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11 settembre 2001

Phil J. Berg e William Rodriguez: Bush ha mentito

Il libro contiene la denuncia giudiziaria dei maggiori fatti che rendono incredibile la versione ufficiale, piena di macroscopiche contraddizioni, sull' 11 settembre 2001.
2 giugno 2007 - Enrico Peyretti

Libri
BUSH HA COMPLOTTATO ?

Phil J. Berg e William Rodriguez, 11 settembre, Bush ha mentito. Il documentato atto d’accusa del guardiano delle Twin Towers, Editori Riuniti, Roma 2006, € 12,00

Questo libro, che si aggiunge a precedenti pesanti interrogativi, fa pensare. Non è altro che la denuncia giudiziaria, in 296 punti, scritta dall’avvocato Berg, a nome del suo cliente William Rodriguez, presentata alla Corte Distrettuale di Filadelfia sulla base del Rico (Racketeer Influenced and Corrupt Organization Act). Nel libro purtroppo non è indicata la data della denuncia, che però dal testo risulta successiva al settembre 2004 (cfr p. 44). L’accusa al Presidente Bush e ad altri componenti del suo governo è di «complotto e strage» contro il proprio paese. Mentre chi avanza dubbi sulla versione ufficiale è accusato di dietrologia e di complotto, Rodriguez e Berg rivolgono questa accusa a Bush. Il libro è arricchito di 259 note che si riferiscono con precisione ad una quantità di documenti reperibili. I capi d’accusa, riassunti al termine delle cento pagine del documento, sono 13, tra i quali: occultamento di reato; occultamento di tradimento; attività di racket; cospirazione nel commettere le violazioni Rico; risarcimenti vari, tra cui risarcimento per l’atto antiterrorismo, risarcimento per e da crimini contro l’umanità e per crimini di guerra.
William Rodriguez era il capo guardiano delle due torri. Per il suo comportamento nella tragedia fu insignito del titolo di eroe, ci informa Giulietto Chiesa nella prefazione (pp. 7-24). Rodriguez afferma di avere udito scoppi nel primo piano interrato della Torre Nord, in cui si trovava al momento, molto prima del crollo, e «qualche secondo prima» dell’impatto del primo aereo. Mentre accompagnava i pompieri lungo la scala A, dice, «sentivamo delle esplosioni che continuavano a verificarsi ai vari piani», poi, dal 33esimo piano, «una serie di esplosioni in rapida successione». Crollarono i piani dal 65esimo al 44esimo, ma il volo AA 11 aveva colpito la Torre molto più su del 65esimo piano. Cos’altro è avvenuto nella Torre Nord, prima e dopo l’impatto dell’aereo? Rodriguez accusa il rapporto ufficiale di essere «falso e incompleto» (da «Speciale 11 settembre», supplemento al dvd 9/11 in Plane Site).
La denuncia riassume, alla fine, i maggiori fatti che rendono incredibile la versione ufficiale, piena di macroscopiche contraddizioni. Gli aerei dirottati non sono stati intercettati, nel paese più difeso del mondo: perché? Perché è crollato l'Edificio 7, non colpito dagli aerei? Dove e perché è caduto il Volo 93? Come hanno potuto terroristi senza esperienza di volo guidare il grosso Boeing (del quale non si trovò traccia) proprio sul Pentagono, il luogo più protetto del pianeta? Come fu possibile che i presunti dirottatori fossero identificati immediatamente? Le macerie dei palazzi furono rimosse e seppellite oltreoceano, con una fretta che sconcerta gli esperti: questa non è forse distruzione di prove e ostruzione della giustizia? Molte delle prove di accusa dei dirottatori si basano su telefonate cellulari dall'aereo a terra, ma nel settembre 2001 la tecnica dei cellulari era molto difficile che permettesse telefonate a terra. Membri del governo lo stesso giorno dell'11 settembre dichiararono di avere prove evidenti che gli attentatori erano affiliati a al-Qaeda, ma sette mesi dopo il direttore dell'FBI dichiarò che dalle investigazioni in Afghanistan e altrove non risulta nemmeno un pezzo di carta che menzioni il piano dell'11 settembre. Solo un punto sembra certo: Bush ha mentito. L'accusa giudiziaria a Bush e soci afferma che essi avevano conoscenza a priori di quegli attacchi.
Da lettori, non possiamo dire di avere prove assolute del complotto governativo, ma, certamente, di avere dubbi assoluti sulla sua versione dei fatti.
Enrico Peyretti (7 novembre 2006)

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