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Dalla guerra agli eretici alla guerra agli oppositori politici

La repressione delle eresie: i catari

Uno degli ostacoli alla politica accentratrice della Chiesa di Innocenzo III fu il diffondersi dell'eresia càtara, la cui origine e la cui distruzione ad opera di una sanguinosa crociata sono sintetizzate nelle pagine seguenti degli storici italiani contemporanei Giovanni Tabacco e Grado Giovanni Merlo.
14 dicembre 2003 - Giovanni Tabacco e Grado Giovanni Merlo
Fonte: Da: G. Tabacco-G. G. Merlo, Medioevo. V-XV secolo, Il Mulino, Bologna, 1989

A partire dagli anni quaranta del secolo XII nella Germania renana, in Fiandra, nel Nord e nel Mezzogiorno di Francia, nell'Italia settentrionale e centrale sono via via individuati gruppi di maggiori o minori dimensioni e dalla fisionomia non ben definita, i cui membri si segnalano in generale per condurre una vita itinerante in povertà e «purezza» e per essere sorretti da un grande slancio ideale. (...)
Il catarismo si offrí come sistema alternativo a un altro sistema, quello cattolico-romano, per soddisfare «globalmente» aspirazioni religiose e inquietudini esistenziali individuali e collettive: aspirazioni e inquietudini che dilatavano la loro portata se inserite in processi di definizione di una identità culturale propria da parte di forze politiche e sociali e se ricercate in modo autonomo dall'inquadramento dell'apparato ecclesiastico egemonico. Il catarismo venne cosí proiettato in una dimensione antagonistica, ma inevitabilmente imitativa dell'istituzione contrapposta, e sempre piú condizionata dal quadro sociale: con pregnanza terminologica si è definita l'evoluzione istituzionale del catarismo come «aggregazione mimetica». Lo scontro non poteva che essere intensissimo ed impari, perché il radicamento e la diffusione delle chiese càtare furono tali da spaventare la cristianità raccolta attorno al papato, ma non tali da poter sostenere l'offensiva della cattolicità mobilitata dalla chiesa di Roma. Il pericolo càtaro fu avvertito con paure via via maggiori, ad accrescere le quali intervenne la delusione per gli esiti fallimentari della terza crociata. Varie voci lamentarono lo spreco di vite umane per raggiungere un obiettivo che appariva sempre piú lontano ed estraneo alla christianitas, mentre all'interno dei suoi confini cresceva a dismisura un nemico non meno pericoloso dei musulmani, la multitudo haereticorum [«moltitudine degli eretici»]. Quanto tempo doveva passare perché prendesse corpo la prima crociata non piú contro gli «infedeli», ma rivolta a combattere quanti, ritenuti «nemici del Cristo», se ne proclamavano invece «autentici discepoli»?
Già il concilio lateranense III del 1179 aveva esteso i benefici previsti per i crociati di Terra Santa a chi avesse impugnato le armi contro gli eretici della Francia sud-occidentale, gli «albigesi» cosí detti dalla città di Albi, centro di notevole presenza càtara. Nel 1208, dopo che il legato pontificio era stato assassinato mentre si recava in quelle regioni, Innocenzo III proclamò la crociata, militarmente iniziata l'anno successivo. Furono devastazioni e stragi – com'era ovvio prevedere in una guerra sia pur «santa» – e per piú decenni (fino al 1229) si creò una situazione di instabilità politica nel Mezzogiorno francese. Da quella decisione innocenziana la crociata interna alla cristianità divenne uno strumento ideologico ed operativo a cui i papi fecero ripetutamente ricorso per combattere non solo gli eretici, ma gli avversari politici: parallelamente all'estendersi degli ambiti di applicazione del concetto stesso di eresia. D'altra parte, mentre nella cristianità si moltiplicavano le sperimentazioni religiose, oltre che politico-sociali e socio-culturali, in direzione drammaticamente opposta l'organismo ecclesiastico si costruiva in modo sempre piú serrato e il papato assumeva responsabilità supreme in ogni forma di inquadramento, culturale, religioso e politico. La supremazia giurisdizionale della sede apostolica trovava nella lotta antiereticale, confortata dal braccio secolare dei «principi», ulteriori occasioni per costruirsi politicamente.

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