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Lu decotte

Un altro brillante traguardo per la nostra amica e ormai ospite fissa di queste pagine Antonella Iannucci. E' appena uscito il suo adattamento in dialetto abruzzese de "La Mandragola" di Machiavelli. Ne pubblichiamo una scheda illustrativa, con l'augurio che possa stuzzicare la curiosità dei lettori e indurli a gustare l'opera per intero.
Luglio 2006

Copertina

Lu decotte, libero adattamento in dialetto abruzzese della zona di Casalbordino della Mandragola di Machiavelli, vuole rispondere alla sfida in qualche modo lanciata dal Segretario fiorentino, nel suo Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, con l'opinione secondo la quale i motti, i proverbi, i modi di dire sono "sali" essenziali di una commedia, così essenziali da rendere la commedia stessa irrappresentabile in luoghi diversi da quello di origine per l'intraducibilità di questi ultimi. Lu decotte, inoltre, vuole essere un ennesimo contributo alla salvaguardia e rivalutazione consapevole del dialetto, anche come reazione culturale alla globalizzazione, cui si assiste in questi ultimi anni, dialetto che si dimostra così sorprendentemente capace di supportare con la propria struttura linguistica anche l'impatto di classici della letteratura, in questo caso teatrale, diventando altresì uno strumento di avvicinamento di questi capolavori alla sfera quotidiana della gente comune. L'ambientazione è stata spostata dalla Firenze rinascimentale alla Casalbordino del secondo Novecento (nulla vieta però di cambiare i riferimenti toponomastici con i luoghi di rappresentazione, secondo i dettami della Commedia dell'Arte) con l'eliminazione delle canzoni, la rielaborazione in prosa del prologo, l'utilizzo dell'italiano per le parti in latino dell'originale e con il protagonista e gli altri personaggi che perdono i loro colti nomi greci e latini per assumere quelli più familiari ma non meno significativi di Francesche, giovane emigrante di ritorno arricchito, della pudica e riservata Donna Mareie, di Lu Ginuvose, il mezzano profittatore, di Fra Caddane, nome tipico di frate imbroglione e così via. Una commedia, La Mandragola, che, oltre ai notissimi risvolti linguistici e allegorico- allegorico- politici (la seduzione della donna come allegoria della conquista del potere), rivela anche insospettabili valenze d'attualità dapprima nel suo essere, in fondo, una crudele e beffarda storia di... "procreazione medicalmente assistita" e poi perché mostra che un tema come l'aborto ed alcune posizioni laiciste su di esso non vengono certo alla ribalta solo in questi decenni (vedi a. III, sc. IV). Il ragazzo, il poeta e le sue donne, originariamente pensato proprio per la scuola, rappresenta l'incarnazione teatrale di ciò che dovrebbe essere l'insegnamento della letteratura, ossia l'incontro vivo dei ragazzi con gli scrittori e il loro mondo attraverso i testi, che sia poi capace di generare un confronto di esperienze e di valori da accettare o rifiutare. Avviene così sulla scena che Marco, il giovane protagonista, vede materializzarsi nella sua stanza il fantasma di uno di quei tanto odiati poeti studiati a scuola (nello specifico un d'Annunzio mutato, ma non troppo, nella sua natura, dalla condizione di spirito purgante) e di tre sue amanti. Si instaura quindi tra i personaggi una conversazione sempre insidiata, è vero, dal pericolo dell'incomunicabilità, ma in cui si toccano anche problemi scottanti, come il razzismo o la tossicodipendenza, di cui Marco può così riscoprire le radici storiche sotto una luce diversa, ossia con la forza evidenziativa di personaggi convinti del proprio punto di vista. La suddetta e progressiva presa di coscienza dell'importanza della letteratura viene inoltre sottolineata dal finale aperto che vede chiudersi il sipario sulla dimostrazione al pubblico del cambiamento interiore del ragazzo attraverso la sua forte volontà di condividere l'accaduto con la fidanzata Mariella e che diventa perciò anche un invito nei confronti degli spettatori stessi. Alivello linguistico, infine, si è cercato di attribuire a ciascun personaggio un proprio stile di parlato, in modo che dal loro contrasto scaturisca anche una certa vis comica, così come di evitare un didascalismo troppo evidente attraverso ritmi dialogici il più possibile naturali. E comunque tutto ciò andrà verificato sulla scena. L'Autrice