CRIS
Il viaggio di alcuni studenti di Padova dentro e fuori il Summit di Ginevra

WSIS?WE,INSIDE!

La prima esperienza ad un incontro di questo livello, i temi trattati, i risultati ottenuti, le prospettive aperte per il futuro e i legami con tante realtà visti con i nostri occhi.
18 dicembre 2003 - Elena Pavan & Roberto Comunian

Diario di bordo

Arriviamo sabato nel freddo di Ginevra con un treno stanco e senza un posto dove andare o una mappa da consultare. Finiamo in un ostello e decidiamo che sarà una sistemazione provvisoria fino a quando non potremo muoverci nello squot dove dovevamo essere ospitati fin da principio.
Una volta riunitici tutti la domenica ci si dirige al Palexpo, grandissimo centro di esposizioni varie fuori Ginevra, a fare la registrazione. L'autobus ti porta direttamente alla porta d'ingresso ma appena sceso ti senti spaesato e per registrarti cammini per un sacco di tempo tra i rumori degli ultimi preparativi e cavalli che girano con carrozze attaccate dietro -chissà poi il perché-.
L'atrio delle registrazioni è un po' vuoto, forse perché è ora di pranzo. Ci sono vari punti di registrazone, prima di tutto ci si divide tra i “pre-registarti” e i “non- annunciati”, poi per società civile, governi, media e business. Ti danno un badge elettronico con il tuo nome, la tua foto, una “borsa-WSIS” contenente: programma, libro di presentazione, invito alla cerimonia-aperitivo di apertura, blocco per appunti, penna, scheda prepagata per navigare wireless con la compagnia telefonica svizzera, mentine allo zinco per ridarti energia e scatola di cioccolatini WSIS (6), molto gustosi, ma decisamente troppo. Con il badge elettronico puoi anche viaggiare gratis in autobus, notevole risparmio….
Lunedì 9 il Summit apre i battenti un po' in anticipo, così possiamo esplorarlo bene senza la confusione dell'evento (ma ce n'era tanta comunque).
Il Palexpo è diviso in due parti. C'è un piano superiore, luogo in cui si svolgono conferenze in tante sale costruite tipo container, ma molto più lussuose; dove è ospitata la Plenary Room, luogo in cui i vari stakeholder si riuniscono tutti insieme, ma entrano da due porte diverse (governi e business insieme, noi dall'altra); dove c'è moquette ovunque; dove c'è un enorme media center dove solo gli accreditati stampa possono entrar; dove c'è un grande Cyber Café, con un numero non ben precisato di computer, alcuni attrezzati con software libero; dove c'è una fontana rettangolare dove non si possono fare i tuffi, sormontata da un mondo di latta intrecciata che gira e gira; dove ci sono bar e sushi bar; dove ci sono poltrone nere e comode e bagni diversi per la società civile e gli altri stakeholder.
C'è un piano inferiore, dove pullulano check points e soldati ONU che ti controllano ogni volta che passi da un piano all'altro. Bisogna depositare borse e cappotti perché vengano esaminati da rilevatori, bisogna passare sotto metal detector ed appoggiare il badge su un sistema di identificazione che fa comparire chi sei, che fai e tutti i tuoi dati sui computer dei soldati. Al piano inferiore ci sono anche sale conferenza più grandi delle room al piano superiore, ci sono brasserie e baretti costosi quanto Cartier ma, cosa più importante, c'è ICT4D, la piattaforma-esposizione nella quale tra mille stand sono mostrate tutte le diverse realtà di uso delle ICTs for development. Una passeggiata memorabile tra i paesi di tutto il mondo, tra i progetti, i suoni caratteristici dei paesi durante la quale raccogli circa 16-17 kg di materiale, se sei pigro.
Nei giorni del Summit, ma anche il 9, consultando il programma puoi andare in giro tra tutte queste room e seguire le conferenze più varie. Ci sono spazi dove si riuniscono le round tables, i cui input finiscono nella dichiarazione finale e nel plan of action, ma se ti avvicini ad una di quelle chiedendo gentilmente di assistere o ti ridono in faccia o ti misurano la febbre.
Per entrare nella Plenary Room serve un pass ulteriore, non tutti ce l'hanno, ma a volte non è strettamente necessario, se non è tanto affollata. Così, il 10 sera, momento in cui la Plenary doveva essere piena ma eravamo circa in 15, siamo riusciti ad entrare anche noi “comuni accreditati”.
Al di fuori di questi luoghi dove l'accesso è controllato, una volta dentro al Palexpo ci si arma di pazienza, si sopportano i check point, ma si va un po' dove si vuole, si seguono i propri interessi. Ci sono incontri che durano un paio d'ore, altri più lunghi, altri che durano tutto il giorno, ma che di solito si svolgono nelle sale al piano inferiore e sono “eventi paralleli” organizzati dalla società civile (il WFCR è uno di questi, per esempio).
Importante è che il Palexpo serve da meeting point: non solo per ritrovarci con il resto della società civile italiana a discutere di cosa faremo una volta usciti dalla prima tappa del Summit, ma per tutta la società civile, in particolare, per ritrovarsi e costruire una posizione comune, poi dichiarata nello statement finale che ha realizzato.
Forse il risultato più felice di questo Summit è stato proprio la possibilità di “sfruttarlo” per costruire una posizione comune da parte della società civile, per stabilire un punto di partenza comune e buono e da cui partire verso Tunisi e non solo.
Noi, personalmente, ci ritroviamo alla fontana, con molti altri membri della società civile italiana ma anche membri della delegazione governativa. Una prima volta mercoledì e una seconda venerdì. Sono momenti in cui ci si confronta, si pianifica e discute delle future occasioni per sviluppare progetti concreti, come il tavolo con il governo italiano che la società civile terrà per non arrivare a Tunisi come siamo arrivati a Ginevra.
Un'ultima cosa merita un accenno.
Non solo summit officiale però: la sera ci si immerge nel media-attivismo dove si riuniscono gli hackers, gli studenti, la società civile che non vuole stare solo dentro il WSIS ma che sa che si agisce da fuori.
Il luogo di ritrovo inizialmente è L'Usine Theatre, un palazzone di 5 piani, da fare tutti a piedi per arrivare in una stanza piccola con computer fissi e portatili ovuque, due-tre poltrone, tanta gente giovane e meno giovane che lavora riunita nel collettivo Geneva03. Si prepara un progetto di streaming in contemporanea in tutto il mondo, si prepara il Polymedia Lab, 2 giorni di conferenze, workshop, dimostrazioni pratiche e uso libero di ICTs per fare qualcosa di vero, di reale, non solo per enunciare buoni propositi ma per far vedere come si mettono in pratica.
La mattina del 10, quando Polymedia Lab deve partire in un capannone del MAMCO, museo d'arte contemporanea, subiamo uno sgombero forzato da parte della polizia. Non ci facciamo male, ma perdiamo un giorno intero e tante attività già programmate. Ci guadagnamo però un posto grande il doppio, bellissimo, con schermo enorme e pavimento di parquet, con tanto spazio per le macchine, i proiettori e con una cucina e un bancone da bar. Il Palladium, un'ex discoteca, diventa il luogo in cui passiamo tutte le serate e dove l'ultima sera mangiamo ad una cena enorme con almeno 100 persone e fatta di cose rubate dal supermercato dalla gente di Yo Mango (look at yomango.net, provocatori e ironici Robin Hood post-moderni)
Sottolineamo anche che la manifestazione che l'ultimo giorno del Summit che coinvolge alcuni di questi ragazzi e che ha come punto di arrivo il Palexpo è bloccata immediatamente dalla polizia.
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Uno sguardo da dentro

Numerosissime sono state le conferenze, gli workshop, le tavole rotonde, tenutesi durante i giorni del WSIS. Organizzate da ONG e associazioni (CRIS, CPSR, APC, Amnesty International, Takin’it global, AMARC), organismi internazionali (Unesco, UNDPI, WEMF, CONGO), imprese private (CCBI, Oracle, Alcatel), governi, hanno affrontato molteplici argomenti.
Alcuni fra i temi che abbiamo sentito come più presenti, fra la società civile, sono stati:
-diritti umani e ICT (in molteplici sfumature: minoranze, donne, diritti di comunicazione);
-e-democracy (possibilità dell’uso delle ICT per una democrazia più partecipativa);
-governance (in generale, della comunicazione e di Internet (questione Icann) in particolare);
-digital divide e accesso universale;
-libertà dei media, community media, media alternativi;
-diritti di proprietà intellettuale (IPR);
-sviluppo sostenibile;
-dialogo fra culture / diversità culturale;
-questione finanziamenti allo sviluppo ICT.
Per quel che riguarda il settore privato, invece:
Nonostante un'agenda di eventi abbastanza fitta, tra cui un pranzo con Kofi Annan, le conferenze pubbliche sono state solo due (più un paio di presenze qua e là)
I temi affrontati dal business, sono stati (escludendo cose penose come il riferimento a Gandi fatto da Ollila, CEO Nokia, nel discorso di apertura del Summit) e la presentazione delle best-practices, prevalentemente 3:
- la governance di Internet che dev'essere lasciata ad Icann e quindi al settore privato;
- costruzione di una framework adeguata per poter investire (liberalizzazione / regolamentazione)
- diritti di proprietà intellettuale, prerequisito per il mercato della comunicazione
- technological neutrality (tema su cui si è scelto il basso profilo pubblico e la lobbying diretta sui governi)

I risultati:
Sono stati elaborati ed adottati dal Summit (www.itu.int/wsis), come previsto, la
dichiarazione dei principi e il piano d’azione: http://www.itu.int/wsis/documents/doc_multi.asp?lang=en&id=1154|1155
La plenaria della Società civile (www.wsis-online.net) non si è riconosciuta in questi documenti, ed ha presentato una dichiarazione alternativa “Shaping Information for Human Needs”:
http://www.wsis-online.net/smsi/file-storage/download/wsis-cs-Dec1-08Dec2003-engl.htm?version_id=313554
Le principali differenze fra le due dichiarazioni sono:
-centralità dei diritti umani nella dichiarazione della SC (nel dichiarazione ufficiale si fa riferimento solo alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo –art.19 e soprattutto per l’opposizione di paesi come la Cina
-libertà di espressione,
-diritto a partecipare nelle “cose pubbliche”,
-diritto dei lavoratori,
-diritti delle popolazioni indigene,
-diritti delle donne,
-diritti dei bambini,
-diritti degli handicappati
-riconoscimento del ruolo delle comunità locali (nella dichiarazione SC);
-necessità di una riforma del regime di proprietà intellettuale (nella dichiarazione SC);
-importanza del ruolo dei media pubblici e comunitari (nella dichiarazione SC);
-partecipazione globale alla governance di Internet (nella dichiarazione SC);
-critica alla “information warfare” (nella dichiarazione SC).
Il settore privato (www.businessatwsis.net) ha invece appoggiato la dichiarazione finale uscita dal Summit, rimarcando solamente alcuni aspetti:
-protezione dei diritti di proprietà intellettuale;
-necessità di un sistema legale stabile e prevedibile;
-liberalizzazione dei mercati;
-neutralità tecnologica;
-costruzione di una framework che promuova concorrenza ed investimenti;
-nessuna necessità di regolare o modificare la governance di Internet (Icann).
Fra i temi più controversi, che verranno probabilmente ridiscussi a Tunisi (si e’ raggiunto un accordo di massima pochi giorni prima del Summit, ma la questione rimane aperta), sottolineiamo:
-finanziamenti (non c’e’ stato accordo sull’istituzione del digital solidarity found –per opposizione UE (in particolare Germania) e USA- ci si rifà ad una citazione come fondo “volontario”;
-governance di Internet (la proposta di passare ad un organismo ONU il controllo di Internet (attualmente in mano ad Icann: ossia grandi imprese e governo USA) ha trovato opposizione proprio nei diretti interessati (USA e business). Si è deciso per dar vita ad una taskforce che valuterà l’operato di Icann da qui a Tunisi).
-diritti di proprietà intellettuale (si è raggiunto un accordo escludendo dalla dichiarazione riferimenti a WIPO e TRIPS)
-riferimento ai diritti umani (opposizione di Cina: accordo su riferimento a dichiarazione universale dei diritti dell’uomo).

Note:

Se volete contattarci:
Elena: lymbus@liero.it
Roberto: comunian@inwind.it