo di ragazzi e di ragazze che lottano ogni giorno nella
propria quotidianita' per combattere la societa' della menzogna, della
paura, del pregiudizio, dei tanti silenzi.
Nasciamo da esperienze diverse e percorsi culturali diversi, ci
accomuna la giovane eta', il nostro rifiuto dei compromessi, la voglia
di cambiare il mondo in maniera possibile.
Ci ispiriamo alle idee e all"azione quotidiana di Giovanni Falcone e di
tutti quelle persone che si sono battute contro il regime mafioso, con
carattere e con determinazione.
Abbiamo a cuore il bene della nostra nazione e del mondo, senza avere
nel dna quel nazionalismo insulso e senza senso che accomuna molti
politici e partiti.
* * *
"Io sto con Falcone" era il titolo della manifestazione del 2004 in
memoria di Giovanni, Francesca e degli uomini della scorta uccisi dalla
mano della mafia. Noi eravamo li'. La nostra associazione nasce nel
settembre del 2004 per volonta' di parecchi ganzi giovani che dopo aver
messo a soqquadro le istituzioni scolastiche e non, lottando per
ripristinare legalita' e diritti tra gli studenti, decidono di
continuare a combattere i fenomeni di illegalita' e di mafia. Il nome
che abbiamo scelto, "Io sto con Falcone", ribadisce in maniera netta e
irrevocabile che noi siamo per la cultura della legalita', contro ogni
mafia.
Non siamo un'associazione politica o partitica, ma non collaboriamo con
chi scredita per tornaconto l'operato della magistratura, chi infanga o
strumentalizza gli uccisi dalla mafia.
Noi stiamo con Falcone, con Borsellino, con Impastato, con Dalla
Chiesa, con Caponetto, con Ilda Boccassini, con Piero Grasso, con
Libero Grassi, con tutti gli uomini e le donne che la mafia la
combattono e le negano il consenso. Crediamo che il futuro di questo
percorso e di questa lotta sia affidata a noi giovani, e che la nostra
voglia di cambiamento arrivera' ad abbattere il muro dell'omerta' e a
piegare i favoritismi. Non siamo illusi, rivolgiamo il nostro sguardo
ed il nostro operato ad un futuro che inizia da noi.

Bookmark: http://www.iostoconfalcone.it
Contatti: info@iostoconfalcone.it
________________________________________
alessandro.paganini@iol.it wrote:
< "LIBERO" e' diventato una galera. Navighiamo tra spazzatura, porno, e
inaccettabili restrizioni. Questa casella (attiva dal 93) e' stata
abbandonata in segno di protesta. Per gli amici: mi trovate su
cheapnet.it. Per gli spammers: vaffanculo. Per Infostrada/Wind: che
brutta fine avete fatto fare a ItaliaOnLine >
________________________________________
Un utente di Libero.it, dopo l'ennesima newsletter di Libero.it, wrote:
< La vostra newsletter e' penosa, e mi dispiace che siate obbligati a
farla. Il take su Melissa ("Diventa un attore anche tu") e' vergognoso.
Mescolare come fate nelle vostre news cazzi e lanterne, gossip
sull'attrice porno e solidarieta' per lo tsunami e' semplicemente da
Metropolis o da 1984: pastone per i prolet, stronzate per gli stronzi.
Quanto a "Libero che si fa in cinque per te", Libero da piu' di un anno
sta cercando di impormi per forza il suo accesso internet: se non lo
prendo, sono obbligato a scaricare la mia posta via browser, perdendo
il triplo del tempo. Se me l'aveste chiesto con le buone, magari
l'avrei anche preso in considerazione; ma cosi', potete stare freschi.
Se siete obbligati a imporre il vostro accesso per forza, vuol dire che
questo accesso, tecnicamente, non dev'essere dei migliori. E se non e'
un granche' il vostro accesso, figuriamoci il resto.
Conosco parecchia gente che ragiona cosi', che non si fida di
Wind-Libero per questi precisi motivi. Forse, vi conveniva essere meno
prepotenti e piu' professionali >
________________________________________
nocina.net@libero.it wrote:
< La poesia dedicata ai folli, comparsa sulla Catena n. 268 non e' di
Logan Clash, forse lui l'ha tradotta, sicuramente lui te l'ha spedita
ma per dovere di cronaca ritengo sia giusto dirvi che e' stata ideata
per una campagna pubblicitaria. E colgo l'occasione per esprimere la
mia ammirazione di linguista per la creativita' di coloro che lavorano
in questo campo >
________________________________________
Lia wrote:
< ...Ma il vero luogo dell'orrore e' Birkenau, questa vasta area quasi
vuota, dove nell'assoluto silenzio puoi sentire quasi fisicamente la
presenza di tutto il dolore, di tutta la sofferenza che quelle persone
hanno patito, e non riesci nemmeno a capacitarti di come sia stato
possibile che qualcuno lo abbia pensato, voluto, programmato...>
________________________________________
Tito wrote:
< Abbiamo imparato qualcosa dopo Auschwitz? No, i genocidi si sono
continuati a ripetere in Ruanda o a Srebeniza, le persecuzioni
politiche anche. Abbiamo imparato qualcosa dopo Auschwitz? Si, abbiamo
imparato ad usare le schede perforate Hollerith e i calcolatori, ad
Auschwitz le utilizzavamo per sapere quale Ebreo, medico, tra i 35 e i
40 anni gasare, oggi per capire quale italiano, medico, tra i 35 e i 40
anni guardera' retequattro >
________________________________________
Dibattito sul "giornale".
marco.carnazzo@fastwebnet.it wrote:
< Non entro in merito sulla versione cartacea: non sono mai riuscito a
leggere i giornali su carta :) (la carta la lascio solo ai libri). Anche
se l'idea, avanzata dal tuo lettore, di riprendere la newsletter e
stamparla (con opportuni cambiamenti grafici) mi sembra buona.
La Catena e' un ottimo punto di partenza. Ha tanti punti in suo favore:
- Arriva via mail, che considero il mezzo migliore per un giornale: un
sito web confonde e non si fa mai seguire per intero. E la grafica di
base e' quella del mio mailreader, cioe' quella che ho deciso io e non
altri.
- La lunghezza, sia del singolo articolo che della catena in toto: e'
perfetta, ne' troppo lunga ne' troppo corta. E' l'unica newsletter che
ricevo che riesco a leggere interamente.
- La grafica: ASCII puro, quindi leggero (niente fronzoli).
- La periodicita': ti da' il tempo di leggerla tutta e di non
dimenticarla. Non ti intasa la posta con troppe mail ma neanche passa
troppo tempo da una catena all'altra.
Cio' che manca alla Catena:
- Ovviamente altri giornalisti. Essendo fatta da una sola persona, non
e' esaustiva.
- Uno spazio piu' adeguato per i commenti dei lettori e per le foto.
Era ottimo ad esempio cio' che faceva Enzo Baldoni dall'Iraq: una
newsletter legata ad un blog.
- Un forum, una chat e/o una mailing list dei lettori [io preferisco la
terza, ma faccio parte della "vecchia scuola informatica" :) ]. Creare
intorno a un giornale una comunita' e' una gran bella cosa. In fondo la
funzione principale di Internet e' beccare ragazze. :D
- Una segnalazione di eventi (culturali ma anche di cazzeggio), purche'
sia "localizzato" (a me interessano quelli che si svolgono in Emilia
Romagna e in Sicilia; mi stanca ricevere anche quelle dalle altre
regioni).
- Degli approfondimenti: biografie, dossier, articoli piu' lunghi ecc.,
che da' fastidio ricevere via mail ma che ogni tanto si e' interessati
a leggere sul web. Ad esempio: metti che leggo nella newsletter un tuo
articolo su Ciancio... mi piacerebbe che in fondo all'articolo ci fosse
scritto:
Per leggere il dossier 'Ciancio, il Berlusconi siciliano':
http://blablabla2
- La possibilita' di personalizzare la newsletter: a me ad esempio
interessano gli articoli su antimafia, nonviolenza e Linux, non ho il
tempo di leggere quelli su antivivisezione, musica e cinema. Se li
ricevessi tutti mi stancherei di fare la cernita e non leggerei piu'
niente.
Considerazioni piu' generali:
- Mi piacerebbe che questo nuovo "giornale" sfruttasse cio' che gia'
esiste. Sai molto meglio di me che probabilmente tanti sarebbero pronti
a collaborare, ma nessuno sarebbe disposto a chiudere seduta stante il
proprio sito per confluire nel nuovo progetto. Ma ormai tecnologia e
standard (XML, RSS...) danno la possibilita' di condividere articoli
tra piu' siti e tra piu' media: sfruttiamo questa tecnologia:)
- Per la radio e i video online la banda larga non e' ancora cosi'
diffusa da ritenerli dei media validi (Arcoiris e' un'ottimo progetto,
ma e' inevitabilmente di nicchia).
Allo stato attuale penso sia piu' conveniente essere "ospitati" da
radio e/o tv gia' esistenti (come fa ad esempio Peace Reporter).
- Sul contenuto vero e proprio... beh... dipende da chi ci sta
dentro... Spero sia la voce del "movimento", in tutti i suoi aspetti,
dagli scout ai disobbedenti. Ma con toni leggibili anche dai "non
addetti ai lavori". Ma questa e' discrezione del singolo giornalista >
________________________________________
Libro di lettura (ad uso dei piccoli siciliani, e anche neri, marrocchini, africani, brasiliani e rumeni e di tutti gli altri Paesi).

< Oh fattorino in bicicletta
Ma dove vai con tanta fretta?
Corro a portare una lettera espresso
arrivata proprio adesso.
Oh fattorino corri dritto,
li' nell'espresso cosa c'e' scritto?
C'e' scritto mamma non stare in pena
se non ritorno per la cena;
in prigione mi hanno messo
perche' sui muri ho scritto col gesso... >
[gianni rodari]
* * *
< L'avvoltoio ando' dal fiume
ed il fiume disse no:
"avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Nella limpida corrente
ora scendon carpe e trote
non piu' i corpi dei soldati
che la fanno insanguinar". >
[italo calvino]
* * *
< "Ora prende" disse il vecchio
ad alta voce. "Voglia Dio che
prenda". Invece non prese. Se
ne ando' e il vecchio non senti'
piu' nulla. "Non puo' essersene
andato. Sta soltanto facendo
un giro. Forse ha gia' abboccato
una volta e se ne ricorda". Poi
senti' il lieve strappo alla lenza
e fu la felicita'. >
[ernest hemingway]

< Litigavano, urlavano, ad un certo
momento la ragazza si lancio' addosso
a uno dei giovani e cerco' di picchiarlo
a pugni e calci. Urlava e piangeva, ma il
giovane la colpi' con un pugno
al volto... La ragazza sbatte' contro
il muro e scivolo' in ginocchio, aveva
il labbro spaccato, tutto il volto pieno
di sangue, e quel giovane allora fuggi'.... >
[giuseppe fava, ultima violenza]

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