La posizione di Pechino su Taiwan

Taiwan non è riconosciuto ufficialmente dalla maggior parte della comunità internazionale come stato sovrano indipendente. Sebbene di fatto funzioni come una nazione democratica autonoma, la sua sovranità è strettamente limitata sul piano diplomatico globale.
La complessa realtà del suo riconoscimento si articola su più livelli.
Riconoscimento Diplomatico
  • Stati sovrani: a livello ufficiale, Taiwan è riconosciuto diplomaticamente da solo 12 Paesi. Tra questi figura la Santa Sede, mentre gli altri sono piccoli stati dell'America Latina, dei Caraibi e del Pacifico.
  • Mancato riconoscimento: le grandi potenze mondiali (inclusi Stati Uniti, membri dell'Unione Europea e l'Italia) non riconoscono ufficialmente Taiwan come stato indipendente, ma intrattengono con esso intensi rapporti commerciali, culturali e ufficiosi.


La politica della Cina su Taiwan si basa su un principio fondamentale chiamato “Una sola Cina” (“One China”). Secondo Pechino esiste una sola Cina e Taiwan ne fa parte integrante. La Repubblica Popolare Cinese considera quindi Taiwan non uno Stato indipendente, ma una provincia cinese separata di fatto dal 1949 a causa della guerra civile cinese.

Le origini storiche

La questione nasce alla fine della guerra civile cinese. Nel 1949 il Partito comunista guidato da Mao Zedong prese il controllo della Cina continentale e proclamò la Repubblica Popolare Cinese a Pechino. Il governo nazionalista del Kuomintang guidato da Chiang Kai-shek si rifugiò invece a Taiwan, continuando per anni a sostenere di essere il vero governo della Cina.

Da allora esistono due realtà politiche separate:

  • la Repubblica Popolare Cinese sulla terraferma;
  • Taiwan, ufficialmente chiamata Repubblica di Cina.

Con il tempo Taiwan si è trasformata in una democrazia multipartitica molto avanzata, con proprie istituzioni, esercito, moneta ed elezioni libere. Di fatto funziona come uno Stato indipendente, anche se molti Paesi non la riconoscono formalmente per non entrare in conflitto diplomatico con Pechino.

La posizione ufficiale di Pechino

La Cina sostiene che la riunificazione con Taiwan sia un obiettivo storico e nazionale irrinunciabile. La linea ufficiale afferma che la riunificazione dovrebbe avvenire preferibilmente in modo pacifico, attraverso integrazione economica e dialogo politico.

Per anni Pechino ha proposto a Taiwan il modello “un Paese, due sistemi”, lo stesso utilizzato per Hong Kong. In teoria Taiwan potrebbe mantenere un certo grado di autonomia pur entrando sotto la sovranità cinese.

L’uso della forza

La Cina non esclude l’uso della forza. Questo è uno degli aspetti più delicati della questione.

Pechino afferma che potrebbe intervenire militarmente in alcuni casi:

  • se Taiwan dichiarasse formalmente l’indipendenza;
  • se potenze straniere intervenissero militarmente;
  • se la prospettiva della riunificazione pacifica venisse definitivamente esclusa.

Per questo motivo la Cina compie frequentemente esercitazioni militari intorno all’isola e considera Taiwan una “linea rossa” nelle relazioni internazionali.

La posizione degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente il principio di “Una sola Cina”, ma allo stesso tempo mantengono relazioni molto strette con Taiwan e le forniscono armamenti per autodifesa.

Washington adotta da decenni una politica chiamata “ambiguità strategica”: non dichiara chiaramente se interverrebbe militarmente in caso di invasione cinese. Questa ambiguità serve teoricamente a scoraggiare sia un attacco cinese sia una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Taiwan.