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Emergency e la Resistenza dell'oggi

Recensione al Libro Antifascismo e Nonviolenza: gli ideali della Resistenza oggi

Recensione di Antonio Chiodo - coordinatore di Emergency gruppo Monza.
Libro di Laura Tussi e Alfonso Navarra. Prefazione di Adelmo Cervi. Contributi di Fabrizio Cracolici e Alessandro Marescotti
10 maggio 2018 - Laura Tussi

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Antifascismo e Nonviolenza: gli ideali della Resistenza oggi

Ho letto il pamphlet “Antifascismo e Nonviolenza di Alfonso Navarra e Laura Tussi e i contributi di Fabrizio Cracolici, Adelmo Cervi e Alessandro Marescotti, trovando molti legami  con il testo di Umberto Eco,  “ il Fascismo eterno”, che ci aiuta a individuare le tante forme di fascismo che oggi percorrono le nostre società, nei comportamenti sociali e culturali.

Fra queste troviamo la difesa del tradizionalismo come rifiuto del modernismo che può essere veicolato anche da società multietniche;  centrale è il culto dell’uomo forte, che trasferisce questa cultura in odio verso i più deboli e i diversi, che si manifesta  nel machismo individuando fra soggetti deboli anche le donne che devono sottostare alla cultura del dominio  dell’uomo. Per il fascista moderno, per il quale  “non c'è lotta per la vita", ma piuttosto "vita per la lotta", il pacifismo è  collusione col nemico.

La prevaricazione e la violenza sono connotati identitari tipici della cultura fascista scagliate contro i più deboli, contro i migranti, contro i diversi.

La lotta antifascista oggi è eminentemente lotta culturale finalizzata a contrastare le tante forme di fascismo e al recupero di valori pacifisti e di diritti umani che vanno affermati per tutti.

L’atto violento era giustificato durante la dittatura fascista, per sconfiggere il fascismo e contrastarlo con ogni strumento, anche con sabotaggi e guerriglia diffusa; è utile ricordare che il Comitato di Liberazione Nazionale aveva vietato la tortura su prigionieri civili e militari; mentre invece il fascismo aveva istituzionalizzato la tortura con apposite squadre e sedi preposte.

Il fascismo oggi si presenta sotto varie forme, la più oppressiva è quella economica, che distrugge diritti e garanzie sociali, che nei paesi poveri si presenta come nuovo colonialismo.

La crisi di rappresentanza politica di bisogni e interessi sociali ha lasciato spazio alle politiche liberiste e neoliberiste in campo economico che hanno imposto la supremazia della finanza sulla politica a discapito di politiche sociali, di redistribuzione della ricchezza.

Per un nuovo Antifascismo sociale: con la Nonviolenza, il Premio Nobel per la Pace

Conseguenza di queste politiche sono anche le 32 guerre che stanno devastando la terra.

Come in un assurdo risiko, molte di queste guerre sono causate per espansione geopolitica di potenze economiche o interessi di multinazionali, il land grabbing, terre rubate a intere popolazioni, utilizzando anche il ricorso a guerre pilotate, a bande armate, è una delle motivazioni.

Questi i numeri delle guerre e delle migrazioni.

560 milioni di ettari rubati a contadini nel solo 2016.

890 milioni di persone nel mondo oggi vivono con meno di due dollari al giorno.

8 persone detengono la ricchezza pari a 3,7 miliardi di persone.

65 milioni di persone nel 2016 sono state costrette ad abbandonare le loro case, il loro paese, la loro terra.

Oltre il 70% delle armi usate nei conflitti di oggi provengono da paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu; molte provengono dall’Italia, il cui export di armi negli ultimi quattro anni è cresciuto del 452%, influendo “positivamente” sul nostro prodotto interno lordo.

In Afganistan l’Italia partecipa ad una “guerra umanitaria” da 17  anni che ogni giorno ci costa 2 milioni di euro, ogni bomba italiana che cade sulla popolazione yemenita costa 350mila euro; questa fabbrica di morte per molti genera guadagni e profitti forse utili anche a sostenere le campagne d’odio contro chi dalle sofferenze che questo sistema economico ha creato.

Dalla conoscenza di questi numeri e dalla denuncia delle loro conseguenze, dal rifiuto della violenza, dalla corretta identificazione delle nuove forme di fascismo e di  razzismo, il movimento pacifista e il movimento antifascista oggi possono percorrere la strada comune uniti dalla passione per l’affermazione dei diritti umani per tutti, quella stessa strada e passione che il movimento partigiano aveva percorso combattendo il fascismo e il nazismo raccogliendo un movimento di popolo unito per donare al popolo europeo e mondiale un futuro di pace, di democrazia e diritti per tutti.

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