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Recensione di "Rapsodia in agosto" di Kurosawa

Un film che mostra la tragedia atomica dal punto di vista dei giapponesi, ma più in generale anche di un'umanità che è tutta vittima della guerra.
30 settembre 2005 - Massimiliano Pizzirani

Rapsodia in agosto è dedicato alla bomba atomica di Nagasaki, è il penultimo film di Kurosawa e probabilmente lui sarebbe stato d'accordo a definirlo il più importante. Il regista diceva che i suoi ultimi film cercano di parlare sommessamente all'uomo "il rispetto (dell'altro, della natura), la gentilezza, la comprensione reciproca, la riconoscenza, l'amicizia, l'umanità insomma, sono la cosa più importante per l'uomo. Se sono riuscito a comunicare questi sentimenti sono felice".
Kurasawa ha usato Richard Gere per quel film, credo più che altro a scopo pubblicitario per renderlo più appetibile per il mercato americano dal momento che lui non è di certo il protagonista della storia. Protagonisti sono i bambini che passano le vacanze con la nonna nelle campagne di Nagasaki e vengono in contatto col loro passato, la morte del nonno per la bomba avvenuta 45 anni prima, gli scheletri di ferro contorti della scuola dove lavorava ed è morto che rimangono a testimonianza di quel tempo, la nonna e i vecchi del luogo che hanno perso i capelli per via delle radiazioni... i genitori dei ragazzi sono l'esempio della generazione post bellica, tutta impegnata a fare soldi, a costruirsi una posizione sociale, una generazione che preferisce non guardare al passato perchè se ne vergogna e sa solo pensare al suo misero utile. Questa generazione è stata vittima del desiderio di rivalsa sugli americani, il lavoro e il denaro sono stati i suoi unici valori, certo è servito a creare un Giappone forte nell'economia, ma ha minato pesantemente la sanità della società.

Kurosawa vuole parlare ai giapponesi come agli americani, e anche al resto del mondo, per mostrare la storia dal punto di vista di chi quella storia l’ha vissuta e subita. Gli stranieri non hanno idea di cosa abbia significato la bomba atomica, non solo per la distruzione che ha portato ma per come ha poi pesantemente segnato la società giapponese in questi ultimi 60 anni.
I messaggi rivolti ai giapponesi da Kurosawa riguardano il loro passato. Nagasaki è stata ricostruita, e se non fosse per alcuni monumenti nessuno avrebbe idea di quello che c’è sotto la città nuova. Ai bambini la bomba viene raccontata come una favola, e i loro genitori in genere preferiscono non ricordare e pensare a tutti i piaceri e le opportunità che offre la vita moderna e la florida economia giapponese; gli unici che non possono dimenticare sono coloro che quell’esperienza l’hanno vissuta, che hanno avuto i loro morti, sono stati colpiti dalle radiazioni, e che poi hanno dovuto ricostruire un paese devastato. Ora quelle persone sono sempre meno, ai tempi del film erano passati 45 anni, ora sono già 60, tra non molto tempo saranno tutti morti, l’unica speranza è che il ricordo dell’accaduto venga trasmesso ai bambini.
Oggi il primo ministro Koizumi è un economista, ed è tanto amato proprio perché è riuscito a risollevare il paese dalla crisi economica di 15 anni fa, ed è stato rieletto proprio perché ha promesso nuove riforme economiche. La politica ai giapponesi non interessa minimamente, ancor meno che agli italiani o agli americani, l’unica cosa veramente importante è l’economia, poter avere i soldi per comprare tutto ciò che si vuole. Kurosawa critica duramente questa tendenza materialistica dei giapponesi moderni mostrandone tutta l’ipocrisia, tutta l’attenzione per non offendere gli altri allo scopo di ottenere un qualche vantaggio economico o sociale.
Il messaggio di Kurosawa agli americani è quello di mostrare loro quello che hanno fatto per fare in modo che non possano nascondersi. Quando i figli della vecchia protagonista la rimproverano per avere rivelato ai parenti d’oltreoceano che suo marito era morto sotto la bomba atomica perché “è imbarazzante per degli americani” lei risponde “che male c’è a dire la verità? Buttano la bomba atomica e poi si offendono se qualcuno glielo ricorda… che vogliano dimenticare è comprensibile, ma non facciano come se non fosse successo nulla.” E “hanno detto di aver gettato la bomba per fermare la guerra. Sono passati quasi 50 anni ma la bomba sta ancora facendo la sua guerra, e non passa giorno che non uccida ancora.”
Per tutto il mondo invece Kurosawa, dopo aver mostrato i monumenti e i resti della vecchia Nagasaki e le persone che sono sopravvissute a quell'orrore, lascia questo messaggio nelle parole della vecchia “è vero, io l’America l’ho odiata tantissimo, ma è stato tanto tempo fa. Sono passati 45 anni da quando è morto il nonno, e ora per l’America non sento più nulla, né in un senso né nell’altro, perché è tutta colpa della guerra, non c’è niente di peggio della guerra. E’ vero, sono morti centinaia di migliaia di giapponesi, ma sono morti anche tanti americani…”
Il film è dedicato ai più giovani, a quelli che verranno, affinché imparino a imparare, e comprendano che l'anima della nipponicità è nella semplicità, non nei formalismi, e che l'umanità sta nell'incontro con la diversità, non nello scontro della guerra o in legami puramente commerciali.
Le leggende celtiche sui primi popoli che colonizzarono l'Irlanda sono raccontate da Tuan Mc Carrol, un mitico bardo che sopravvive allo sterminio del suo popolo. Tuan dice di essersi salvato perchè "è necessario che sopravviva sempre qualcuno affinché la storia possa essere raccontata". La storia è forse solo il tentativo di fare in modo che non accada che anche l'ultima persona sopravvissuta muoia, che muoia cioè anche il suo ricordo.

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