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Ut Unum Sint

L'unità dei cristiani
Dicembre 2006

Presepe


L a visita di Benedetto XVI in Turchia ha forse destato più interesse per le polemiche intorno ai rapporti con il mondo islamico, ma non può passare nell’ombra uno dei punti cardine di questo viaggio: l’incontro con il Patriarca Ortodosso Bartolomeo I. È ancora forte il ricordo delle toccanti immagini televisive che ci hanno testimoniato, tra canti greci e splendide icone, questo storico momento dopo altri memorabili incontri del passato tra Paolo VI ed il Patriarca Atenagora e Giovanni Paolo II e Dimitri I. La “Dichiarazione congiunta” che il nostro Papa ed il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli hanno siglato lo scorso novembre in Turchia è senza dubbio un altro importante passo per rafforzare le relazioni ecumeniche già intraprese dai precedenti Pontefici e per dare una accelerazione al processo di riconciliazione e di comunione con la chiesa ortodossa. Già Giovanni Paolo II con le sue encicliche “Orientalium Ecclesiarum” e soprattutto “Ut unum sint”, la prima enciclica dedicata all’Ecumenismo in tutta la storia della Chiesa, ebbe a porre l’accento sull’importanza per tutti i discepoli di Cristo che, pur nella comunione di un unico battesimo, vivono in Chiese separate, di ritrovare l’unità sotto l’azione dello Spirito Santo. Papa Benedetto XVI ha raccolto questo invito e sin dall’inizio del suo pontificato ha chiaramente affermato che “l’attuale successore di Pietro è disposto a fare quanto in suo potere per promuovere la fondamentale causa dell’ecumenismo”. Il noto editorialista Antonio Socci ha voluto vedere segni magnifici della Provvidenza divina anche nella data dell’elezione di Papa Benedetto XVI (19 aprile) che è il giorno in cui la Chiesa celebra San Leone IX. Guarda caso Papa Leone IX, il primo papa tedesco, è stato anche il Papa sotto cui si è consumato il grande evento dello scisma con la chiesa ortodossa. Viene quindi da pensare che Benedetto XVI, il Papa tedesco che apre il terzo millennio, sarà colui che ricomporrà tutta la grande famiglia cristiana. Storicamente lo scisma d’Oriente sancì nel 1054 il distacco dei Patriarcati d’Oriente (Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e Costantinopoli) da Roma. Il processo di separazione fra le Chiese d’Oriente e d’Occidente fu lento e costellato da episodi significativi che non è il caso di richiamare in questa sede. Basti ricordare il Concilio ecumenico di Calcedonia nel 451 d.C. durante il quale si affermò il principio delle due nature del Verbo incarnato, divina ed umana, unite senza confusione, senza divisione né separazione, non recepito dalle Chiese Orientali non greche, come la Copta ad esempio. Ma sostanzialmente dal punto di vista teologico i principali punti di controversia erano la doppia processione dello Spirito santo (che, nel Credo Cattolico “procede sia dal Padre sia dal Figlio”), la dottrina del Purgatorio, il primato del Papa. Comunque tali aspetti, squisitamente teologici e forse poco comprensibili da noi membri della Chiesa discente, sono attualmente in fase di analisi grazie anche alla nascita della Commissione mista cattolico-ortodossa e grandi passi sono stati fatti nella riscoperta di tutto il patrimonio di fede in comune. Ma il cammino di riunificazione per ritrovare l’unità in Cristo appare oltremodo significativo ed urgente oggi in una epoca in cui la secolarizzazione, il relativismo e perfino il nichilismo stanno dilagando. Ritrovarsi in Cristo aiuterà a sconfiggere tali pericoli e, come hanno affermato Benedetto XVI e Bartolomeo I, “ad esprimere la gioia di sentirsi fratelli...” LUCIA