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Peacebuilding: un manuale formativo Caritas

Peacebuilding: un manuale formativo Caritas

Aggiornamento del "Manuale di formazione alla pace", pubblicato nel 2002 da Caritas Internationalis, traduzione in italiano a cura di Caritas diocesana di Roma - Servizio Educazione Pace e Mondialità (S.E.P.M.).

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Conflitto e fame: cause e conseguenze

L’1 e 2 giugno scorso a Vienna il Congresso internazionale “Future without hunger”, organizzato da Caritas Austria cui ha partecipato anche Caritas Italiana.
15 giugno 2012

Nel mondo 1 milione di persone soffre la fame, ogni 12 secondi un bambino malnutrito muore. La fame nel mondo è uno scandalo, una tragedia globale, la negazione dei diritti umani fondamentali. E’ tempo di mettere fine a questo scandalo, alle sue cause sociali, economiche e politiche.

Caritas ha affrontato questa sfida, durante il congresso internazionale “Future without hunger” tenutosi a Vienna il 1 e 2 giugno 2012, organizzato da Caritas Austria, in collaborazione con Caritas Europa e Caritas Internationalis, a cui ha partecipato Caritas Italiana.

Partendo dal presupposto che il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale e quindi una questione etica e morale, 33 esperti del mondo accademico, della politica, dell’economia, della società civile provenienti da 19 paesi del mondo hanno discusso le cause della fame nel mondo e le possibili strategie per combatterla.

Dal 1992 il numero dei conflitti armati è più che raddoppiato. L'insicurezza alimentare può essere causa e conseguenza degli scontri, e l'accesso al cibo utilizzato come arma strategica. Nei paesi in conflitto c'è in media il 2/3% di produzione alimentare in meno. Secondo il Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano del 2011, nessun paese in conflitto ha raggiunto alcun risultato previsto dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, e secondo il Programma Alimentare Mondiale, 22 paesi in crisi civili protratte sono dipendenti dagli aiuti alimentari esterni.

Su queste tematiche si sono confrontati Ellen Messer, Professoressa alla Tufts University; Sai Sam Kham, Direttore del Metta Development Foundation e John Ashworth, Consigliere della Conferenza Episcopale del Sudan, durante il congresso internazionale “Future without hunger”.

L'insicurezza alimentare può essere causa di conflitto in modi diversi:
• lotta per il controllo delle risorse;
• scarsezza di risorse;
• abbondanza di risorse ma mal distribuite;
• percezione del divario alimentare, reale o solo percepito.

Durante un conflitto, la fame può essere utilizzata come un'arma. La popolazione per fuggire dagli scontri deve abbandonare i propri terreni lasciandoli incolti, rimanendo completamente sprovvista di beni alimentari e quindi rischiando la morte.
Per le popolazioni in fuga diventa estremamente complicato e rischioso procurarsi beni alimentari altrove a causa del pericolo di imbattersi in mine anti-uomo o cecchini.
Inoltre durante i conflitti, il mercato del cibo è manipolato, a causa della speculazione dei venditori che alzano e mantengono alti i prezzi dei beni alimentari, rendendoli inaccessibili alla maggior parte della popolazione.

L'accesso al cibo durante un conflitto rappresenta una risorsa fondamentale, da cui dipende la sopravvivenza di intere popolazioni.

In Sudan nelle montagne Nuba, la popolazione locale è ripetutamente attaccata dagli aerei bombardieri governativi. Le bombe colpiscono interi appezzamenti di terreno fertile, distruggendo le coltivazioni e terrorizzando la popolazione che preferisce quindi non coltivare per paura di essere colpiti dagli attacchi.
I governi e gli eserciti possono rifornire di generi alimentari soldati e mercenari poiché combattano per una delle fazioni in guerra.

Anche gli aiuti alimentari distribuiti dagli attori non governativi e dalle agenzie internazionali possono diventare un'arma di guerra. I governi infatti possono decidere di concedere alle ONG l'accesso ad alcune zone, in modo che la popolazione si concentri in un determinato territorio per avere accesso alle risorse alimentari. Il sovraffollamento che si crea, porta a ulteriori tensioni e conflitti e rende la popolazione più controllabile poiché concentrata in un punto preciso.
In queste situazioni le organizzazioni internazionali si trovano nella situazione di dover decidere se soccorrere le popolazioni che muoiono di fame o denunciare le irregolarità dei governi, rischiando di essere allontanati dalle situazioni di emergenza.

Molte ONG che lavorano in contesti di crisi non hanno la possibilità di confrontarsi con la popolazione locale e quindi non conoscono approfonditamente la situazione del paese. Così facendo rischiano di leggere in modo inappropriato le dinamiche dei conflitti locali e di sviluppare i propri piani di aiuto in maniera sbilanciata, favorendo una sola parte della popolazione.

Cosa possono fare le ONG?
E' necessario che le organizzazioni internazionali si concentrino su interventi che combattano congiuntamente la fame e le cause del conflitto, puntando anche al rafforzamento delle risorse della popolazione locale nel lungo periodo.

In situazioni di conflitto e insicurezza alimentare è necessario mettere in atto strategie per intervenire prima dello scoppio delle crisi, investendo nel settore agricolo, facendo lobby sui rappresentanti della politica e rafforzando le capacità delle istituzioni locali.

E' necessario intervenire per sradicare la fame nel mondo e quindi abbattere una delle principali cause e conseguenze di conflitto nel mondo.

Note:

Sito del congresso con discorsi integrali in lingua originale, e riferimenti dei partecipanti: http://www.zukunft-ohne-hunger.at/speaker/?lang=en

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