Ilya Khrzhanovsky, 51 anni, regista russo, è un artista scomodo per tutti. Nel 2024 ha rinunciato alla cittadinanza russa per diventare tedesco, britannico e israeliano. Nel 2014 era tra i firmatari di una lettera a sostegno dell'Ucraina. Dall'invasione del 2022 ha condannato ripetutamente la guerra ed è stato tra i promotori dell'intervista di Volodymyr Zelensky ai giornalisti dell'opposizione russa. Sul suo profilo Instagram espone la bandiera ucraina. Il regime di Putin lo ha inserito nella lista degli "agenti stranieri". Collabora con Vladimir Sorokin, il più grande dissidente russo in esilio. Le sue opere, da "DAU" al progetto per il memoriale di Babij Jar, sono caratterizzate da un approccio estremo e immersivo che non risparmia le zone grigie della storia, incluso il ruolo dei collaborazionisti ucraini nell'Olocausto. Rivendica per l'arte il potere di spingersi dove l'esistenza ordinaria non può: "L'unico luogo protetto della nostra vita in cui possiamo andare molto lontano con le emozioni".