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Peacebuilding: un manuale formativo Caritas

Peacebuilding: un manuale formativo Caritas

Aggiornamento del "Manuale di formazione alla pace", pubblicato nel 2002 da Caritas Internationalis, traduzione in italiano a cura di Caritas diocesana di Roma - Servizio Educazione Pace e Mondialità (S.E.P.M.).

Ultime novita'



II Assemblea Generale dell'Episcopato Latinoamericano

(Medellín, Colombia 1968)

(dal documento ufficiale dell'Assemblea:
"Presencia de la Iglesia en la actual transformación de America Latina a la luz de Concilio Vaticano II",
approvato da Paolo VI il 24 ottobre 1968)

La concezione cristiana della pace. Il cristiano è un artigiano della pace! "

(§10) Tre punti caratterizzano infatti la concezione cristiana della pace.

a) La pace è innanzi tutto opera di giustizia. Essa presuppone ed esige l'instaurazione di un ordine giusto; in cui gli uomini possano realizzarsi come tali, in cui la loro dignità sia rispettata, le loro legittime aspirazioni soddisfatte, il loro accesso alla verità riconosciuto, la loro libertà personale garantita, Un ordine in cui gli uomini non siano oggetti, bensì agenti della loro storia. Da ciò deriva che ovunque esistono disuguaglianze tra uomini e nazioni si attenta alla pace.

La pace in America Latina non è perciò la semplice assenza di violenze e di spargimenti di sangue. L'oppressione esercitata dai gruppi di potere può dare l'impressione di mantenere la pace e l'ordine, ma in realtà costituisce soltanto "il germe perenne ed inevitabile di ribellioni e guerre".

La pace si ottiene soltanto creando un ordine nuovo che "comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini". In questo senso lo sviluppo integrale dell'uomo, il passaggio da condizioni meno umane a condizioni più umane è il nuovo nome della pace.

b) In secondo luogo, la pace è un'opera sempre rinnovata. La comunità umana si realizza nel tempo ed è soggetta ad un movimento che implica continui cambiamenti di strutture, trasformazioni di atteggiamenti, conversione di cuori.

La "tranquillità dell'ordine", secondo la definizione agostiniana della pace, non è quindi né passività né conformismo. Non è neppure qualcosa che si acquisisce una volta per tutte; è il risultato di uno sforzo continuo di adeguamento alle nuove circostanze, alle esigenze e alle sfide di una storia in evoluzione. Una pace statica ed apparente può aversi con l'impiego della forza; una pace autentica implica lotta, capacità inventiva, conquista permanente.

La pace non si trova, la si costruisce. Il cristiano è un artigiano della pace! Tale compito, data la situazione precedentemente illustrata, riveste nel nostro continente un carattere particolare; per questo il popolo di Dio dell'America latina, seguendo l'esempio di Cristo, dovrà affrontare con coraggio e valore l'egoismo, l'ingiustizia personale e collettiva.

c) Infine, la pace è frutto dell'amore, espressione di una reale fraternità tra gli uomini. Fraternità portata da Cristo, Principe della Pace, per riconciliare tutti gli uomini con il Padre. La solidarietà umana non può essere realizzata veramente se non in Cristo che dà la pace che il mondo non può dare. L'amore è l'anima della giustizia. Il cristiano che opera per la giustizia sociale deve sempre coltivare nel proprio cuore la pace e l'amore.

La pace con Dio è il fondamento ultimo della pace interiore e della pace sociale. Perciò, laddove non esiste tale pace sociale; laddove si trovano ingiustizie ed ineguaglianze sociali, politiche, economiche e culturali, si respinge il dono della pace del Signore, ma anche il Signore stesso.

... (§15) "La violenza non è né cristiana né evangelica". Il cristiano è pacifico e non ne arrossisce. Non è semplicemente pacifista perché sa combattere. Ma preferisce la pace alla guerra. Sa che "i cambiamenti bruschi o violenti delle strutture sarebbero fallaci di per se stessi e certamente non conformi alla dignità del popolo la quale richiede che le trasformazioni necessarie si attuino dall'interno cioè mediante una conveniente presa di coscienza, un'adeguata preparazione e quell'effettiva partecipazione di tutti che l'ignoranza e le condizioni di vita a volte subumane, impediscono sia assicurata". (Med. 10.15)


1. Cfr. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n 78
2. Cfr. Giovanni XXIII, Pacem in terris, n 167; Paolo VI Populorum progressio, n 76
3. Cfr. Paolo VI, Messaggio d'inizio anno, 1° genn. 1968
4. ibidem.
5. Cfr. Paolo VI, Populorum progressio, n 76
6. Cfr. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n 78
7. Cfr. Paolo Vi, Messaggio di Natale, 25 dicembre 1967
8. Cfr. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n 78
9. Cfr. Gv 14,27
10. Cfr. Mt 25, 31-46
11. Cfr. Paolo VI, Discorso nella messa del "giorno dello sviluppo", Bogotá (colombia), 23 agosto 1968; Discorso per l'apertura dela II Assemblea generale dell'Episcopato latinoamericano, Bogotá, 24 agosto 1968
12. Cfr. Paolo VI, Messaggio d'inizio anno, 1° genn. 1968
13. Cfr. Paolo VI, Discorso nella messa del "giorno dello sviluppo", Bogotá (colombia), 23 agosto 1968

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