Motore di ricerca

Le feste dell'Avvento

Santo Stefano

Natale 2005

candela accesa


La celebrazione liturgica di S. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché i giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio furono dedicati ai "comites Christi", cioè ai più vicini a Cristo nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. Così al 26 dicembre si festeggia S. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 S. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell'amore, poi il 28 i SS. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme. Del grande e veneratissimo martire S. Stefano si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco. Infatti in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse; il nome Stefano in greco ha il significato di "coronato". Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi suoi giorni; qualche tempo dopo la Pentecoste il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e Stefano faceva parte di un gruppo di sette discepoli che aveva il compito di dedicarsi alla preghiera e al ministero. Nell'espletamento di questo compito, Stefano pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto. Nel 33 o 34 ca., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di "pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio". Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato ma, mentre l'odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo, che sta alla destra di Dio". All'udire ciò i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro Apostolo delle Genti, s. Paolo), che assisteva all'esecuzione. Mentre il giovane diacono protomartire crollava insanguinato sotto i colpi degli sfrenati aguzzini, pregava e diceva: "Signore Gesù, accogli il mio spirito", "Signore non imputare loro questo peccato". Dopo la morte di Stefano, la storia delle sue reliquie entrò nella leggenda: molti miracoli avvennero con il solo toccarle, addirittura con il solo toccare la polvere della sua tomba; poi la maggior parte delle reliquie furono razziate dai crociati nel XIII secolo, cosicché ne arrivarono effettivamente parecchie in Europa, sebbene non si sia riusciti a identificarle dai tanti falsi proliferati nel tempo. Ne abbiamo una anche a Casalbordino. La proliferazione delle reliquie testimonia il grande culto tributato in tutta la cristianità al protomartire Santo Stefano. Chiese, basiliche e cappelle in suo onore sorsero dappertutto, e anche sulla sommità di una collina situata lungo la costa del nostro paese, sorgono i resti di una basilica paleocristiana e del monastero medioevale di Santo Stefano in Rivo Maris. Il prestigio della basilica, situata in ambito rurale, la presenza di un cimitero ad essa annesso e la distanza dalla cattedrale di Histonium (Vasto), inducono ad ipotizzare che proprio Santo Stefano costituisse il vero centro di culto per i fedeli della zona, che vivevano nelle campagne in piccoli abitati sparsi. Alla fine del decimo secolo, poi, esisteva a S Stefano un' importante comunità benedettina. Accanto al monastero continuava a sopravvivere l'edificio paleocristiano, trasformato, da restauri plurisecolari, in una "chiesa ridotta" costruita all'interno della navata centrale della prima basilica e dotata di una propria abside di piccole dimensioni. Nel 1257, nell'ambito del più generale processo di affermazione del monachesimo cistercense in Abruzzo, il monastero di Santo Stefano venne annesso all'abbazia cistercense di Santa Maria d'Arabona. Carla