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Storia e filosofia del pensiero ambientalista

Recensione del libro di Piergiacomo Pagano "filosofia ambientale"
10 marzo 2004 - Francesca Civile
Fonte: Recensione su "Naturalmente", anno 15, numero 4, dicembre 2002, p. 82-3

L'interessante e maneggevole testo di P. G. Pagano sulla filosofia ambientale, cioè su ciò che, nella storia del pensiero filosofico, è stato pensato e detto, implicitamente o esplicitamente, a proposito del rapporto dell'essere umano con l'ambiente che lo circonda, e in particolare con gli altri esseri che in questo ambiente convivono con esso, ricostruisce, con un linguaggio semplice e con una ricca bibliografia, gli aspetti più propriamente teoretici di una tematica oggi molto presente, ma perlopiù in forme un po' confuse e irriflesse, negli interessi, le curiosità e l'impegno di giovani e meno giovani, di scienziati e di semplici cittadini.
Con la sua trattazione sistematica, e utilizzando anche utili schemi e tabelle di riepilogo, il libro di Pagano ci consente di connettere i termini del problema "filosofia ambientale" con le sue connotazioni storiche.
Si parte dalla filosofia dell'antica Grecia, si sottolinea uno stacco netto, che coincide con la prima diffusione del Cristianesimo, e con l'ipotesi che l'uomo fosse, per volere divino, il padrone della natura; si arriva, attraverso controversie e scissioni anche all'interno del pensiero cristiano, e in generale delle filosofie, all'Illuminismo, che inizia ad elaborare teorie sempre più sofisticate sul tema del diritto e dei diritti. E qui le cose iniziano decisamente a complicarsi, introducendo nella problematica dominante dei "diritti dell'uomo" anche alcuni principi di difesa dell'ambiente e degli esseri viventi che, dal piano della astratta discussione filosofica, spesso si cominciano a tradurre in forme legislative di tutela (del paesaggio, di alcune specie animali, della natura in genere), specie nel contesto del Nordamerica e del Nord Europa, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento.
Ovviamente la maggior parte del libro (6 capitoli su 7) è dedicata a queste complicazioni e articolazioni p)ù recenti del pensiero ambientalista.
P. G. Pagano defInisce tali complicazioni "presa di coscienza ambientale".
Il primo oggetto di analisi e di critica è l'antropocentrismo di derivazione greca e cristiana, poi rafforzato dalla "filosofia" della rivoluzione industriale, per la quale anche le persone diventano potenziali strumenti del profitto. Tuttavia, anche all'interno di un antropocentrismo generico, l'Autore distingue un paio di posizioni: un "antropocentrismo forte" e uno "debole"; ovviamente la possibilità di interloquire con le filosofie ambientaliste è maggiore per il secondo.
Si avvia quindi il discorso sulle posizioni biocentriche, che Pagano suddivide in due linee fondamentali: un biocentrismo individualistico e uno olistico.
Le parole hanno un significato. "Biocentrismo" significa "centralità della vita", in qualsiasi forma essa si presenti.
"Biocentrismo individualistico" indica, dunque, quella corrente di pensiero secondo la quale ogni singolo essere vivente va tutelato:
a) in quanto essere vivente
b) in quanto capace di soffrire
c) in quanto capace di sensazioni.
Le posizioni dei gruppi "animalisti" si collocano in buona parte in questa linea.
"Biocentrismo olistico", invece, è quella posizione che considera la realtà naturale come un tutto, costituito, piuttosto che dalla somma dei singoli esseri viventi, dal sistema di relazioni che li connettono con l'ecosistema nel suo complesso, inclusi gli aspetti apparentemente più distanti dalla vita, intesa in senso antropocentrico. E' questo contesto che va tutelato nel suo complesso, anche, al limite, sacrificando singoli individui. (Si può pensare ai numerosi casi in cui misure di protezione di determinate specie, cervi o elefanti ad es., hanno avuto conseguenze potenzialmente distruttive per l'ambiente vegetale, e dunque per altre specie animali).
L'autore, pur tenendosi accuratamente lontano da prese di posizione eccessivamente personali e polemiche, dato che il suo obiettivo è, in primo luogo, produrre un chiarimento teorico, mostra tuttavia alcune inclinazioni della propria riflessione; ad esempio, insiste sulla differenza tra i concetti di "conservazione" dell' ambiente - che implica un intervento umano, sia pure di difesa della natura, e ha come sfondo una finalizzazione umana degli interventi, tesi a garantire l'uso, o anche il semplice godimento estetico della natura e di "preservazione", che sottintende la rinuncia a intervenire, sulla base di un rispetto totale, per l'equilibrio che la "natura selvaggia" si dà da sé sola. E' abbastanza chiara una sua propensione per quest'ultima posizione, anche se forse ci si potrebbe chiedere se esistano ancora situazioni di "natura selvaggia", assolutamente non condizionate dalla presenza e dall'attività umana in tutto il pianeta.
Infine l'autore introduce la categoria più nuova, e apparentemente per lui più convincente: l'ecologia profonda, con i suoi correlati concettuali e filosofici, dal bioregionalismo (consolidamento di un rapporto privilegiato di radicamento di ciascuno con il luogo specifico in cui vive), alla cultura dei cosiddetti. Indiani d'America, ad alcuni aspetti della nonviolenza gandhiana. L'ecologia profonda vuole essere una concezione complessiva dell'uomo e del suo rapporto col mondo, fondata sul pensiero di autori, soprattutto scandinavi, che insistono sulla necessità di una sorta di autoriforma morale di ciascun individuo, presupposto di una sorta di rifondazione di civiltà che include la natura,come gli uomini e tende alla "autorealizzazione di tutti gli esseri, umani e non umani" (p. 90); a questo proposito P. G. Pagano parla di una sorta di "egualitarismo biocentrico" come punto di arrivo della tensione etica che anima l'ecologia profonda. Egli sottolinea il fatto che questo sistema di valori abbia cominciato ad affacciarsi e ad esercitare un notevole fascino concettuale verso la fine degli anni '60, contemporaneamente al trionfo del consumismo e al contemporaneo risvegliarsi di atteggiamenti politici, sociali e culturali di allarme e di critica nei confronti del consumismo stesso e dei suoi possibili esiti. L'ecologia profonda respinge sia il versante trionfalistico del capitalismo sia le posizioni di sinistra che, comunque, all' epoca accettavano la centtalità della fabbrica e della città operaia come luogo della lotta di classe, e dunque anche del progresso possibile. Ma le interazioni con le problematiche storiche ed economiche dei decenni successivi non finiscono qui: la crisi petrolifera dei primi anni '70 conferma, nei fatti, alcune previsioni e avvertimenti già presenti in questo filone della riflessione ambientalista: la limitatezza delle risorse, l'eccessiva pressione demografica sul pianeta, l'insostenibilità -termine più recentemente diventato molto comune anche nel linguaggio dell' economia in senso sttetto- dello sviluppo come si è realizzato almeno dalla rivoluzione industriale in poi. Anche la revisione dei fattori puramente quantitativi sulla cui base veniva calcolata la ricchezza dei pàesi e dei gruppi sociali, il PIL punto e basta, negli ultimi anni al centro dell'attenzione, non solo da parte ambientalista, troverebbe le proprie radici teoriche -in particolare la rivalutazione dei fattori qualitativi e la ricerca di indicatori più sensibili del benessere rispetto al PIL- proprio nell'ambito della "deep Ecology", qualche decennio prima di conoscere l'attuale successo.
Anche a proposito della scienza la posizione dell' ecologia profonda è articolata: la conoscenza scientifica è apprezzata come potente strumento di conoscenza della realtà naturale, e quindi come percorso razionale verso un rapporto sempre più consapevole e ricco con l'ambiente; ma si diffida del versante della scienza come strumento di potere e di trasformazione della natura in funzione dei bisogni esclusivamente umani. Il capitolo conclusivo riepiloga le posizioni esaminate in precedenza e sottolinea la centralità del pensiero ambientalista rispetto ad alcune delle principali problematiche del mondo attuale, in particolare quelle connesse alla sostenibilità dello sviluppo -di quale sviluppo? a quali prezzi?- e ai vari aspetti della crisi ambientale che ormai, anche al di fuori dell' ambito strettamente ecologista, sono innegabili, e rischiano perfino di produrre reazioni di catastrofismo poco strutturato concettualmente, e abbastanza irrazionale.

Note:

FILOSOFIA AMBIENTALE
Piergiacomo Pagano
Mattioli 1885 Editore, 2002
Collana: Passaggi
pagine 115, costo: € 9
ISBN 88-86235-69-0

Per approfondimenti http://wds.bologna.enea.it/altro/pub-libro.htm

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