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    Heller

    20 marzo 2011

    [Dal quotidiano "Avvenire" del 3 settembre 2010 riprendiamo la seguente intervista di Andrea Galli ad Agnes Heller dal titolo "Agnes Heller, la bonta' come bellezza".

    Andrea Galli e' giornalista, collaboratore del quotidiano "Avvenire".

     

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    - Andrea Galli: Professoressa Heller, lei ha ricordato spesso, rifacendosi a Kierkegaard, il bisogno di compiere "una scelta esistenziale", una "scelta delle scelte tra il bene e il male". Aggiungendo pero' che si tratta di una scelta "storica", non "ontologica". Eppure ha dedicato molto pagine al carattere trans-culturale del bene... come si concilia tutto cio'?

    - Agnes Heller: Il punto di partenza della mia ricostruzione etica e' stato di tipo empirico. Ho semplicemente cercato di raccogliere e mettere in evidenza il comune messaggio nelle riflessioni etiche in filosofia, da Kierkegaard via Nietzsche fino a Foucault, e in letteratura da Ibsen a Proust a Beckett. Tutti costoro hanno presentato l'etica soprattutto come una scelta di se stessi e come il rimanere fedeli a questa opzione originaria, per diventare la persone che si e' scelto di essere. "Diventare cio' che sono" ha detto Nietzsche. "Il mio supremo dovere e' il dovere nei confronti di me stesso" dice la Nora di Ibsen in Casa di bambola. E' attraverso una scelta esistenziale che una persona puo' acquisire e diventare una personalita', intendendo questa come il suo destino. Nelle societa' tradizionali, dove i sistemi normativi erano relativamente fissi, non c'era bisogna di una simile scelta esistenziale. Ed e' per questo che l'ho definita un elemento "storico".

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    - Andrea Galli: Scegliere di subire l'ingiustizia, se necessario, piuttosto che commetterla. Lei si rifa' alla posizione di Socrate/Platone per definire l'idea di giustizia/bonta'. Se la bonta' comporta un tale svantaggio nella competizione della vita, da dove nasce secondo lei la sua attrattiva eterna?

    - Agnes Heller: Per riallacciarci a quanto dicevamo, lo scegliere noi stessi e il diventare cio' che siamo implica la pratica di certe virtu'. Ma non include di per se' relazioni morali con gli altri. La scelta morale riguarda innanzitutto la scelta di noi stessi come persone buone. In tal modo diventiamo coloro che abbiamo scelto di essere e in tal senso siamo "buoni". Ma come posso riconoscere cio' che e' buono? E' qui che faccio riferimento alle parole di Socrate per cui e' meglio soffrire l'ingiustizia che commetterla. Tuttavia non dico che questa frase sia vera. Anche il suo opposto potrebbe essere dimostrato tale. Nella mia visione, il detto di Socrate e' semplicemente la definizione di una persona buona. Buona e' la persona per cui il detto di Socrate e' vero e che agisce conformemente ad esso. Che il bene abbia un'attrattiva imperitura, che sia trans-culturale e' una benedizione, ma che non richiama ne' implica una spiegazione filosofica.

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    - Andrea Galli: Sempre sulla "scelta esistenziale". Quali sono le conseguenze morali per chi invece non la compie e preferisce una vita declinata giorno per giorno, mediando di volta in volta tra bonta' e profitto?

    - Agnes Heller: Quelli che rifiutano questa scelta semplicemente lasciano che gli altri scelgano per loro. La differenza e' tra autonomia ed eteronomia.

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    - Andrea Galli: Nel suo saggio "La bellezza della moralita'" lei collega la bellezza del bene alla sua visibilita'. Che bellezza attribuisce allora a quel bene ordinario e invisibile, che probabilmente non vedra' mai la luce?

    - Agnes Heller: Si', non c'e' dubbio che la bonta' sia spesso veramente invisibile. Col che intendo una invisibilita' pubblica. Per questa bonta' non ci sono persone a cui e' stata dedicata una statua. Ma come dice Kant la bonta' risplende come un gioiello ed e' vista persino nell'oscurita'. Le persone buone sono persone belle. Tutti noi lo sappiamo per esperienza e lo hanno sempre saputo gli artisti, i pittori: la bellezza risplende sul volto della persona buona. Quello che intendevo dire e' pero' che gli atti che hanno un tale contenuto morale e restano nel nascondimento, difficilmente possono essere descritti in termini di bellezza. Tali atti possono essere di suprema bonta', ma se nessuno sa di essi, se non sono contemplati, non possono essere chiamati belli. Ovviamente, se simili azioni buone clandestine sono descritte per esempio in un romanzo da un narratore onnisciente, il lettore le vede, le conosce, puo' trarre piacere da esse e puo' giudicarle belle. Solo, la bellezza presuppone un certo tipo di visibilita' o di conoscenza.

    Note:

    Agnes Heller, illustre filosofa ungherese, nata a Budapest nel 1929, sopravvissuta alla Shoah, allieva e collaboratrice di Lukacs, allontanata dall'Ungheria, ha poi insegnato in Australia e in America. In Italia e' particolarmente nota per la "teoria dei bisogni" su cui si ebbe nel nostro paese un notevole dibattito anche con riferimento ai movimenti degli anni '70. Su posizioni democratiche radicali, e' una interlocutrice preziosa anche laddove non se ne condividessero alcuni impianti ed esiti teorici. Dal sito della New school for social research di New York (www.newschool.edu) presso cui attualmente insegna traduciamo questa breve notizia biografica essenziale aggiornata al 2000: "Nata nel 1929 a Budapest. Sopravvissuta alla Shoah, in cui ha perso la maggior parte dei suoi familiari morti in diversi campi di concentramento. Allieva di Gyorgy Lukacs dal 1947 e successivamente professoressa associata nel suo dipartimento. Prima curatrice della 'Rivista ungherese di filosofia' nel dopoguerra (1955-'56). Destituita dai suoi incarichi accademici insieme con Lukacs per motivi politici dopo la rivoluzione ungherese. Trascorse molti anni ad insegnare in scuole secondarie e le fu proibita ogni pubblicazione. Nel 1968 protesto' contro l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, e subi' una nuova persecuzione politica e poliziesca. Nel 1973, sulla base di un provvedimento ad personam delle autorita' del partito, perse di nuovo tutti gli incarichi accademici. 'Disoccupata per motivi politici', tra il 1973 e il 1977 lavoro' come traduttrice. Nel 1977 emigro' in Australia. A partire dall'enorme cambiamento del 1989, attualmente trascorre parte dell'anno nella nativa Ungheria dove e' stata designata membro dell'Accademia ungherese delle scienze. Nel 1995 le sono stati conferiti il 'Szechenyi National Prize' in Ungheria e l''Hannah Arendt Prize' a Brema; ha ricevuto la laurea ad honorem dalla 'La Trobe University' di Melbourne nel 1996 e dall'Universita di Buenos Aires nel 1997". Da una scheda apparsa sul quotidiano "Il manifesto" nel 2008 riportiamo i seguenti dati: "Nata a Budapest nel 1929, espulsa una prima volta dal Partito comunista ungherese nel 1949, allieva e poi collaboratrice di Lukacs, dopo il '56 Agnes Heller venne destituita dai suoi incarichi accademici. Tra i principali animatori del gruppo che si raccolse attorno al filosofo ungherese negli ultimi anni della sua vita, dal 1963 al 1973 ha lavorato come ricercatrice presso l'Istituto di Sociologia della capitale ungherese. Nel 1973, colpevole di 'negare la qualita' rivoluzionaria vera e propria delle rivoluzioni socialiste', Agnes Heller perse di nuovo il lavoro e quattro anni dopo decise di trasferirsi in Australia, insegnando sociologia a Melbourne. Nel 1986 arrivo' a New York e oggi ricopre la cattedra intitolata a Hannah Arendt alla New School for Social Research. Dal 1989 insegna sia a New York che a Budapest. Tra i suoi numerosi libri, tradotti in molte lingue: Per una teoria marxista del valore (Editori Riuniti 1974), La Teoria dei bisogni in Marx (Feltrinelli 1974), Sociologia della vita quotidiana (Editori Riuniti 1975), L'uomo del Rinascimento (La Nuova Italia 1977), La filosofia radicale (Il saggiatore 1979). Le sue ultime opere sono dedicate all'estetica: The Concept of the Beautiful (1999); The Time is Out of Joint: Shakespeare as Philosopher of History (2000); Immortal Comedy: The Comic Phenomenon in Art, Literature, and Life (2005)". Dalla Wikipedia riportiamo la seguente bibliografia minima: "L'uomo del rinascimento (1963); Sociologia della vita quotidiana (1970); La teoria marxista della rivoluzione e la rivoluzione della vita quotidiana (1972); La teoria dei bisogni in Marx (1973); Struttura familiare e comunismo (1973); Per una teoria marxista del valore (1974); Il futuro dei rapporti tra i sessi (1974); Movimento radicale e utopia radicale (1974); L'irriducibile antagonismo dei bisogni (1977); Istinto e aggressivita'. Introduzione a un'antropologia sociale marxista (1978); Teoria dei sentimenti (1978); Le forme dell'uguaglianza (1978); L'ideale del lavoro dal punto di vista della vita quotidiana (1978); Morale e rivoluzione (1979); La filosofia radicale (1979); Il simposio di San Silvestro. Il principio d'amore (1981); Teoria della storia (1982); Il potere della vergogna (1983); Le condizioni della morale. La questione fondamentale della filosofia morale (1985); La condizione politica postmoderna (1988); Etica generale (1994); Filosofia morale (1997); Una teoria della modernita' (1999); La bellezza della persona buona (2009)". Piu in dettaglio tra le opere di Agnes Heller, nella sua vastissima ed articolata produzione, segnaliamo almeno: Per una teoria marxista del valore, Editori Riuniti, Roma 1974; La teoria dei bisogni in Marx, Feltrinelli, Milano 1974, 1978; Sociologia della vita quotidiana, Editori Riuniti, Roma 1975; L'uomo del Rinascimento, La Nuova Italia, Firenze 1977; La teoria, la prassi e i bisogni, Savelli, Roma 1978; Istinto e aggressivita'. Introduzione a un'antropologia sociale marxista, Feltrinelli, Milano 1978; (con Ferenc Feher), Le forme dell'uguaglianza, Edizioni aut aut, Milano 1978; Morale e rivoluzione, Savelli, Roma 1979; La filosofia radicale, il Saggiatore, Milano 1979; Per cambiare la vita, Editori Riuniti, Roma 1980; Teoria dei sentimenti, Editori Riuniti, Roma 1980, 1981; Teoria della storia, Editori Riuniti, Roma 1982; (con F. Feher, G. Markus), La dittatura sui bisogni. Analisi socio-politica della realta' est-europea, SugarCo, Milano 1982; (con Ferenc Feher), Ungheria 1956, Sugarco, Milano 1983; Il potere della vergogna. Saggi sulla razionalita', Editori Riuniti, Roma 1985; Le condizioni della morale, Editori Riuniti, Roma, 1985; (con Ferenc Feher), Apocalisse atomica. Il movimento antinucleare e il destino dell'Occidente, Milano 1985; Oltre la giustizia, Il Mulino, Bologna, 1990; (con Ferenc Feher), La condizione politica postmoderna, Marietti, Genova 1992; Etica generale, Il Mulino, Bologna 1994; Filosofia morale, Il Mulino, Bologna, 1997; Dove siamo a casa. Pisan Lectures 1993-1998, Angeli, Milano 1999. Tra le opere su Agnes Heller: Nino Molinu, Heller e Lukacs. Amicus Plato sed magis amica veritas: topica della moderna utopia, Montagnoli, Roma 1984; Giampiero Stabile, Soggetti e bisogni. Saggi su Agnes Heller e la teoria dei bisogni, La Nuova Italia, Firenze 1979; la rivista filosofica italiana "aut aut" ha spesso ospitato e discusso la riflessione della Heller; cfr. in particolare gli studi di Laura Boella. Un'ampia bibliografia essenziale sulla riflessione politica di Agnes Heller, curata da Brenda Biagiotti, e' in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 58]

    A 82 anni, Agnes Heller, oltre a essere un nome della filosofia contemporanea, e' anche una testimone del '900. Nata nel 1929 in Ungheria, ebrea scampata alla persecuzione antisemita durante la guerra, allieva e amica di Gyorgy Lukacs, poi voce del dissenso rispetto al sistema sovietico, allontanata dall'insegnamento, quindi esule all'estero insieme al marito, il filosofo Ferenc Feher, prima in Australia poi in America. La Heller arriva in Italia - Paese a cui e' legata fin dagli inizi della sua produzione, dal suo L'uomo del Rinascimento - per partecipare al Festival della Letteratura di Mantova, sabato 11 settembre. Dove interverra' su un tema a cui e' dedicata una sua raccolta di saggi pubblicata l'anno scorso dall'editrice Diabasis: La bellezza della persona buona.

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