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Zanotelli, appello per l'Africa



Non abbiamo bisogno di carità, ma di giustizia
di Alex Zanotelli
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Con la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che si
tiene in questi giorni a Johannesburg (Sudafrica), l'opinione pubblica è di
nuovo costretta a guardare alla drammatica realtà dell'Africa. Oggi il
continente nero è il più povero, il più marginalizzato, il più schiacciato
del pianeta.

Basti pensare che in campo economico l'Africa rappresenta solo 1% del
prodotto mondiale lordo. Eppure, è forse il continente più ricco di materie
prime. È forse questa la sua maledizione? È infatti attraversato da
conflitti e guerre senza fine.

Due esempi sono il Sudan e il Congo. In Sudan, si combatte una spaventosa
guerra civile che dura da oltre vent'anni e che ha fatto oltre di un milione
di morti. Il Sudan ha forse il più ricco giacimento di petrolio al mondo.

La guerra in Congo (oro, diamanti, coltan) dura da cinque anni ed ha già
fatto oltre de 2 milioni di morti. Una quindicina di nazioni vivono
spaventose situazioni di guerra. Risultato: oltre 10 milioni di rifugiati.
Tutto questo non fa altro che aggravare una situazione già aggravata. La
conseguenza è fame, miseria, malattia.

Oltre metà della popolazione africana (300 milioni) vive nella miseria più
nera, con meno di un dollaro al giorno. Questa situazione fa sì che tutte le
malattie ritornino con incredibile virulenza, dalla lebbra alla malaria,
dalla tubercolosi all'aids. Oggi la malaria uccide più dell'aids in Africa
(basterebbe un miliardo di dollari per eliminare annualmente gli effetti
negativi della malaria, e questo significherebbe un aumento di reddito dai
3-5 miliardi di dollari annui per l'Africa subsahariana). Più ancora, l'aids
sta facendo uno scempio di questo continente tormentata. Sono oltre 25
milioni gli ammalati di aids in Africa. Sui 34 milioni al mondo. In Kenya,
per esempio, ogni giorno, oltre 700 persone muoiono di aids. Sono
soprattutto donne e bambini a pagarne le spese (bisognerebbe parlare di più
di femminizzazione della povertà). Per il 2010 si prevedono oltre 18 milioni
di bambini orfani per l'aids.

Il disastro avviene sia per la povertà che per la non accessibilità ai
farmaci essenziali (è una vergogna che le case farmaceutiche non mettano a
prezzi accessibili ai poveri i farmaci essenziali per l'aids). Tutto questo
avviene mentre l'Africa deve pagare un debito che si aggira sui 250 miliardi
di dollari. Se l'Africa potesse spendere per la lotta alla fame e alla
malattia quello che paga in interessi sul debito, sarebbe già un'altra cosa.
(«È immorale che i poveri paghino il debito», diceva Julius Nyerere).

Questo senza negare un altra verità: la corruzione e il malgoverno in
Africa. «La corruzione ha raggiunto un livello suicida nelle nostra
società», affermano i vescovi del Camerun. «È diventata talmente parte della
nostra vita che chi la pratica non sente neanche il rimorso». A questo
riguardo, bisogna riconoscere che in generale le élite africane hanno
tradito la loro gente. Fra loro e le masse popolari, c'è un abisso
spaventoso. E i frutti della corruzione e il malgoverno sono i bambini
denutriti, le folle senza lavoro: è quanto ho potuto toccare con mano per
dodici anni vivendo dentro la drammatica realtà di Korogocho, una
baraccopoli di Nairobi. Per me, sono volti, persone amate, persone che mi
hanno voluto bene. Non sono statistiche. E non posso accettare di vedere
gente soffrire così.

Non posso accettare un mondo di serie A e uno di serie B, uno (minoritario)
che ha quasi tutto, e l'altro (maggioritario) che ha quasi nulla. Oggi
l'Italia, che fa parte di questo nord ricco ed opulento, può fare molto di
più per trovare una soluzione politica economica ai problemi. (Non abbiamo
bisogno di carità, ma di giustizia).

L'Italia deve rendersi conto, deve ammettere che quello che ha fatto per
l'Africa non è stato aiuto ma business (affari!). L'Italia ha fatto la
politica estera delle proprie ditte. Non ha mai avuto una politica estera
seria a favore di questo continente martoriato. Forse il ministero degli
esteri (non perché ora c'è Berlusconi) non può fare una politica a favore di
chi soffre, ma deve fare la politica economica dell'avanzante imperialismo
mondiale.

Abbiamo bisogno di una nuova legislazione che permetta alla società civile
italiana di impegnarsi con chi soffre. (Anche l'ultima legislazione promossa
dai Ds era una brutta copia della vecchia). La società civile organizzata
presente nel nostro paese potrebbe oggi esprimersi con un dicastero civile
sotto l'egida del presidente della repubblica, che prenda contatto diretto
non con i governi del Sud del mondo (corrotti!) ma con i soggetti nuovi
emergenti nei paesi impoveriti (cooperative, comunità di base, movimenti
popolari.). Questo permetterebbe all'Italia di ritornare ad essere un paese
con la vocazione geografica e morale di essere ponte fra la fortezza europea
e l'Africa. È il vecchio sogno di Dossetti e La Pira! È una vocazione
politica importante che l'Italia deve riscoprire in questo momento storico
gravissimo per l'Africa.