Italia: i porti a rischio

«Il passaggio del comando navale per l’Europa da Londra a Napoli e la costruzione di una terza base navale a Taranto sono solo due delle mosse del Pentagono per ridisegnare la presenza militare Usa nel mondo. Questa scelta riguarda direttamente l’Italia e il suo mare, il Mediterraneo, divenuto il luogo della minaccia concreta». Lo rivela Gregory Johnson, comandante delle truppe Nato in Europa e delle forze navali Usa nel vecchio continente. C’è di più. «Il governo italiano ha autorizzato un sito per sommergibili nucleari nel porto di Brindisi», documenta un’interrogazione parlamentare presentata dal verde Mauro Bulgarelli. Il presidente del Consiglio e i ministri della Difesa, Martino, e dell’Ambiente, Matteoli, dicono di non saperne nulla. Eppure, «secondo informazioni in nostro possesso», afferma il deputato, «sono in corso accordi tra la Marina Militare, il governo e l’Autorità portuale di Brindisi per la costruzione di un punto di attracco e rifornimento per sommergibili a propulsione e armamento atomico sulla banchina di Capobianco, nella zona industriale di Brindisi». Il dato sconcertante è che il sito dovrebbe sorgere accanto al previsto impianto della British Gas e a breve distanza da una centrale termica. Secondo indiscrezioni che arrivano dalla Commissione consultiva per il controllo delle armi (struttura strategica del Ministero della Difesa), “al punto di rifornimento sono interessate le flotte nucleari di Usa, Francia, Russia”. Dunque, è concreto il rischio di una emergenza nucleare in numerosi porti italiani (Augusta, Brindisi, Cagliari, Gaeta, La Spezia, La Maddalena, Livorno, Napoli, Taranto, Trieste, Venezia) dove attraccano navi e sommergibili nucleari anglo-americani. Lo denunciano il Comitato italiano contro il rischio nucleare e l’associazione PeaceLink: che al governo italiano e al Presidente della Repubblica chiedono di rendere pubblici i piani di emergenza dei sottomarini nucleari.