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Ti ho Amato per Primo

7 gennaio 2009 - Natale 2008

La parola ai lettori

Ti ho amato per primo. Queste poche semplici parole sono l'essenza di Cristo e della Sua venuta. Due mani tese ad offrire Amore, in attesa di altre mani che le stringano ed accettino l'Amore assoluto. Molti, soprattutto in questo periodo natalizio soffocato da tanti, troppi inutili rumori e luci, non vedono quelle mani. Ma ci sono alcuni che le vedono e vi si avventano in un abbraccio tenero e commovente. Luigi Rocchi è un giovane ragazzo di Tolentino. Fin dalla nascita viene colpito dal morbo di Duchenne, che lo porta sino ad una paralisi totale. Nei primi anni della malattia rilega libri (il misero sussidio mensile non basta neanche minimamente al suo sostentamento e all'acquisto delle medicine), che di notte legge assiduamente. Si crea così un'ampia cultura autodidatta e incontra Cristo. Si innamora di Lui e il Crocifisso diventa il motore della sua vita. Luigi entra in contatto con movimenti e realtà cattoliche come l'UNITALSI e la Rete Radié Resch. Nelle sue lettere a Ettore Masina, fondatore e animatore della Rete, troviamo alcune delle sue vibranti testimonianze di fede. Colpisce la sua passione per la vita, che lui sente come un magnifico dono definendo il mondo pieno di possibilità e così bello. Uno dei suoi crucci è infatti che si può non rimanere incantati davanti a tanta bellezza. Una bellezza che rifulge nel Vangelo e nella Passione di Cristo. Quella passione che Luigi sente sua. Scrive infatti la carne colpita dalla malattia, dalla infermità, dal bisogno, dall'ignoranza, dalla disoccupazione, dalla fame, dall'ingiustizia grida, sanguina, invitando a soccorrere il fratello sofferente e a non lasciarlo solo sulla Croce. Parole molto simili a quelle di don Tonino Bello, il quale affermava che la Croce ci ricorda che tocca a noi toglierne i chiodi, e di Gandhi. Il Mahatma indiano scrisse infatti che Dio non portò la Croce millenovecento anni fa ma porta oggi, e muore e risorge giorno per giorno aggiungendo che è una magra consolzione per il mondo se dovesse contare su un Dio storico ma va mostrato come vive oggi.
E davanti alla mancata risposta all'Amore di Dio Luigi è duro, sferzante. Scrive alla Rete Radié Resch che noi siamo spesso volontà spente, l'indifferenza e l'apatia soffocano il nostro slancio di vita. Ma Gesù lo ha ben detto: "Io sono venuto a portare il fuoco e desidero che divampi". Lasciamoci bruciare da quel fuoco. E' un fuoco che brucerà la ruggine del nostro cuore, è un fuoco che consumerà il nostro comodo rifugio, la nostra tana. E' un fuoco d'Amore e solo con l'Amore e per l'Amore si costruisce il Mondo Nuovo che finalmente potremo esprimere e ritrovare noi stessi e con noi la gioia di esistere. Sono parole struggenti, vibranti. Sono state scritte nel 1972 ma parlano al mondo di oggi. Davanti a coloro che arrivano a dire che ci sono vite che non meritano di essere vissute, e che chiudono il cuore nella solitudine e nell'aridità, Luigi è una testimonianza luminosa. Queste parole sono state scritte sette anni prima della morte, mentre la sofferenza aumentava e la paralisi era quasi totale. Luigi riflette negli altri l'Amore di Cristo, quell'Amore che sente divampare in lui. Nelle sue lettere arriverà a chiedere insistentemente a Masina che effettui dei prelievi dal suo conto corrente personale (costituito, in larga parte dalle donazioni della Rete stessa) per aiutare un sacerdote incarcerato dalla dittatura brasiliana. Così come un ragazzo italiano, Vito Giannotti, di cui Luigi scrive diverse volte. Arrivando a dire che vorrebbe, come fecero Paolo VI e San Massimiliano Kolbe, offrirsi al suo posto. Luigi offrirà sempre agli altri il tesoro dell'ardore di Cristo. Definisce sciocca la domanda se era felice, rispondendo che la domanda giusta era cosa faceva per la felicità degli altri.
In un incontro il cardinal Tonini, allora vescovo di Macerata gli chiede se ama la Croce. Luigi risponde, spiazzando tutti, con un no secco e deciso. Aggiungendo subito dopo non voglio amare la croce ma voglio amare la gente a costo della croce, perché nella vita quando c’è un perché si accetta ogni come. Il mio perché è alleviare la sofferenza degli altri. In una lettera, sempre al cardinal Tonini, scrive che è contento che sia così, perché in Paradiso basta avere un piccolo posto, magari dietro alla porta. Parole che testimoniano quanto affermato da Mons. Capovilla che disse di lui che era un giovane uomo [...] la cui giornata si svolgeva veramente come se egli fosse al cospetto del Signore. Un giovane uomo che dopo aver tanto sofferto e continuato a soffrire, aveva molto da dare all’umanità. Donare agli altri perché si compia il miracolo della trasformazione della Croce del dolore nella Croce dell'Amore.
E' commovente il racconto che Luigi fa del suo incontro con il Crocifisso, davanti al quale avrà anche estasi, in un momento di fortissima sofferenza personale. Era da otto anni che non ne potevo più. Ero martoriato al limite della sopportazione umana. Parlai con Lui. Parlai di Lui. Parlai di me…D’un tratto dal Crocifisso uscì una luce intensa che riempì questa stanza, e soprattutto penetrò nel mio cuore, portandomi una pace profonda e una serenità senza uguali. Da quel giorno mi sembrò d’essere uscito, dopo tanto, da una foresta buia, priva di luce. Da quel giorno in me ho sempre provato una grande gioia interiore.

La straordinaria testimonianza di vita di Luigi Rocchi è oggi all'attenzione della Congregazione dei Santi. Il 25 aprile 1995 è terminata la fase diocesana e il 13 settembre dello stesso anno si è aperta la fase successiva in Vaticano. Nel 2002 è stata stampata la positio, sottoposta ad una commissione di cardinali, vescovi e teologi che dovrà verificare la eroicità di vita cristiana del Servo di Dio Luigi Rocchi.

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