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Naufragio

"Terraferma". Quegli sguardi fissi e tenaci, soprattutto delle donne, rimarranno negli occhi a lungo
12 febbraio 2012 - Lidia Giannotti

Dal film "Terraferma" (2011): decisioni, a Lampedusa, la vita o la legge ...

                                                 Le tante mani che sorreggono, accarezzano, dissetano, all'improvviso vengono costrette a staccarsi dai corpi degli uomini e delle donne arrivati dal mare su una spiaggia affollata, vivi ma stremati. Quando questo accade, la solitudine dei naufraghi  (la cui esistenza sappiamo essere stata appesa ad un filo, fino a pochi minuti prima), quel momento di solitudine  visivamente inaccettabile, si espande all’infinito.

E’ inevitabile tornare a pensarci, a quelle braccia lungo i corpi accasciati, da cui sembra sia stata risucchiata tutta l’energia che un'intera vita può trasportare con sé. Corpi sospesi e quasi abbandonati per un po’ da chi li abita. Il modo infantile che ha Crialese di osservare il mondo, come ripartendo dall’inizio di tutto, è il modo migliore che ha per mettere in luce i contrasti e le inquietudini, il mistero di ciò che ci è vicino e che non vediamo o non capiamo (il mare sotto di noi … e la storia, che ci trascina via storditi ed eternamente immaturi).

In mezzo a questo mare

Non va descritta troppo ma va vista: è una delle sequenze più belle del film uscito nelle sale lo scorso autunno - unico film italiano candidato all'Oscar - “Terraferma”, del regista Emanuele Crialese 

Nel film ci sono sequenze più dure e anche situazioni che fanno sorridere, come certi curiosi confronti tra giovani e anziani, e quadretti che mostrano la mollezza del presente. Le riprese sono splendide e originali, la tecnica sorprendentemente esperta e ricercata a dispetto di quello sguardo infantile.

Però le carezze su quei volti distrutti, gli sguardi fissi e tenaci - soprattutto delle donne - rimarranno negli occhi a lungo. E' una delle sequenze più belle di un film straordinario e arriva a metà del racconto.

Una nuova Antigone, per noi che siamo qui, affacciati sul Mediterraneo, viene a raccontarci di un mondo in cui la legge degli Stati volta lo sguardo e rifiuta gli uomini, ignorando le leggi che ne governano i sentimenti più profondi. Eccola su un’isola di questo mare (Lampedusa). Viene a difendere un equilibrio naturale. Reagisce, come fa chi lotta contro chi vuole bloccare il corso di un torrente o portare via un cucciolo alla madre. Appare e scompare dentro il dialogo imperfetto tra tre donne di latitudini diverse e la vitalità severa di un bambino. Allibisce, se un uomo in divisa allontana persone che aiutano altre persone, le confortano dopo giorni o anni di cammino e paura tra deserto e mare, violenza e sfruttamento.

Dal film "Terraferma". L'aiuto sulla spiaggia

Allora, di quel mondo descritto prima e dopo il naufragio, mondo di cose consuete, di stranezze, di imposizioni “dell’autorità” e ostinate ribellioni, si vede all’improvviso la sostanza poetica, la ragione accanto alla paura, lo smarrimento degli adolescenti, la determinazione ancora lucida degli anziani. Gli interrogativi di noi tutti, in mezzo a questo mare.

Note:

Il trailer del film "Terraferma"
http://www.youtube.com/watch?v=834BqSkTy_c

Il Codice del mare
http://www.youtube.com/watch?v=aZ_vlaGx4aE
http://www.youtube.com/watch?v=PVOE9tCbRuQ

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