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Perché portare a scuola la storia della pace

Per opporsi oggi alla guerra occorre sapere come in passato l’umanità ha lottato per la pace. Studenti e insegnanti possono diffondere, ricercare, pubblicare su Internet. Ecco come
29 agosto 2003 - Alessandro Marescotti
Fonte: Questo articolo è destinato alla rivista di Pax Christi "Mosaico di Pace", settembre 2003

Comincia la scuola. E’ un’occasione per educare alla pace, per formarsi come persone libere e indipendenti. Educare alla pace significa non solo di “insegnare” ma anche di “ricercare” in quanto molte conoscenze – utili ad un’organica cultura della pace - sono sommerse, disperse, tutte ancora o da conoscere o da organizzare. Gli insegnanti possono diventare gli ispiratori e i tutor di gruppi di ricerca. Gli studenti oggi hanno a disposizione – oltre alle biblioteche – anche Internet. Chi conosce l’inglese può prendere contatto con realtà stimolanti come la Peace History Commission , la Peace History Society o l’Hiroshima Peace Site .
Di fronte alla imponenti manifestazioni pacifiste il "New York Times" ha scritto che il movimento per la pace è l'unica “superpotenza” in grado di opporsi al dominio unipolare degli Stati Uniti e alla "guerra permanente e globale". C’è ora bisogno di un immenso impegno culturale per formare menti che siano in grado di riconoscere le trappole storiche della propaganda di guerra. E’ indispensabile che il movimento per la pace scopra le sue radici, così come hanno fatto altri movimento storici dotati di identità forti (ad esempio il movimento dei lavoratori o delle donne che hanno saputo ricostruire la propria storia). Oggi soggetto storico è tale se ha consapevolezza della sua storia. PeaceLink nel 1999 ha pubblicato su pagine web una “Storia della nonviolenza e dei diritti umani” che è stata recentemente arricchita, rielaborata e diffusa su file scaricabile da Internet . E’ necessario raccogliere esempi di storie alternativa alla guerra, a conferma che “un’altra storia è possibile”.
La rete telematica offre opportunità non ancora sfruttate appieno. Occorre socializzare in rete i propri “files” (testi in formato digitale) di educazione alla pace. Troppo forte è ancora il peso del “copyright”, con il risultato di recintare nei soli libri di carta molte conoscenze socializzabili anche in rete. Bellissimo è ad esempio il lavoro che in rete svolge Peppe Sini (nbawac@tin.it) - mediante la newsletter “La nonviolenza è in cammino” - per la diffusione di saggi sulla cultura della pace. Un luogo su Internet per pubblicare le proprie ricerche per la pace è la lista “educazione” di PeaceLink. Se invece si vuole consultare una biblioteca di risorse didattiche già pronte e ben strutturate è utile orientarsi sul sito del Vis http://www.volint.it/scuolevis/didattica.htm
Una bacheca di iniziative culturali aperte anche alla pace e all’intercultura (da leggere ma anche da aggiornare con proprie segnalazioni) è http://www.didaweb.net/informa/index.php
Il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani e la Tavola della Pace hanno lanciato un progetto per la realizzazione nelle scuole di percorsi educativi che recepiscano le indicazioni del Decennio delle Nazioni Unite per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i Bambini del mondo (2000-2010) e del Decennio delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti Umani (1995-2005). A questo proposito è stato siglato un apposito Protocollo d’Intesa fra il Ministero della pubblica Istruzione e il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.
Va infine ricordato che nell'anno accademico 2001-2002 presso l'Università di Pisa è stato attivato un corso di laurea in Scienze per la Pace. A Firenze è stato istituito di un corso per Operatori di Pace.
Sono buone premesse per l’anno scolastico 2003-2004.

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