Dal 2022 l'Unità 8200 dell'esercito israeliano ha archiviato sulla piattaforma cloud Azure di Microsoft le registrazioni di milioni di telefonate intercettate di palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, poi analizzate per pianificare bombardamenti e arresti. Secondo l'inchiesta di Guardian, +972 Magazine e Local Call del 6 agosto 2025, fondata su documenti interni trapelati e undici fonti, gran parte di quell'archivio risiedeva su server Microsoft situati proprio nei Paesi Bassi. I documenti mostrano anche che i vertici dell'azienda avevano considerato il rapporto con l'unità un'opportunità commerciale di rilievo.
Nel maggio precedente Microsoft aveva dichiarato che una propria revisione interna non aveva trovato prove di usi lesivi della sua tecnologia. Solo dopo la pubblicazione dell'inchiesta, e dopo mesi di protesta dei suoi stessi dipendenti, culminati nel licenziamento di cinque di loro, l'azienda ha commissionato un'indagine esterna e il 25 settembre 2025 ha disattivato una serie di servizi cloud e di intelligenza artificiale. Nella comunicazione ai dipendenti, il presidente Brad Smith ha citato tra gli elementi emersi proprio il consumo di capacità di archiviazione Azure nei Paesi Bassi da parte del ministero della Difesa israeliano.
La portata del gesto va però ridimensionata. Microsoft continua a fornire altri prodotti allo stesso ministero. E nel frattempo l'archivio era già al sicuro altrove: nei giorni immediatamente successivi all'inchiesta di agosto, con largo anticipo sulla decisione di settembre, l'Unità 8200 aveva spostato i dati fuori dai server olandesi. Secondo fonti dell'intelligence citate dal Guardian, la destinazione era il cloud di Amazon Web Services. Né l'esercito israeliano né Amazon hanno risposto alle richieste di commento.