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legambiente:un miliardo di passeggeri in meno sui bus



dal manifesto di mercoledi 17 gennaio 2001

 Mamma, ho perso l'autobus
 Legambiente: in 10 anni un miliardo di passeggeri in meno sui mezzi pubblici 
 MA. GI. - ROMA 


 Male, molto male sul fronte dei trasporti. Maluccio o così così su tutto il
 resto. "Un paese in bilico": è il giudizio di Legambiente sul Belpaese
 dove, per usare le parole del presidente dell'associazione, Ermete
 Realacci, "le ombre sono molto più estese delle luci". La mobilità è però
 una vera débacle: "L'auto privata - spiega infatti il Rapporto - assorbe
 quasi l'80% di tutti gli spostamenti dei passeggeri, lasciando agli altri
 mezzi di trasporto le briciole: 6% treno, 4% aereo e nave e - nelle aree
 urbane - 11% a bus, tram e metro" confinati ormai ad un servizio di
 nicchia destinato alle fasce più povere della popolazione e ai turisti. Dal
 '90 al '98 i mezzi pubblici urbani - calcola Legambiente - hanno perso
 circa 1 miliardo di passeggeri.
 Questo in città, con tutte le conseguenze negative che il mezzo privato
 (65 auto ogni 100 abitanti) comporta sulla salute. Ma le cose non vanno
 meglio nel sistema di trasporto merci: dal 1970 ad oggi l'estensione
 della rete stradale è cresciuta di circa il 22%, quella autostradale del
 70%, mentre i chilometri di ferrovia sono addirittura diminuiti (da
 16.073 a 15.986).
 Coerentemente, il Rapporto Ambiente Italia 2001 registra
 peggioramenti anche in tema di energia e di emissioni dannose per il
 clima: "Il fallimento della Conferenza dell'Aja - si legge nel volume - ha
 evidenziato l'incapacità dei governi di mettere in campo politiche
 moderne e innovative per frenare l'effetto serra. Quanto all'Italia -
 aggiunge - le emissioni di Co2, il principale gas serra, dovrebbe
 diminuire del 6,5% entro il 2010 rispetto ai livelli del '90, e invece fino
 ad oggi sono addirittura cresciute di oltre il 6%, soprattutto a causa dei
 consumi energetici nel settore dei trasporti, aumentati del 18%".
 Alla presentazione del dossier, esposto da Duccio Bianchi, dell'Istituto
 Ambiente Italia, erano presenti i ministri dell'ambiente Willer Bordon,
 dell'industria Enrico Letta e delle politiche comunitarie Gianni Mattioli.
 Ma ecco, in sintesi, le "poche luci e le molte ombre" fotografate dal
 Rapporto, che evidenzia piccoli miglioramenti nel settore della raccolta
 differenziata dei rifiuti (dal niente di 10 anni fa si è arrivati
all'11,2% di
 oggi), dell'agricoltura biologica (4,9% della superficie complessiva),
 delle aree protette e dell'abusivismo edilizio.
 Mari. Nel '99 il 5,6% delle coste risultava "inibito" per inquinamento
 (era il 6,1% nel '98), ma in Campania i tratti vietati erano ancora il 20%
 della superficie costiera.
 Depuratori. Anche il sistema di depurazione dei centri urbani mostra
 segni di miglioramento, ma all'interno di un quadro preoccupante. Nel
 '99 il 72% degli abitanti dei capoluoghi di provincia risultava allacciato a
 un impianto di depurazione (era il 68% nel '97). I sistemi di
 depurazione mancano o coprono ancora solo una piccola parte di Milano,
 Firenze (15%), Palermo (29%).
 Smog e rumore. Il monitoraggio della qualità dell'aria nelle città rileva
 una diminuzione dei casi di superamento dei limiti - soprattutto per il
 monossido di carbonio - ma in molte città sono decisamente superati i
 valori-limite della direttiva europea per la media annuale di biossido di
 azoto. Per quanto concerne l'ozono solo per 39 provincie sono disponibili
 dati: in 5 di esse si supera il livello di allarme, in 32 il livello di
 attenzione. Preoccupano molto i nuovi veleni prodotti dal traffico:
 benzene, Ipa, Pm10. Tra l'80 e il 95% della popolazione è esposta a
 inquinamento acustico, superiore alla soglia stabilità.
 Suolo. Sul dissesto idrogeologico segnali di cambiamento potranno
 essere avvertibili solo sul medio-lungo periodo, ma le politiche adottate
 (manutenzione delle aree montane e forestali, liberazione delle aree di
 esondazione, rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, gestione urbanistica)
 non sono ancora all'altezza della gravità della situazione. In 50 anni
 sono stati 1500 i comuni alluvionati.
 Abusivismo. Nel '99 sono state ancora realizzate 33.571 abitazioni
 abusive, pari al 15% del totale costruito, secondo le stime di
 Legambiente e Cresme. Rispetto al '98 si registra una diminuzione delle
 costruzioni illegali sia in assoluto (-1,5%), sia rispetto alla produzione
 edilizia totale (-1%).
 Patrimonio faunistico. E' stimato in oltre 57 mila specie, di cui poco
 meno di 1300 vertebrati. Per alcune specie rilevanti - in primo luogo gli
 ungulati - le misure di tutela sono state efficaci. Ma nell'insieme delle
 494 principali entità faunistiche (relative ai vertebrati) ben 338 sono
 inserite nella liste rosse.
 Parchi e aree protette. Circa il 47% del territorio è sottoposto a vincolo
 paesaggistico, ma ciò avviene in presenza di un sistema di
 pianificazione territoriale e ambientale ancora lacunoso in importanti
 aree del paese. Positiva è invece la crescita del territorio destinato a
 parco, che copre circa l'8% del territorio nazionale. Nell'ultimo decennio
 sono state sottoposte a tutela e rese operative il 75% delle aree
 protette complessive. Oggi l'Italia può contare su 2.300.000 ettari di
 terra e 270 mila ettari di mare sotto tutela, divisi tra 20 parchi
 nazionali, 154 riserve naturali statali, 71 parchi naturali regionali, 171
 riserve naturali regionali e 94 altre aree protette.
 Energia e innovazione. La produzione energetica è ancora largamente
 basata sul consumo di combustibili fossili e, in particolare, di prodotti
 petroliferi che rappresentano più del 50% delle fonti energetiche. Nel
 '98 - e la tendenza si accentuerà per effetto della liberalizzazione del
 mercato elettrico - si è registrata una crescita sensibile della produzione
 elettrica da fonti rinnovabili (+1000 Gwh), in particolare biomasse e
 rifiuti (+50% sul '97) e da fonti eoliche (raddoppiata). Tuttavia -
 conclude il Rapporto - la produzione di elettricità da fonti rinnovabili
 rimane confinata a percentuali limitate (5,4%).