ECONOMIA

Se l'acqua diventa merce

Non più un diritto umano fondamentale, ma un bisogno gestito dal mercato. Così l'acqua è finita in mano alle multinazionali.
Rosario Lembo (Segreteria del Comitato per un Contratto Mondiale sull’Acqua)

Se l'acqua è stata tradizionalmente considerata fonte di vita, come mai siamo arrivati a trasformarla in una merce e accettare, nell'indifferenza totale, che l'accesso all'acqua da diritto umano fondamentale sia diventato un “bisogno”, una merce da comprare nei supermercati?
Per rispondere a questo interrogativo è necessario ricostruire alcuni passaggi avvenuti negli ultimi anni.
La trasformazione dell'acqua in merce è avvenuta nel marzo 2000 nel Secondo Forum mondiale dell'acqua dell'Aja organizzato dal World Water Council. In quella conferenza (convocata per fare il punto sull'impegno adottato nella conferenza dello sviluppo sostenibile di Rio del 1992 sull'acqua per tutti entro il 2000), i rappresentanti di 140 governi accolsero infatti con superficialità la proposta delle principali imprese multinazionali del mondo, sottoscrivendo una convenzione che dichiarava l'acqua “come un bisogno”.
Fino a quel momento l'acqua era stata considerata, almeno a livello di convenzione internazionale, un “diritto” per tutti. La Conferenza del Mar della Plata del 1977, cioè la prima conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua, aveva infatti sancito che tutte le persone hanno diritto all'acqua potabile per soddisfare le proprie esigenze fondamentali. Il diritto all'acqua viene successivamente sancito nella Convenzione per l'infanzia e da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

I principi della democrazia dell’acqua
1. L’acqua è un dono della natura
Noi riceviamo l’acqua gratuitamente dalla natura. È nostro dovere nei confronti della natura usare questo dono secondo le nostre esigenze di sostentamento, mantenerlo pulito e in quantità adeguata. Le deviazioni che creano regioni aride o allagate violano il principio della democrazia ecologica.
2. L’acqua è essenziale alla vita
L’acqua è la fonte di vita per tutte le specie. Tutte le specie e tutti gli ecosistemi hanno il diritto alla loro quota di acqua sul pianeta.
3. La vita è interconnessa mediante l’acqua
L’acqua connette tutti gli esseri umani e ogni parte del pianeta attraverso il suo ciclo. Noi tutti abbiamo il dovere di assicurare che le nostre azioni non provochino danni ad altre specie e ad altre persone.
4. L’acqua deve essere gratuita per le esigenze di sostentamento
Poiché la natura ci concede l’uso gratuito dell’acqua, comprarla e venderla per ricavarne profitto viola il nostro insito diritto al dono della natura e sottrae ai poveri i loro diritti umani.
5. L’acqua è limitata ed è soggetta a esaurimento
L’acqua è limitata e può esaurirsi se usata in maniera non sostenibile. Nell’uso non sostenibile rientra il prelevarne dall’ecosistema più di quanto la natura possa rifonderne (non sostenibilità ecologica) e il consumarne più della propria legittima quota.
6. L’acqua dev’essere conservata
Ognuno ha il dovere di conservare l’acqua e usarla in maniera sostenibile, entro limiti ecologici ed equi.
7. L’acqua è un bene comune
L’acqua non è un’invenzione umana. Non può essere confinata e non ha confini. È per natura un bene comune. Non può essere posseduta come proprietà privata e venduta come merce.
8. Nessuno ha il diritto di distruggerla
Nessuno ha il diritto di impiegare in eccesso, abusare, sprecare o inquinare i sistemi di circolazione dell’acqua. I permessi di inquinamento commerciabili violano il principio dell’uso equo e sostenibile.
9. L’acqua non è sostituibile
L’acqua è intrinsecamente diversa da altre risorse e prodotti. Non può essere trattata come una merce.

Vandana Shiva, La guerra dell’acqua
Nel 1992 il Congresso degli Stati Uniti approva una legge, con la quale concede agli agricoltori del Colorado la possibilità di vendere il diritto all'acqua potabile a una città di un altro stato (Arizona).
Questo atto costituisce il primo tassello dei principi successivamente introdotti con il Washington Consensus, un termine coniato da John Williamson, dell'istituto internazionale di economia, che auspica una massiccia serie di principi di deregolamentazione del commercio, degli investimenti e della finanza. Questi principi sono il presupposto della ideologia ufficiale del modello di nuovo ordine mondiale (NOEI) e dell'attuale processo di globalizzazione.
Essi hanno segnato l'avvio della dottrina della liberalizzazione economica fondata sui principi esposti dalla Commissione Trilaterale (anni '70) creata per riunire le 325 principali élite politiche ed economiche del mondo. I trilateralisti avevano infatti sviluppato un piano di ristrutturazione dell'economia mondiale basato su istituzioni come il FMI, la Banca Mondiale, il Wto e sulla libera circolazione di capitali, beni e servizi attraverso i confini del mondo.
Eppure gli impegni presi dalla comunità internazionale nella Conferenza di Rio di Janeiro nel 1992, e prima ancora in quella di Stoccolma del 1972, erano di garantire l'accesso all'acqua potabile, al cibo, alla salute, all'istruzione per tutti e di sradicare la povertà entro il 2000 nonché di assicurare uno sviluppo sostenibile attraverso il finanziamento di una cooperazione internazionale capace di soddisfare i bisogni senza compromettere le possibilità delle future generazioni.

Impegni non mantenuti
Il fallimento degli impegni di Rio risiede nella scelte politiche approvate nella Conferenza di Marrakesh (1995) e nelle conclusioni dell'Uruguay Round che hanno portato alla creazione del Wto. Se la strategia di Rio era improntata alla difesa e all'uso oculato uso delle risorse, a Marrakesh si è deciso di privilegiare e garantire alle imprese, con la liberalizzazione dei mercati, l'accesso e la gestione economica delle risorse naturali e quindi anche dell'acqua, in contrapposizione a una scelta di gestione in termini di solidarietà e sulla base di alcuni principi fondamentali.
Il primo, già anticipato, è che l'acqua è una merce. I beni naturali sono beni comuni e appartengono agli Stati, ai popoli, ma nel momento in cui l'acqua è prelevata e trattata ecco che diventa un bene economico perché il trattamento comporta un costo, quindi un “valore” che è determinato Produzione di acqua minerale in Italia - grafico dal “mercato”. E poiché un prezzo è determinato dall'incontro tra domanda e offerta, ecco che la Banca Mondiale ha proposto per l'acqua il principio del “full ricovery cost”, cioè la copertura di tutti i costi necessari per accedere all'acqua, ivi compreso la remunerazione del capitale investito.
Il secondo principio è che l'acqua è ormai una risorsa naturale in fase di rarefazione. Si parla ormai infatti sempre più di “crisi strutturale” dell'acqua. Si dice che l'offerta di acqua è inferiore alla domanda in funzione di due trend crescenti: l'aumento della popolazione mondiale e quello dei consumi. Ecco allora la fiducia nelle innovazioni tecnologie e le proposte tecniche di desalizzazione dell'1% dell'acqua dei mari, per combattere le crisi idriche. Ecco la sostituzione dell'acqua di rubinetto con quella di sorgente e con quella minerale, imbottigliata in bottiglie di plastica..
La soluzione per aumentare l'offerta di acqua sono gli investimenti privati e l'affidamento al mercato della gestione sottraendola al pubblico.
L'acqua in realtà si sta rarefacendo solo perché si fa una cattiva gestione e utilizzo dell'acqua, conseguenza dell'attuale modello di sviluppo, soprattutto degli alti consumi in agricoltura e a livello industriale. E nei Paesi del Sud l'acqua diventa “rara” non perché non c'è ma perché c'è la povertà.

Chi ci guadagna
Il terzo principio della gestione economistica è la promozione dell'investimento privato, che è diventato il principale motore dello sviluppo. La spesa pubblica deve servire a coprire i servizi sociali minimi, quelli per la polizia o la magistratura, le spese militari e delle operazioni di peace-keeping. Tutti gli altri servizi rivolte alle persone vanno delegati in gestione ai privati. La conseguenze di questa scelta è la riduzione del sistema di welfare, ma anche della tutela dei diritti fondamentali all'acqua, alla salute, al cibo, all'istruzione.
La riduzione del volume degli aiuti pubblici per il finanziamento dello sviluppo da parte di tutti i principali Paesi donatori verso i poveri e le grandi emergenze internazionali (aids, malaria ecc.) sono l'esempio più palese. Tutti noi, come singoli cittadini, abbiamo accettato tacitamente l'affermazione di questi principi nella misura ci siamo trasformati in consumatori, in utenti, in clienti che santificano la domenica negli ipermercati ad acquistare merci e prodotti tecnologici.
Molte ONG ed espressioni organizzate della società civile, il cosiddetto no-profit, hanno inoltre la responsabilità per aver rinunciato a fare lobby, a svolgere un ruolo politico culturale in difesa dei diritti di cittadinanza per trasformarsi in erogatori di servizio sociali a basso costo, rinunciando a difendere le conquiste del welfare statale e la difesa di Esportazione Acque Minerali Naturali - grafico modelli di sviluppo basati sulla difesa dei diritti dei poveri, sulla ridistribuzione della ricchezza prodotta.
Accanto a queste scelte e comportamenti a livello locale si collocano le nuove politiche a livello globale. L'accesso all'acqua potabile è stato via via delegato dai Paesi del G8 e in subordine da molti degli stessi paesi poveri, costretti ad accettare le politiche di condizionalità imposte dalla Banca Mondiale e quindi a delegare al “mercato”, cioè agli investimenti privati, la gestione dell'acqua potabile .
I Paesi del Sud e in particolare i più poveri devono accettare che la concessione di nuovi crediti o aiuti per la costruzione di acquedotti sia abbinata ad autorizzazioni e finanziamenti per la costruzione di dighe e infrastrutture. Per avere degli acquedotti devono spesso mettere in vendita o cedere a imprese le risorse d'acqua e la gestione della distribuzione. A livello di relazioni commerciali e di mercato globale, la gestione dell'attuale modello di sviluppo fondato sulla crescita e sul libero mercato è stato delegato al Wto e ai principi del Gats, adottati a Doha. Sono queste assisi internazionali, formate da gruppi di esperti che non rispondono a nessuna autorità di controllo politico, a sancire se i servizi dell'industria e dell'ambiente, nei quali è inclusa la gestione dell'acqua, devono essere aperti ai negoziati di liberalizzazione dei servizi.
Nel momento in cui a Doha si è firmato l'accordo sul Gats, anche i Paesi del G8 hanno delegato al mercato la loro sovranità e sancito la fine dello sviluppo sostenibile.
L'Unione europea, da parte sua, in conformità a questo accordo, in preparazione di negoziati di Cancun e sotto l'azione di lobby esercitata dalle principali imprese multinazionali operative in Europa, ha richiesto a 102 Paesi dei tre continenti di liberalizzare i settori ambientali e la risorsa acqua. Fortunatamente a Cancun, grazie alla capacità di organizzazione di alcuni Paesi del Sud come il Brasile di Lula, si sono opposti riuscendo a sconfiggere questa richiesta.
È grazie a questa vittoria e alla sospensione dei negoziati, ottenuta con il supporto anche delle grande mobilitazioni di piazza da parte dei vari movimenti, che c'è oggi il tempo per organizzare nuove campagne e azioni di resistenza da parte delle espressioni più lungimiranti della società civile a difesa dell'acqua come diritto umano.

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