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Testimonianza di Chiara Castellani per Luca Attanasio

"Luca Attanasio non è morto invano"

La dottoressa Chiara Castellani, medico missionario nella Repubblica democratica del Congo parla dell’ambasciatore Luca Attanasio di cui era amica
27 marzo 2021
Umberto Rondi

"Non voglio che le tre bambine di Luca crescano solo con le immagini di un Papà assassinato ma con la coscienza che il loro papà ha versato il suo sangue per un futuro di pace e di diritto a scuole e salute gratuite per i bimbi del Congo".

Luca Attanasio, ambasciatore italiano ucciso in Congo

Io vivevo nel Bandundu, Luca viveva a Kinshasa: lo vedevo una volta l'anno. Non voleva che lo chiamassi Sua Eccellenza ed era la persona più alla mano della Terra. L’ho conosciuto quando mi ha aiutato a spostarmi a Kinshasa, città dura e aggressiva, anche se raramente violenta. L'ho conosciuto nel profondo, però, solo quando é venuto in Diocesi, a Kenge, con sua moglie Zakia Seddiki, ai primi di aprile del 2019. Sensibilizzato dalla nostra situazione e dai nostri progetti sanitari e umanitari ci disse che avrebbe voluto venire anche prima ma i suoi impegni glielo avevano impedito. Trent’ anni che vivo Congo: era la prima volta che avevo visto un ambasciatore "scomodarsi" per venire nel Bandundu, una regione poverissima a vocazione agricola senza interessi strategici. Era oberato di lavoro "diplomatico" ma ha voluto aprire uno spazio nel suo calendario per visitare Kenge e sei centri. Luca é venuto a Kenge con due macchine: in una, lui e la moglie e un carabiniere; nell’altra il segretario della defunta cooperazione italiana, l'altro carabiniere e la guardia del corpo. Gli avevo organizzato un calendario fittissimo; sapendo che a Kenge non sarei riuscita ad alloggiare lui e la sua scorta, avevo avvisato le suore del convento di Lonzo che hanno stanze disponibili e l'acqua. Giù, perché qui nel Bandundu la disponibilità di una risorsa vitale come l’acqua che in Europa è data per scontata e abbonda, qui scarseggia ed anzi, la sua penuria rappresenta il problema più grave perchè manca quasi ovunque. Anche la luce elettrica è rara, in gran parte ci si arrangia con la luce del sole. Ma l'acqua è la vita stessa e io lo vedo proprio adesso che sta piovendo e abbiamo messo tutti i secchi fuori per raccoglierla come un tesoro. Ero già in strada verso l’università dove insegno ma la pioggia, dono di Dio, mi aveva bloccata. Da giorni non pioveva, non c'era più acqua e per questo che era impensabile ospitare l'ambasciatore, con la moglie, che era sempre con lui, qui a Kenge. Abbiamo allora pensato di alloggiarlo al convento di Lonzo. Siamo arrivati là all'alba, con il supervisore. Le suore erano refrattarie temendo che il luogo non fosse idoneo per la caratura dell’ospite e per le sue esigenze. Non conoscevano proprio la semplicità francescana di Luca! Erano rimaste con l’idea di gente altolocata da riverire con i classici ‘’Sua Eccellenza’’ etc; poi ci eravamo dette reciprocamente "tranquille, si accontenterà della nostra povertà". Fino all’arrivo di Luca, però, le suore erano visibilmente a disagio. Poi, com’era chiaro, tutto è filato liscio. In pochi minuti, Luca, con la sua simpatia travolgente e la sua umiltà innata, le aveva persuase che non avrebbe avuto assolutamente alcun problema. Anzi, quella situazione così semplice lo metteva a suo agio. Anche i carabinieri della scorta, fra cui Vittorio, il povero Vittorio Iacovacci rimasto anche lui ucciso nel brutale triplice omicidio -avevano immediatamente familiarizzato con tutti noi. Abbiamo, allora visitato insieme il centro di salute e il reparto maternità. C’era un bambino con il tetano neonatale che stava morendo. Luca era veramente affranto constatando soprattutto che non potevo fare nulla per salvarlo; il tetano neonatale, infatti non perdona. Come me, ha trascorso la notte nel convento e al mattino, alle 5, era in Chiesa per le lodi; io sono arrivata solo alle 6 per la santa messa. La moglie, Zakia  è islamica ma pregavano assieme e dicevano "é lo stesso Dio".

Dopo la visita a Kenge, l'ambasciatore é venuto a visitare il progetto Dream dove curiamo i malati di Aids insieme alla Comunità di Sant'Egidio, che ci ha aiutato e vuole continuare a sostenerci: per costruire un centro Dream anche a Buzala, un villaggio che si trova alla periferia  della città Bandundu. Anche là, mancano solo il tetto e i letti. A Saint Esprit mancano ancora non solo il tetto ma porte e finestre. Tutto, purtroppo, si è bloccato a causa del Covid.  La maternità Saint Esprit è solo la necessità più impellente ma anche a Dream Kenge non abbiamo una maternità. L'ospedale sta costruendo la neonatologia mentre la pediatria è troppo stretta: due malati per letto senza alcun distanziamento fra un letto e un altro

Luca, sì, amava molto documentare, era scrupoloso, faceva fotografie, prendeva note e appunti, era un idealista e un pragmatico, rara combinazione, e per riuscirci aveva bisogno di essere preciso, puntuale tempestivo. Luca era contento ed integerrimo, ed era rimasto innocente come un bambino ma serio e responsabile fino all'estremo, era una persona incorruttibile, come un cristiano autentico  a persone come lui è dedicato il passo del discorso della montagna: ‘’Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli del Signore’’. Luca era dalla nostra parte, cioè dalla parte di chi crede che non ci può essere pace senza giustizia: documentava, fotografava, denunciava. Ci teneva molto. A Lonzo, per esempio, aveva voluto filmare e intervistare, suor Antonietta, la sola suora italiana rimasta, responsabile del dispensario maternità di Lonzo, e me. Luca, ripeto, amava moltissimo documentarsi, e lo faceva con zelo e passione, per avere un quadro e una memoria dettagliati della situazione e poter essere, poi, più di aiuto; anche per questo aveva preparato delle domande precise; ne ricordo alcune: ‘Perché siete venute in Congo? Perché, nonostante i disagi, la povertà e i rischi, avete voluto restare?’ Sorprendentemente ma non troppo, sia suor Antonietta che io avevamo risposto all’unisono: ‘Perché, Luca, eravamo e saremo sempre innamorate della gente congolese che malgrado la sua povertà sorride sempre e ha sempre voglia di cantare’. Sorrise anche lui, Luca, contento di queste risposte, delle nostre convinte e rasseneranti parole. Diceva che quei filmati lo avrebbero aiutato a trovare fondi pubblici e privati per sostenere i missionari e il personale sanitario: "i soli, qui in Congo, veramente vicini alla gente senza altri interessi che aiutare a far crescere e star bene la popolazione, a creare sviluppo". Generosamente, ci disse "voi soli lavorate veramente per promuovere la gente’’.

Un amore totalmente ricambiato, del resto. Tutti i missionari, tutti noi, lo ricordiamo con grandissima stima e con tanto amore e gratitudine. Io ho viaggiato con lui. Il Bdom Kenge gestisce ventisette strutture di cui cinque proprio a Kenge Le abbiamo visitate tutte e cinque assieme al Vescovo; lì operano anche i nostri infermieri, ormai maturi, ritornati a scuola all'ITM (Istituto tecnico medico): infermieri ormai di una certa età il cui diploma non è riconosciuto né in Congo dove l'hanno ottenuto né all'estero, studiano appunto all'ITM per non trovarsi a 50anni senza titolo valido né posto di lavoro. Le suore erano riuscite a porre le iniziali fondamenta: grazie al supporto di Luca siamo arrivati a costruir la struttura, e fino al tetto, l’unica parte che manca. Già abbiamo il materiale, che ci è stato spedito da Kinshasa, ma chi pagherà, ora, gli operai? Questo attualmente è un problema per noi. Poi finestre, porte, letti, materassi uno per ogni mamma.

Luca si è commosso durante la visita. E con sua moglie e l’Ong da lei stessa fondata ‘’Mama Sofia’’ (www.mamasofia.org) ci hanno aiutato, ma non abbiamo, appunto, ancora potuto concludere i lavori che desideriamo portare a termine anche nel suo nome. Voglio ricordare con quali parole il diplomatico Attanasio, aveva ricevuto lo scorso ottobre il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020 "per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli” e “per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari distinguendosi per l'altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà". A noi Luca, tra l’altro, ci aveva ci ha dato i soldi per il trasporto e la  distribuzione dei duecentottanta pannelli solari regalatici dall’Enel mancavano fondi per trasportarli mentre mancano tuttora per batterie etc. dei pannelli stessi.  L’ultima occasione di incontro con Luca si è verificata il 7 giugno 2020 quando mi aveva potuto aggregare ad un volo umanitario per  andare a curare mia madre malata. Mi aveva detto dietro la mascherina "vorrei abbracciarti ma il Covid me lo impedisce porta un abbraccio da parte mia alla tua Mamma".

Quando Luca è mancato, suor Wiwine ha detto: "Finiremo la maternità con le nostre forze e la chiameremo ‘’La rêve de Luca’’ (“il sogno di Luca)".

Vogliamo portare a termine tutto ciò che lui sognava per noi. Lo dobbiamo alla sua memoria. Perché le sue bambine adesso troppo piccole abbiano immagini del bene fatto dal loro papà: immagini reali, concrete: una maternità ben costruita che da adulte potranno visitare e sentire propria leggendo sulla porta appunto "il sogno di Luca" (“la Rêve de Luc”).

Non voglio che le tre bambine di Luca crescano solo con le immagini di un Papa assassinato ma con la coscienza che il loro papa ha versato il suo sangue per un futuro di pace e di diritto a scuole e salute gratuite per tutti i bimbi del Congo. No, Luca non é morto invano. Ha seminato amore, progetti, aiuti, idee e un modo di vivere e di guardare il mondo che si slanceranno fecondamente nel tempo La sua morte chiede che si faccia finalmente giustizia dei cinque milioni di morti in venti anni nell'Est del Congo. Proprio no, non è morto invano. Per questo dobbiamo investire su una solidarietà che sia anche giustizia distributiva. Il progetto del tetto della maternità Saint-Esprit di Kenge a cui Luca teneva molto e che sostenne, è solo un esempio. Lo chiameremo proprio ‘’il sogno di Luca’’, ma aiuteremo nel suo ricordo anche le ostetriche del reparto a studiare. Per onorare la sua memoria, renderla fertile e feconda dobbiamo investire su una solidarietà che sia anche giustizia distributiva. Il progetto del tetto della maternità Saint-Esprit di Kenge é solo un esempio, ma aiuteremo anche le loro ostetriche a studiare. L'ambasciatore non era davvero certo solo attivo per le varie questioni Italia-Repubblica Democratica del Congo. Si spendeva al massimo per aiutare tante situazioni disastrate che aiutava a far rinascere, sentendole tutte come una ragione di vita. Se aiutiamo lo sviluppo avremo la pace. In Congo serve giustizia distributiva scuola gratuita salute per tutti. L’istruzione in Congo, infatti, attualmente non è per tutti ma solo, o quasi, per i ricchi. Stessa situazione per la salute. La sua morte ha aperto uno squarcio duraturo nell’oblio e nell’indifferenza su questa zona dimenticata del mondo e ha permesso di ricordare a molti mass-media internazionali i cinque milioni di morti congolesi anonimi di una guerra decennale con tutto il marcio criminale dei traffici di minerali preziosi in cambio di fucili kalaschnikov. Quando le tre bambine saranno abbastanza grandi per capire voglio che sappiano che loro padre era un giusto il cui sangue versato seminerà più integrità, verità e solidarietà in Congo.

Ma quando è venuto a trovarci Luca all ISTM Kenge era un momento di pace e avevamo quasi mille studenti Il Bandundu non è una regione strategica quindi i rischi sono piuttosto bassi. Anche per me di fronte alle sue bambine vedo che per fargli giustizia occorre far loro vedere il bene che lui ha fatto e che attraverso di noi continuerà a fare dopo aver versato il suo sangue in questa terra martoriata. Chiedendo giustizia, non più violenza: ma pace e sviluppo, scuole e maternità per i più poveri. Il Bandundu é poverissimo: niente coltan né oro né diamanti, solo lavoro agricolo su una terra arida e sabbiosa. Occorre uscire "uscire dal letargo" di tante situazioni, il sangue di Luca versato nell'Est del Congo reclama non vendetta (lui non la vuole!) ma giustizia per sei milioni di morti nel silenzio complice dei media ‘’Per amore della giustizia non tacerò’’ è una frase biblica che Luca aveva fatto sua. L'Arcivescovo di Milano ha ricordato di aver ricevuto la testimonianza dei nostri missionari, della gente che aveva visto in Congo “che sentivano in lui un alleato”. Tutti i missionari hanno parlato bene di lui e non solo perché pregava. La fede senza le opere è morta; senza giustizia e amore è inutile e ipocrita.  Don Maurizio Canclini ha detto una cosa molto profonda: ‘’Luca ha detto una parola che ora risuona ancora più forte, perché detta con il dono della sua vita: attenzione. Ci dice Luca: siate attenti a quello che la gente vive; siate attenti a chi è dimenticato e scartato; siate attenti al dolore innocente dei bimbi di strada; siate attenti a non vivere isolati nel vostro mondo dorato; siate attenti all’indifferenza che uccide’’  Vogliamo lanciare una proposta tutti insieme?  L'Italia, il Paese di Luca e di Vittorio Iacovazzo presiede e ospita tra pochi mesi il G20. Non sarebbe una buona idea importante dedicarne una sessione a favore dei poveri africani e contro la predazione delle risorse africane?  E voglio insistere sui "sogni di Luca" di cui la maternità Saint Esprit è solo il più avanzato ma ricorda quello che mi ha detto mia nipote. Cosa è veramente importante per le bambine? Giustizia sociale distributiva salute e scuola per tutti promuovere la gente attraverso la formazione professionale e umana. Che le sue figlie non vivano la sua morte come assurda e inutile ma come sangue versato su una terra assetata di giustizia Luca era un buono un vero cristiano, un buono troppo socievole e inquieto rispetto alla sofferenza che vedeva intorno a sé per stare a casa in ufficio. Lui era integerrimo, era rimasto innocente come un bambino ma serio e responsabile fino all’estremo come una persona incorruttibile, come un cristiano autentico qual era Luca, a persone come lui è dedicato il passo del discorso della montagna: ‘’Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli del Signore’’.

 

Chi volesse sostenere gli importanti progetti umanitari della dott.ssa Castellani e dei suoi collaboratori può mandare un aiuto presso  il conto corrente postale intestato a ‘’Insieme a Chiara Castellani Onlus’’ (www.insiemeachiaracastellani.org)

c/c postale n. : 001023160961      
IBAN:  IT49K0760115900001023160961 

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