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Peacebuilding: un manuale formativo Caritas

Peacebuilding: un manuale formativo Caritas

Aggiornamento del "Manuale di formazione alla pace", pubblicato nel 2002 da Caritas Internationalis, traduzione in italiano a cura di Caritas diocesana di Roma - Servizio Educazione Pace e Mondialità (S.E.P.M.).

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Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Yugoslavia



Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Yugoslavia (ICTY) è stato costituito in base alla risoluzione n. 827 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Adottata il 25 maggio 1993, a fronte delle gravissime violazioni di diritto internazionale umanitario commesse nel territorio della ex-Yugoslavia dal 1991 in poi, come risposta alla minaccia alla pace e sicurezza internazionali. Si tratta, al pari del Tribunale speciale per il Rwanda, di un organo sussidiario del Consiglio di Sicurezza.
Il Tribunale ha sede all’Aja.

Le spese di bilancio dell’organo sono a carico dell’ONU (276.474.100 dollari per l’anno 2006-2007). Il personale impiegato è costituito da 1146 funzionari, di 79 nazionalità diverse (in base al dato censito nel sito web dell’ICTY alla data del 21 dicembre 2005).

icty logo Obiettivi del Tribunale sono: condannare le persone presumibilmente responsabili per le gravi e numerose violazioni di diritto internazionale umanitario, rendere giustizia alle vittime, impedire ulteriori crimini, contribuire il ristabilimento della pace attraverso la riconciliazione.
Il Tribunale è competente a giudicare le gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949, violazioni di leggi e costumi di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità compiute nel territorio della ex-Yugoslavia.

Soggetti passivi della giurisdizione penale del ICTY sono soltanto gli individui, e non le organizzazioni, i partiti politici, le entità amministrative e qualsiasi altro gruppo (considerato come soggetto di diritto).

Il Tribunale penale internazionale e i tribunali penali nazionali hanno una giurisdizione concorrente, anche se l’ICTY può asserire la propria primazia sulle giurisdizioni nazionali (durante la fase investigativa così come in qualsiasi momento del procedimento o processo) quando sia necessario nell’interesse della giustizia internazionale.

icty 2 Il Tribunale è composto da sedici giudici permanenti, eletti dall’Assemblea Generale dell'ONU, e al massimo di nove giudici ad litem i quali, viceversa, (scelti tra un pool di ventisette giudici) non sono rieleggibili. La loro carica dura tre anni. Attualmente i giudici ad litem sono otto. Un giudice ad litem può solo prestare il suo servizio nel Tribunale attenendosi, secondo le finalità della sua carica (stabilite dal Consiglio di Sicurezza), alle direttive del Presidente del Tribunale per la partecipazione ad uno o a più giudizi.
I giudici sono organizzati in tre camere di primo grado e una d’appello. Ciascuna sezione è costituita da tre giudici permanenti ed un massimo di sei giudici ad litem. Ogni sezione di primo grado è composta di una sezione mista di tre giudici (uno permanente e due ad litem, oppure due permanenti e uno ad litem).
La sezione d’appello è, invece, formata da sette giudici permanenti (di cui cinque appartenenti alla categoria dei giudici permanenti dell’ICTY e due facenti parte del Tribunale penale internazionale per il Rwanda). Ogni sentenza di appello è giudicata e decisa da cinque giudici.
Ogni sezione ha il compito di ascoltare i testimoni, esaminare gli elementi di fatto e di diritto adotti dalle parti, decidere sull’innocenza o la colpevolezza degli accusati ed emanare le sentenze.
In particolare i giudici permanenti hanno importanti funzioni statutorie: essi elaborano ed adottano gli strumenti legali regolanti il funzionamento dell’ICTY, così come le regole di procedura e di natura probatoria.

Il Presidente del Tribunale è attualmente l’italiano Fausto Pocar, il Vicepresidente è l'australiano Kevin Parker; i giudici della Presidenza sono: Patrick Lipton Robinson (jamaicano), Carmel A. Agius (maltese) e Alphonsus Martinus Maria Orie (olandese).
Il Presidente del Tribunale provvede ogni anno a presentare un rapporto al Consiglio di Sicurezza e all’Assemblea Generale.

Gli altri organi del Tribunale sono: l’Ufficio del Procuratore e la Cancelleria.
Il primo è formato dal Procuratore (Carla Del Ponte, svizzera) e dal personale necessario all’ufficio (esperti di polizia, di reati penali, analisti, avvocati e procuratori). L’ufficio agisce in autonomia e indipendenza (da qualsiasi eventuale indicazione presentata dal Consiglio di Sicurezza, governo, organizzazione internazionale, ecc.). Il Procuratore è nominato dal Consiglio di Sicurezza, su proposta del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Ha un mandato di quattro anni e può essere rieletto.
La Procura conduce l’attività investigativa (raccogliendo le prove, identificando i testimoni, riesumando le tombe comuni), prepara gli atti di accusa e presenta i procedimenti innanzi alla Camera competente.
La Cancelleria è responsabile del lavoro amministrativo e giudiziario del Tribunale (incluso il trasporto di documenti e traduzione degli atti del processo). La Cancelleria si occupa, inoltre, di amministrare il sistema di assistenza giudiziaria agli accusati indigenti, di garantire un programma di assistenza e protezione ai testimoni, interessandosi anche dell’unità di detenzione (delle Nazioni Unite). Provvede, altresì, a svolgere funzioni diplomatiche con gli Stati ed i suoi rappresentati ufficiali, ad informare i media e il pubblico. L’olandese Hans Holthuis è l’attuale cancelliere, la cui nomina è decisa dal Segretario delle Nazioni Unite, su consultazione del Presidente del Tribunale.

Il procedimento penale si apre con le indagini, a cura del Procuratore, il quale le inizia di sua iniziativa o in base alle indicazioni ricevute da individui, governi, organizzazioni internazionali, o.n.g.
Qualora il Procuratore ritenga vi siano sufficienti elementi di fatto e di diritto validi per l’incriminazione, redige l’atto di accusa e lo trasmette ad un giudice della Camera di prima istanza, il quale deve decidere se rigettare la domanda della Procura o confermare l’atto d’accusa. In quest’ultima ipotesi, la fase dibattimentale ha inizio soltanto alla presenza dell’accusato, al quale - dopo la lettura dell’atto di accusa - viene chiesto espressamente di dichiararsi colpevole o innocente.
Il processo è basato sull’utilizzo di entrambi i sistemi giuridici: quelli di civil law (usati dai paesi dell’Europa meridionale) e quelli di common law (utilizzati dai paesi anglossassoni). La differenza principale tra i due apparati giurisdizionali riguarda l’interpretazione della legge. Mentre, infatti, i giudici dei paesi che hanno un ordinamento giuridico di civil law, nell’applicazione della norma alla fattispecie concreta, prendono una decisione in base al diritto scritto (codici, testi unici, accordi, ecc.), i magistrati dei paesi di common law, nell’interpretazione della norma, si rifanno al principio giurisprudenziale dello stare decisis, vale a dire il principio in base al quale il precedente giurisprudenziale innova il diritto.

Le Regole di Procedura e Prova impiegate garantiscono che i procedimenti innanzi al Tribunale rispettino i principi internazionalmente riconosciuti per un giusto processo. A tal fine, un’importante tutela è quella che prevede a carico dell’ICTY le spese di difesa per gli indigenti, oltre al riconoscimento della presunzione d’innocenza dell’indagato, al diritto di essere sentito senza ingiustificato ritardo, al diritto di esaminare i testimoni della controparte e al diritto di presentare appello.
I provvedimenti procedurali adottati per la protezione dell’identità dei testimoni e per l’assistenza fornita prima, durante e dopo i procedimenti - attraverso la sezione delle vittime e dei testimoni (costituita all’interno della cancelleria) - assicurano che i testimoni possano testimoniare in libertà e sicurezza.

Dall’arresto e fino alla conclusione del processo l’accusato è trattenuto presso l’unità detentiva dell’ICTY (appositamente creata), che si trova all’Aja ed è diretta dall’ufficio di Cancelleria.
La massima pena detentiva è l’ergastolo.

Le sentenze sono eseguite in uno degli Stati che hanno firmato un accordo con l’ONU in base al quale si sono impegnate a ricevere le persone condannate dall’ICTY.
Sebbene il Tribunale per la ex-Yugoslavia eserciti indipendentemente le proprie funzioni giudiziarie, tuttavia necessita della cooperazione degli Stati per soddisfare pienamente il suo mandato. Infatti, la collaborazione degli Stati e degli altri organismi internazionali è vitale per la raccolta delle prove, così come per la detenzione e il trasferimento delle persone condannate. Gli Stati, inoltre, offrono un’indispensabile collaborazione nel dislocamento dei testimoni sensibili o nell’applicazione delle sentenze emesse dal Tribunale. In più, gli Stati possono contribuire con risorse finanziarie o personali attraverso il Fondo fiduciario del Tribunale.

icty 4 Sin dal suo inizio, l’ICTY è diventato un’istituzione giudiziaria pienamente operativa che emette sentenze e che stabilisce importanti procedimenti di diritto penale internazionale ed umanitario. Molte delle questioni legali giudicate dal Tribunale non sono mai state realmente decise o sottoposte all’attenzione di un giudice dai tempi dei processi di Norimberga e Tokyo.
Durante il periodo dal 1 agosto 2004 al 31 luglio 2005, in base a quanto riportato nel dodicesimo rapporto dell’ICTY all’ONU, le tre sezioni del Tribunale hanno portato avanti sei processi simultaneamente. Le Camere di prima istanza hanno esaminato 37 giudizi in merito, 5 casi di oltraggio alla Corte ed emesso tre sentenze. Inoltre sono stati valutati 4 rinvii, in fase di appello, alla giurisdizione nazionale, che interessano quattro accusati. La Camera di appello ha disposto di un numero record di appelli, comprendenti 21 domande interlocutorie, e cinque appelli di giudizio.

Il Procuratore ha presentato i suoi atti d’accusa nel dicembre 2004. Sette atti d’accusa sono stati presentati insieme e riguardano tredici indagati. In più, sei persone sono state indiziate per oltraggio alla Corte in quattro casi, e tre casi sono stati decisi. Durante il periodo in questione (agosto 2004-luglio 2005), ventiquattro persone si sono arrese o sono state arrestate o trasferite all’Aja e soltanto dieci sono ancora latitanti. Uno solo degli accusati (Miroslav Bralo) si è dichiarato colpevole. Il Procuratore ha presentato nove mozioni riguardanti diciotto indagati - tre dei quali sono ancora in libertà - che stanno cercando di ottenere il rinvio a giudizio nei propri paesi d’origine (Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia Montenegro, Repubblica Sepreska). Quattro casi in cui sono accusati otto persone sono stati decisi e deferiti alla (costituenda) Camera Speciale per i crimini di guerra (con sede in Bosnia Erzegovina). Un rinvio a giudizio non è stato accolto, un altro è pendente e il Procuratore ha ritirato la propria richiesta a giudizio in un caso che riguarda tre imputati.

Il mancato arresto di Radovan Karadzic e Ratko Mladic (Ante Gotovina è stato arrestato in Spagna nel dicembre 2005), appartenenti alla leadership serbo-bosniaca, continua ad essere una delle più importanti preoccupazioni della Procura, la quale prosegue, nell’esercizio delle sue funzioni, a lavorare in collaborazione con i paesi dell’area, per facilitare l’arresto e il trasferimento degli accusati e per la formazione delle giurisdizioni nazionali.
Nel periodo agosto 2004-luglio 2005, l’ufficio di cancelleria ha garantito il proseguimento di sei processi contemporaneamente. La cancelleria ha gestito, inoltre, il servizio di detenzione, il quale sta funzionando al massimo delle proprie capacità (con una media di 58 detenuti). Si ritiene, inoltre, che per 19 accusati scadrà la libertà precauzionale. L’ufficio di cancelleria continua a favorire l’implementazione di un piano di azione del Tribunale in relazione al suo mandato (la cui scadenza è prevista per il 2010).

icty 3 Particolare attenzione è stata riservata al massacro di Srebrenica, durante il quale, mentre all’incirca 25.000 musulmani bosniaci tra donne, bambini, anziani furono forzatamente trasferiti dall’enclave di Srebrenica, le forze serbo-bosniache decisero e programmarono un piano per eliminare tutti gli uomini bosniaco-musulmani. Tra il 13 ed il 19 luglio 1995 7000-8000 uomini furono sistematicamente assassinati in vere e proprie esecuzioni di massa. I pochi sopravvissuti riportarono gravi danni fisici e mentali. Per questo processo risultano essere stati finora condannate solo tre persone. Tra questi: Erdemovic (soldato dell’esercito serbo-bosniaco), condannato con sentenza definitiva a cinque anni di carcere, da scontare in Norvegia (detenzione terminata nel 2001), per l’uccisione di settanta persone. Altra sentenza definitiva è stata emessa dall’ICTY nei confronti di Krstic (leader, sostituto comandante delle forze serbo-bosniache), accusato di genocidio, omicidio (violazioni delle leggi e costumi di guerra), persecuzione e sterminio: è stato condannato a 35 anni di carcere, che sta scontando in Gran Bretagna. Infine, Obrenovic (capo dello stato maggiore e sostituto comandante della brigata Zvornik), accusato di persecuzione politica, razziale e religiosa, di crimini contro l’umanità, è stato condannato - con sentenza definitiva - a 17 anni di carcere, pena che sta eseguendo in Norvegia: uscirà nell’aprile del 2018. milosevic Per l’eccidio di Srebrenica è stato incriminato anche Slobodan Milosevic (Presidente della Repubblica Federale Yugoslava, comandante delle forze armate e presidente del consiglio supremo di difesa), accusato di genocidio, crimini contro l’umanità, gravi violazioni delle leggi ed usi di guerra e delle convenzioni di Ginevra. E’ stato arrestato il 1 aprile del 2001 a Belgrado (dalle autorità locali), e trasferito alla competenza del Tribunale il 29 giugno dello stesso anno. La sezione di appello, invece, sta decidendo sulla responsabilità penale di due imputati: Blagojevic (colonnello della prima Brigata Zvornik), arrestato il 1 luglio 2001, il cui giudizio di primo grado si è aperto il 14 maggio del 2003 e concluso il 17 maggio 2005 con una sentenza di primo grado a 18 anni di carcere. L’altro è Jokic (capo dell’ufficio tecnico della prima Brigata Zvornik), arrestato il 15 agosto 2001 e condannato a nove anni di carcere il 17 gennaio 2005. Sono inoltre in corso i giudizi sui casi: Popovic, Beara, Nikolic, Borovcanin, Pandurevic (accusati di genocidio, crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi e consuetudini di guerra); Tolimir, Miletic, Gvero, Perisic, (imputati di crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi ed usi di guerra); Trbic (indagato per crimini contro l’umanità).

Il 5 marzo 2006, all'Aja, si è suicidato l'ex presidente (serbo) della Krajina Milan Babic, una volta alleato di Milosevic. Era stato incriminato nel 2003 per crimini contro l'umanità, poi condannato (nel 2004) a 13 anni di carcere (che stava scontando in un posto segreto). Aveva deciso di collaborare(patteggiando la pena: nel 2004 si era dichiarato colpevole) e di svelare tutto riguardo i capi serbi.

L'8 marzo 2006, la Corte d’Appello ha ridotto da 27 a 20 anni di carcere la pena di Momir Nikolic, arrestato nell'aprile 2002, ritenendo che diversi errori erano stati commessi in prima istanza. Secondo i giudici, infatti, il ruolo dell’accusato nel massacro era stato doppiamente considerato: una prima volta per giustificare la gravità del crimini, una seconda per determinare le circostanze aggravanti. Inoltre, i giudici di prima istanza avrebbero accordato troppa attenzione a una dichiarazione della difesa, contenente un errore di traduzione, che lasciava pensare che Nikolic minimizzasse l'ampiezza del massacro.

L'11 marzo 2006 Slobodan Milosevic è stato trovato morto nella sua cella nel centro di detenzione ONU a Scheveningen. Erano 66 i capi di accusa contro di lui, per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Croazia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo fra il 1991 e il 1999. "La sua morte" ha dichiarato il procuratore Del Ponte "priva le vittime della giustizia di cui hanno bisogno e che meritano". Il 14 marzo, il processo contro Milosevic, dopo quattro anni, è stato formalmente chiuso.




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Per saperne di più visita i siti del

Tribunale Penale Internazionale per la ex-Yugoslavia
e del War Crimes Research Office dell'American University Washington College of Law


Allegati

  • Annual report ICTY 2004-2005 (407 Kb - Formato pdf)
    Il Rapporto del Tribunale speciale per la ex Yugoslavia presentato all'Assemblea Generale dell'ONU il 15 agosto 2005 per il periodo 1 agosto 2004-31 luglio 2005 
    (in inglese)
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