ISDS sta per investor-state dispute settlement, arbitrato tra investitore e Stato. È una clausola contenuta nei trattati bilaterali sugli investimenti, e in alcuni accordi multilaterali come il Trattato sulla Carta dell'Energia, che consente a un'impresa straniera di citare direttamente in giudizio lo Stato che la ospita quando ritiene che una misura pubblica abbia danneggiato il valore del suo investimento.
I punti che contano sono quattro.
Non si va davanti a un tribunale nazionale. La causa si svolge davanti a un collegio arbitrale privato, spesso presso l'ICSID della Banca mondiale, composto da tre arbitri scelti in parte dalle parti stesse. Le procedure sono in larga misura riservate.
Il diritto è asimmetrico. Solo l'investitore può attivare la procedura, mai lo Stato. E non deve dimostrare un illecito, ma che il trattamento ricevuto ha violato standard formulati in modo elastico, come il «trattamento giusto ed equo», o che equivale a un'espropriazione indiretta.
Le somme sono enormi. In Italia il caso più noto è quello di Rockhopper: dopo il divieto di trivellazione entro le dodici miglia dalla costa, che aveva bloccato il progetto Ombrina Mare al largo della Costa dei Trabocchi, la società britannica ha ottenuto nel 2022 un lodo che ha condannato lo Stato italiano a pagare 190 milioni di euro più interessi al 4 per cento. Gli stessi Paesi Bassi sono stati citati da RWE per 1,4 miliardi di euro a causa della legge sull'uscita dal carbone; la società ha ritirato la causa nel 2023 solo dopo una sentenza sfavorevole della Corte federale tedesca.
L'effetto principale è dissuasivo. Anche la sola minaccia di una causa può indurre un governo a rinunciare a una norma ambientale, sanitaria o fiscale. È il cosiddetto regulatory chill, il raffreddamento della capacità regolatoria.
Perché tutto questo è rilevante per l'inchiesta SOMO: i Paesi Bassi hanno una delle reti di trattati più estese e più favorevoli agli investitori al mondo, e chiunque costituisca lì una società, anche puramente formale, ne acquisisce l'accesso. Secondo il datahub di SOMO, i trattati olandesi sono stati usati in quasi il dieci per cento dei casi ISDS mondiali, secondi solo a quelli statunitensi, e molte cause sono state avviate da società prive di reale attività economica nel paese. Un'impresa israeliana che passi per una holding olandese ottiene quindi anche questa protezione. Ed è la ragione per cui, se domani L'Aia decidesse di congelare attivi o revocare vantaggi fiscali, potrebbe trovarsi citata in arbitrato proprio dalle imprese che ha corteggiato.