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Dossier PeaceLink 2007

Nuovo record: a Taranto il 90,3% della diossina nazionale

Il dato è stimato rispetto alle emissioni complessive stimate per la grande industria. All'Ilva il primato nazionale per PCDD (policlorodibenzo-p-diossine) e PCDF (policlorodibenzo-pfurani). Recentemente l'Espresso ha fatto scoppiare il “caso Taranto” a livello nazionale segnalando che a Taranto si concentrerebbe il 30% della diossina italiana. Tale notizia si basava sui dati europei del 2002 del Registro Eper (European Pollutant Emission Register). Si allega il Dossier integrale in formato PDF con la storia di una mamma il cui bambino è nato con una malformazione. La diossina, anche in dosi infinitesimali, provoca malformazioni.
3 maggio 2007 - Alessandro Marescotti

I nuovi dati disponibili sono sconvolgenti.
Un bambino con una malformazione. La diossina provoca malformazioni


PeaceLink ha svolto una ricerca per reperire dati più aggiornati. La ricerca è stata svolta sul database del Registro Ines delle emissioni inquinanti.

Il Registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) è integrato con il registro EPER e contiene informazioni su emissioni in aria ed acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio
nazionale.

I risultati non riducono ma accrescono la già grave situazione della città. Taranto infatti è passata dai 71,4 grammi del 2002 ai 93 grammi/anno di diossina del 2005, ultimo anno di cui si dispone di stime relative alla grande industria. Se a Taranto la diossina è aumentata, in Italia è invece diminuita
passando dai 222,5 grammi del 2002 ai 103 grammi/anno del 2005. Sulla base di tali dati assoluti si possono ricavare i dati percentuali: la diossina stimata a Taranto passa dal 32,1% al 90,3% del totale nazionale inventariato nel database INES. Il database Ines individua nell'Ilva la causa di un simile primato. Tale concentrazione abnorme si riferisce a sostanze pericolosissime come PCDD (policlorodibenzo-p-diossine) e PCDF (policlorodibenzo-p-furani), famiglia di diossine cancerogene e responsabili di malformazioni ai neonati.
Se i dati diffusi dall'Espresso hanno generato stupore, queste nuove informazioni fanno segnalare un livello di allarme straordinario. La città jonica registra ormai livelli di diossina da record.

L'Ilva di Taranto supererebbe di 93 volte il valore soglia di diossina che il Registro INES fissa in 1 grammo per lo stabilimento siderurgico.

Note:

Il dossier è firmato da Alessandro Marescotti e Giovanni Matichecchia, attivisti del nodo PeaceLink di Taranto

Allegati

  • Versione 1 del 3/5/07
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