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La parola ai lettori

Pasqua 2006

La parola ai lettori


Carissimi, il 25 dicembre anche quest'anno è trascorso come ogni anno. Passati alcuni giorni, smaltiti i luculliani banchetti, torneremo alla nostra vita quotidiana. Ma permettetemi di tornarvi su, ora che le lucette si sono spente. Cosa ci è rimasto del Natale ora che il giorno della ricorrenza è lontano? E quale Natale abbiamo vissuto? Cosa ha occupato la nostra attenzione? Natale, mistero insondabile. C'è una bellissima espressione nei Vangeli legata all'annuncio del Natale: "agli uomini di buona volontà". L'annuncio non è rivolto solo ai figli della casa d'Israele, ad alcune caste e categorie di persone. Ma a tutti, indistintamente. Chiunque può avvicinarsi alla culla di Betlemme e conoscere il bimbo. Quel bimbo di duemila anni fa che, ancora oggi, chiama ed ama tutti, senza distinzioni. Indio, amerindo, nuba, non importa. Davanti a quella culla si è soltanto uomini, persone, tutti uguali. Ed il volto di ognuno è il volto del bimbo di Betlemme. Il bimbo di Betlemme non ha razza, ne colore di pelle. Perché li ha tutti. E' un bimbo meticcio, la sua culla è il crocevia di popoli, culture le più diverse. L'annuncio natalizio è annuncio straordinario. Dio che si rivela nelladolcezza e debolezza di un piccolissimo e fragile essere. Dio che si presenta all'uomo non come Dio possente, terribile, giudice accusatore e che condanna dall'alto dei cieli ma come compagno di viaggio. Un Dio che con tenerezza di madre si fa accanto al suo figlio per condividerne gioie e sofferenze, dolore e speranze. E' un cammino accanto ai poveri, agli esclusi, agli emarginati, ai rifiutati ed espulsi dai banchetti e dalle fortezze dei ricchi. Il bimbo di Betlemme è per loro, è nato per vivere accanto a loro. Le loro speranze, le loro sofferenze sono le stesse di quel bimbo. Dio impastato di terra e sogni, i sogni del povero Lazzaro. Sogno di fratellanza, condivisione, giustizia, solidarietà e Amore. Dio sceso una volta, ma rimasto per sempre accanto a lui. Nei deserti, nei lazzaretti questo bimbo nasce continuamente da duemila anni. Si incarna in chi sceglie le strade della solidarietà e della condivisione, della fratellanza, della Pace e della nonviolenza. Si fa protagonista nella storia dell'uomo, intraprendendo un cammino con lui. E' un sogno che si riperpetua da duemila anni. Perché il bimbo di Betlemme continua a nascere, dio ad essere accanto alla sua creatura. Debole e indifeso questo bimbo è, proprio per questo, capace di sprigionare una grandissima forza. Forza nonviolenta, dolce e rivoluzionaria. Capace di far vibrare le corde più intime del cuore e dell'animo umano, per sconvolgerli. L'altro giorno guardavo l'ultimo film di Benigni, La tigre e la neve. Guardavo quest'uomo, poeta e giullare innamorato, nella Baghdad ferita e insanguinata. Il suo amore, la sua poetica follia, riescono a superare tutti gli ostacoli e le difficoltà, diventando più forte anche della violenza che imperversa. Betlemme è lì, a Baghdad, dove la guerra e il terrorismo tolgono spazio all'umanità. La culla è là, è in Darfur, in Uganda, a Fallujah. Ma è vuota. E' vuota perché, intraprendendo duemila anni fa quel cammino, Dio ha scelto di scommettere sull'uomo. Ha deciso di scommettere sul cuore, sulla volontà dell'uomo. E quindi oggi siamo noi che dobbiamo far nascere il bimbo, riempire la culla. Ogni uomo è importante perché dio vinca la scommessa, perché vinca la vita. Tocca ad ognuno di noi far rivivere il Natale, per impedire che il cammino iniziato duemila anni fa venga interrotto. Perché, con le parole di Raoul Follereau,
oggi Cristo non ha mani
ha soltanto le nostre mani
per fare il suo lavoro oggi.
Cristo non ha piedi
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini
sui suoi sentieri.
Cristo non ha labbra
ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di sé
agli uomini d’oggi.
Cristo non ha mezzi
ha soltanto il nostro aiuto
per condurre gli uomini a sé.
Noi siamo l’unica Bibbia
che i popoli leggono ancora.
Siamo l’ultimo messaggio di
Dio
scritto in opere e parole.

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