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In cammino verso la Pasqua

Pasqua 2006

Croce pasquale


Anche quest'anno la Quaresima è iniziata con l'imposizione delle ceneri e con le parole di Don Silvio ad ognuno di noi: "Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai, perciò convertiti e credi al Vangelo!" La cenere è prima di tutto segno della debole e fragile condizione dell'uomo, poi rappresenta anche il segno esterno di chi si pente dei propri peccati e decide di riprendere il cammino verso il Signore. Un monito forte e un segno visibile che, fatti coram populo, assumono un significato importante e richiamano l'impegno alla purificazione del cuore. Questi quaranta giorni di preparazione alla Pasqua sono considerati un tempo "forte", uno di quei periodi in cui siamo chiamati a risvegliare la nostra fede, una sorta di cammino a ritroso del "figliol prodigo" verso la casa paterna, un pellegrinaggio, per dirla con le parole di Benedetto XVI, in cui Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua. Per aiutarci in questo cammino sulla "via crucis" il nostro parroco ci ha consegnato un Sussidio, un utilissimo libricino che ci ha guidato giorno per giorno nella meditazione della Parola di Dio, forte dell'insegnamento di Sant'Ambrogio secondo cui "chi ha per fiaccola la Parola di Dio, dovunque andrà vedrà sempre chiaro". Sono state molte le occasioni in parrocchia per vivere al meglio la Quaresima. Ogni Venerdì la Via crucis, questa pratica spirituale profondamente radicata nella pietà tradizionale della Chiesa e che rievoca le varie tappe del cammino di Gesù verso il Calvario. Un'occasione per noi per sentirci partecipi delle sofferenze di Cristo. Il Gruppo Missionario ha organizzato l'Adorazione meditativa, un'adorazione eucaristica molto particolare, non accompagnata da preghiere comunitarie, ma che si è svolta in silenzio, con un lievissimo sottofondo di musica sacra e alla luce fioca di candeline sparse sull'altare, in un'atmosfera propizia per immergersi nella preghiera più profonda, quella del cuore. Un'esperienza unica che man mano ha raccolto sempre maggiori adesioni. Un'altra bella iniziativa è stata quella del grande crocifisso di legno verde, su cui ogni sabato sono stati cuciti fiori diversi dai ragazzi della parrocchia, e che è diventata per la Veglia di Pasqua una significativa "croce fiorita". Con queste e con tante altre occasioni di incontro siamo arrivati senza quasi accorgercene che rievocano il saluto festoso da parte dei "fanciulli ebrei" all'arrivo di Gesù. La Domenica delle Palme dà inizio alla Settimana Santa, che è, per noi cristiani, il cuore dell'anno liturgico, a tal punto che ne fanno testo i termini con i quali la Chiesa, nei vari secoli, l'ha definita. Gli ortodossi, cristiani orientali la chiamano: la SETTIMANA GRANDE e SANTA SETTIMANA; noi latini l'abbiamo sempre chiamata: la SETTIMANA MAGGIORE; il rito ambrosiano la chiama: la SETTIMANA AUTENTICA. Il Papa Pio XII, quando ha riformato la Veglia pasquale ha introdotto il termine che è quello usuale: la SETTIMANA SANTA. Quindi, già queste denominazioni ci dicono che in questa settimana avvengono gli eventi centrali della nostra redenzione. I primi tre giorni della Settimana Santa rappresentano una sorta di preparazione, di attesa al triduo pasquale. Sono quindi giorni in cui ci si mette in ascolto della parola del Signore, in cui ci si prepara, ognuno nel proprio cuore, ad accogliere l'evento più misterioso e più bello della nostra fede. E' interessante ripercorrere i Vangeli e scoprire che cosa il Signore fa dal giorno delle Palme al Giovedì Santo. Alla sera del giorno delle Palme, Gesù esce e trascorre la notte a Betania dai suoi amici: Lazzaro, Marta e Maria. Altri evangelisti dicono che Gesù nelle sere precedenti alla Passione usciva e pernottava nell'orto detto degli Ulivi. Leggiamo anche: "Di buon mattino il Signore si reca al Tempio e tutto il popolo accorreva per ascoltarlo". Questi giorni, quindi, sono caratterizzati da una permanenza di Gesù dalla mattina presto alla sera nel Tempio. Lì Gesù si rivela. Durante tutta la sua attività pubblica, infatti, Egli cela "il segreto messianico". Nei tre giorni al Tempio invece, Gesù ammette, vuole che lo si dichiari "FIGLIO DI DIO". I bambini ebrei lo acclamano: "Osanna al Figlio di David". Cade il segreto messianico, a chiare lettere egli dice: "Io sono". Dire questo significa far propria da parte di Gesù la definizione divina che Dio stesso diede a Mosè: "Io sono Colui che sono". Questa dichiarazione aperta di divinità susciterà l'accusa principale dei suoi nemici nella Passione: "Lui che è uomo, ha dichiarato di farsi Dio". Con il Giovedì ha inizio il Triduo pasquale, che non è una preparazione, ma è la solennità annuale della Pasqua che viene celebrata in tre giornate che hanno tutte la stessa importanza. Il fulcro indiscutibile di questo Triduo è la Veglia pasquale. Essa è il cuore sacramentale della celebrazione annuale della Pasqua, come l'Eucaristia lo è della domenica e di ogni giorno. Le celebrazioni maggiori del Triduo pasquale sono prive di congedo in modo quasi da porre l'assemblea in stato di permanente convocazione liturgica. Il Giovedì la Chiesa fa memoria di quell'ultima Cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e il Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli Apostoli in nutrimento. A fine Messa, si è formata la processione che, attraverso la Chiesa, ha accompagnato il Santissimo Sacramento nell'altare della reposizione al canto del Pange Lingua. La cappella, appositamente addobbata con i germogli di grano che Don Silvio aveva affidato ai ragazzi della Prima Comunione e della Cresima, non rappresenta quindi la "sepoltura del Signore", ma è il luogo dove è custodito il Pane Eucaristico. Dopo la Messa, l'adorazione comunitaria ha dato la possibilità a tutti coloro che sono intervenuti di vegliare insieme a Gesù e di tenergli compagnia "nella notte in cui fu tradito", memori del suo accorato invito: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me". Il Venerdì Santo non si celebra l'Eucaristia perché la Chiesa intende ricordare il sacrificio del Signore sulla Croce. Non possiamo dimenticare infatti che in questa giornata la Chiesa "digiuna" perché "lo Sposo è stato tolto". Al posto della Messa vi è stata come ogni anno la solenne celebrazione della Passione e morte del Signore che è iniziata con la prostrazione ne fatta in silenzio e ha avuto il suo centro nella lettura della Passione secondo Giovanni. Il momento senz'altro più solenne è stato quello dell'adorazione della Santa Croce. Infine è stata distribuita la S.Comunione con il Pane consacrato nella Messa "in Coena Domini". Al termine della funzione è poi iniziato il rito della "Via Crucis" le cui stazioni anche quest'anno sono state rappresentate per le strade del paese fino ad arrivare alla Chiesa di Sant'Antonio, con grande partecipazione di fedeli. L'incontro fra Gesù e la Madonna in Piazza è sempre un momento molto toccante. Ed è anche il momento altissimo in cui il Figlio, incontrando gli occhi di sua Madre, con grande tenerezza si rivolge a Lei chiamandola "IMMI", Madre mia. A sera poi, come al solito, si è svolta la famosa Processione che si dipana per le vie del paese, al buio, con unica illuminazione quella delle torce sparse su tutto il percorso, e che è stata anche quest'anno seguita da centinaia di persone in commovente silenzio. Da qualche anno essa si è arricchita di simboli che vengono portati a spalla da folle di bambini e scene della Passione rappresentate in alcuni angoli suggestivi del paese. L'elemento che invece è una caratteristica di questa Processione da anni, ma che ogni volta si colora di nuove suggestioni, è il coro maschile del Miserere accompagnato dal suono di violini e chitarre. Il Sabato Santo la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua Passione e morte, la discesa agli inferi e aspettando nella preghiera e nel digiuno la sua Risurrezione. Il grande silenzio della Chiesa oggi si esprime con l'assenza di celebrazioni maggiori. Per antichissima tradizione la notte del sabato è "in onore del Signore" e la Veglia che in essa si celebra commemorando la notte santa in cui Cristo è risorto, è considerata come "madre di tutte le sante veglie". In questa veglia infatti la Comunità rimane in attesa della Risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell'iniziazione cristiana. In una Chiesa gremita di gente Don Silvio ha dato inizio alla solenne celebrazione con la benedizione dell'acqua e del fuoco. Il cero, da cui hanno preso luce le centinaia di candele distribuite fra i fedeli, è simbolo di Cristo risorto; alla sua luce abbiamo ascoltato la Parola di Dio in cui è stata rievocata la storia salvifica dalla creazione fino alla Risurrezione ed esaltazione di Cristo. Altro momento culmine è stata la rinnovazione da parte dell'assemblea degli impegni battesimali con la professione di fede. Al termine della celebrazione gli "Angeli” hanno distribuito le bottigliette con l'acqua benedetta, da conservare nelle nostre case e da utilizzare per farsi il segno della croce al mattino o per benedire i nostri malati o anche ogni volta che ne sentiamo il bisogno. Don Silvio ci ha poi ricordato che la Pasqua non finisce con il termine della Veglia, ma deve continuare nel cuore di ognuno di noi portando nella vita vissuta quei misteri che abbiamo ricordato insieme. E per aiutarci in questo cammino ci ha dato due appuntamenti: uno "comunitario" con gli incontri mariani nel mese di Maggio e l'altro "personale" con la benedizione delle case. Cogliamo il suo invito a non rimanere uomini del Venerdì Santo, ma ad imparare a guardare oltre la croce e diventare uomini della Resurrezione! Raffaella