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Una vita in missione

Diamo inizio con questo numero ad una serie di incontri con i sacerdoti nati nella nostra comunità e poi "emigrati" in altre realtà. Ci faremo raccontare non solo la loro vita, comè è nata la loro vocazione ed il loro incontro con il Signore, ma affronteremo con loro anche argomenti di grande importanza prendendo spunto dalle loro esperienze. In questo numero pasquale abbiamo incontrato Padre Ettore Di Risio, sacerdote missionario attualmente in missione in Brasile. L'idea di intervistarlo è emersa durante un interessantissimo colloquio con lui nello scorso periodo natalizio. A lui abbiamo rivolto alcune domande alle quali ha con entusiasmo risposto.
Pasqua 2006

missionario in cammino


1) Come ha riconosciuto la chiamata del Signore alla vocazione sacerdotale?
Andando indietro negli anni ricordo che dopo la Seconda Guerra Mondiale in Casalbordino vennero dei "missionari" e vi fu una grande missione sia nel paese che nelle varie contrade. Con i miei genitori partecipavo andando la sera in una sala che era vicino alla "fornace di mattoni" dove i missionari spiegavano ed evangelizzavano. Essi parlarono anche della vocazione missionaria e della necessità delle nuove vocazioni. Rimasi colpito, ne parlai in famiglia e con il loro pieno sostegno, i missionari mi consigliarono di andare presso le Missioni Estere in Verona. Mia madre però vedeva Verona molto lontana e un giorno, ai primi di settembre, andammo a parlare con Don Nicola Tartaglia, di santa memoria,per vedere se c'era qualche Seminario Missionario più vicino. Don Nicola mi indicò un Seminario in Palmoli "Sacra Famiglia" dove iniziai così i miei studi. Proseguii la mia preparazione sacerdotale-missionaria nella Congregazione dei "Figli della Sacra Famiglia" fondata da San Giuseppe Manyanet, Profeta della famiglia. Il carisma è: FORMARE I RAGAZZI, PER MEZZO DELLA SCUOLA, A COSTITUIRE VERE FAMIGLIE CATTOLICHE E, PER MEZZO DEI FIGLI, FORTFICARE LE BUONE FAMIGLIE E RADDRIZZARE QUELLE ROTTE: TUTTO QUESTO GUARDANDO E IMITANDO LA FAMIGLIA DI NAZARET.
2) Quando si è trasformata in vocazione missionaria e cosa significa essere un missionario?
Completai la mia formazione missionaria-sacerdotale con gli studi in Barcellona (Spagna) e Roma. Iniziai il mio lavoro prima in Italia, poi Spagna, Argentina, Venezuela, Colombia ed ora Brasile. Essere missionario significa saper portare il messaggio evangelico di Cristo prima di tutto con la propria vita testimoniale, poi con la preghiera e finalmente con l'evangelizzazione o predicazione.
3) Ci parli della vostra esperienza nei Paesi in cui avete operato.
La mia esperienza è molto ricca per essere stato a contatto con varie culture ma che posso riassumere così:oggi il mondo ha sete di Cristo. I continui avvenimenti mondiali portano l'uomo a riflettere sul perché della propria vita e quindi a cercare di dare una risposta che solamente Cristo può dare con il suo messaggio di amore e di salvezza. È bello constatare la trasformazione che Cristo opera nelle anime che si aprono al suo messaggio. Ti riempe il cuore e ti spinge ad avere una fiducia infinita mentre ringrazi il Signore nel silenzio del Tabernacolo.
4) C'è qualche episodio che ha segnato particolarmente la sua vita a servizio di Dio e dei fratelli?
Nei brevi periodi che sono stato nel Putumayo (una Regione della Colombia) aiutando un nostro Padre che lavora da anni in quei luoghi e in contatto diretto con gli indigeni discendenti degli "Incas" (provenienti dal Perù) ho scoperto che i discendenti degli Incas sono stati evangelizzati molto tempo fa e sono cattolici. La loro fede è veramente degna di essere imitata. Per partecipare alla Santa Messa della Domenica alle 10 del mattino partono da lontano, dalle varie contrade, a piedi, a volte anche scalzi, e percorrono ore di cammino, per strade mulattiere sotto il sole, pioggia o vento. Si confessano con molta devozione e scrupolosità come è stato loro insegnato. Nelle loro case, fatte, la maggior parte, di canne, fango e paglia, vivono con una semplicità veramente evangelica, niente elettrodomestici, pochissimi mobili e semplicemente l'essenziale per vivere. Hanno vera fiducia nella Divina Provvidenza. Tra di loro si aiutano e si rispettano e si respira una sana e santa gioia. Partecipano alla catechesi di preparazione ai vari Sacramenti con vero entusiasmo, con puntualità ed anche con voglia d'imparare. Il Padre (il Sacerdote) è amato, apprezzato e aiutato. Offrono generosamente quel poco che possiedono per l'ospite che arriva o che li visita. Tutto ciò impressiona, fa riflettere e spinge a saper apprezzare la propria vita al servizio de fratelli, donandosi con gioia e senza limiti di tempo e di denaro. Quanto bene si può fare!!
6) Vi sono troppi pregiudizi e strumentalizzazioni sul ruolo della Chiesa nel Nuovo Mondo all'indomani della scoperta dell'America. Ci aiuti a capire.
L'evangelizzazione del Brasile e di tutta l'America è molto controversa. Ci sono molti che semplicemente mettono in risalto le cose oscure senza considerare quanto ci fu di grandioso ed eroico da parte dei missionari e di tanti cristiani desiderosi di estendere il Regno di Cristo anche con enormi sacrifici. Quando parliamo della "Scoperta e dell' Evangelizzazione d' America", parliamo sempre di una rottura per i popoli indigeni tra un tempo anteriore e un tempo di dopo caratterizzato dalla colonizzazione. Il tempo anteriore è molto importante per l'evangelizzazione, perché la storia di ogni popolo è la storia della propria salvezza. L' Evangelizzazione oggi ci obbliga a ripensare questa connessione: il Vangelo è rottura con il peccato, ma non con la storia di un popolo. Come possiamo allora evangelizzare invocando la rottura con il peccato e la continuità con la cultura, con la storia? Partendo da questo si apre il cammino per non ridurre l'anteriore ma per ingrandirlo, per farlo sbocciare nel nuovo albero. Il Vangelo fa grande le culture e per questo con le sue potenzialità fa sbocciare il proprio progetto di vita e di salvezza. Quando i primi missionari cominciarono ad arrivare in Brasile e nell'America Latina fu percorso un lungo cammino pieno di difficoltà e contraddizioni. Un errore da evitare è associare il potere temporale e l'azione missionaria, associare la spada e la croce. La memoria di questi cinquecento anni di "Scoperta ed Evangelizzazione" riafferma questo compromesso per garantire un maggior rispetto delle culture e dei popoli per una autentica inculturazione del Vangelo. Problemi specifici di questo Continente adesso sono: i negri, gli indigeni, i contadini poveri, gli emarginati dalla globalizzazione, gli abitanti delle città, ecc. Solamente un'evangelica scelta verso i poveri e gli emarginati ci permetterà di percorrere cammini profetici di missione. Il punto di partenza della nostra missione è quella di Gesù, povero e misericordioso, che accoglie tutti e si colloca al lato di quelli che non hanno speranza e che sono esclusi.
7) Che significa " Chiesa della Liberazione"?
Penso che sia più corretto parlare della "Teologia della liberazione". Nella seconda metà del secolo scorso, verso gli anni '60, comincia ad apparire l'elaborazione di una teologia basata sulla dura vita del popolo latino americano. L'Azione Cattolica dette un grande contributo alla riflessione teologica partendo dalla vita quotidiana del popolo. La Conferenza di Medellín nel 1968 che riunì i Vescovi dell'America Latina affermò "La opzione preferente per i poveri", che poi fu riconfermata sia in "Pluebla" che in "Santo Domingo". La Chiesa sarebbe più profondamente identificata con gli "ultimi" di questo mondo, che saranno i "primi" nel Regno di Dio. Questa affermazione implicò una revisione profonda dell'immagine della Chiesa nell'America Latina. La "Teologia della liberazione" non è quindi contrapproposta alla "Teologia tradizionale", semplicemente pretende, alla luce di Cristo sofferente e incarnato, riflettere la realtà sofferta nella carne dei più poveri. La parola "liberazione" passò ad essere significativa non solamente nella accezione politica e nella riflessione teologica, ma nella necessità di una nuova coscienza storica. Liberazione dell'uomo nella sua totalità. Che vuol dire aprirgli gli occhi davanti alla situazione dello sfruttamento e morte causati dai sistemi politici totalitari. Quando quasi tutti gli Stati del Continente Americano erano retti da "Governi Militari", emersero, come profeti in mezzo al popolo, alcune figure importanti come Gustavo Gutiérrez in Colombia, Juan Luis Segundo in Uruguay ma specialmente in Brasile con Leonardo e Clodovis Boff, Segundo Galileia, Frei Beto, ecc. i quali spinsero una grande moltitudine di uomini e donne a cercare nel Cristo umano un senso alla vita e alla loro liberazione. Essi compresero che il Regno di Dio inizia qui, e quindi che bisogna soffrire con la gente, aiutarla a superare l'umiliazione sofferta per i militari, spargendo anche il proprio sangue per la liberazione della gente. Vescovi come Elder Câmera, Paulo Evaristo, Pedro Casaldáliga e tanti altri figurano tra quelli che aiutarono il popolo a prendere coscienza della propria realtà e a non incrociare le braccia ma a camminare nella luce del Vangelo. La "Teologia della liberazione" fu fondamentale per la presa di posizione della Chiesa di fronte alla dittatura militare denunciando i crimini di questa ed esigendo il ritorno alla democrazia. Purtroppo la Teologia della Liberazione fu criticata e ridimensionata. Oggi, i tempi sono più maturi, e la "Teologia della Liberazione" è più conosciuta e studiata dagli europei e dai nordamericani. Qui, in Sud America, dove è nata, è poco studiata e se ne parla poco. Tuttavia sappiamo che il seme fu piantato e molti hanno capito che non è sventolando bandiere di partito e camminando con sandali che si porta avanti tale idea, ma è questione di stile e coerenza di vita. La CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile) è un segno di questa perseveranza ostinata e timorosa nella lotta per la giustizia sociale. La "Teologia della Liberazione" è un grande strumento di presa di coscienza e di mobilitazione di un popolo emarginato che vuole costruire un mondo differente, fondato sulla giustizia, sul diritto e sulla fratellanza. Il momento storico c'invita a farlo.

Note:

Ringraziamo di cuore Padre Ettore per averci fatto partecipe dei suoi ricordi personali, per questo dotto excursus sulla realtà sudamericana e per questa illuminante dissertazione sull'importanza del ruolo della Chiesa evangelizzatrice nel rispetto delle culture locali. Gli auguriamo affettuosamente di poter continuare a testimoniare la bellezza del donarsi agli altri nel nome di Cristo.
Lucia