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Nascita di Gesù Signore nostro

7 gennaio 2009 - Natale 2008

È con le parole della mistica Maria Valtorta, vissuta nella prima metà del secolo scorso, che vorrei rivivere, per sommi capi, la nascita di Gesù, come descritta nel Poema dell’uomo Dio. Maria e Giuseppe, poiché non hanno trovato alloggio, si sistemano fra le macerie di una casa in rovina addossata ad una grotta. Giuseppe accende un focherello e pone il suo mantello come tenda al pertugio che funge da ingresso. Il freddo è pungente. “Un poco di luna s’insinua da una crepa del soffitto e pare una lama d’incorporeo argento che vada cercando Maria. Si allunga, man mano che la luna si fa più alta in cielo, e la raggiunge, finalmente. Eccola sul capo, glielo innimba di candore. Ella alza il capo che pare splendere nella luce bianca della luna, e un sorriso non umano la trasfigura. Che vede? Che ode? Che prova? Solo Lei potrebbe dire quanto vide, sentì e provò nell’ora fulgida della sua Maternità. Io vedo solo che intorno a Lei la luce cresce, cresce, cresce. Pare scenda dal cielo. La sua veste, azzurra cupa, pare ora di un mite celeste e le mani e il viso falsi azzurrini come quelli di uno messo sotto il fuoco di un immenso zaffiro pallido. Questo colore si diffonde sempre più sulle cose, le veste, le purifica, le fa splendere. La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria, assorbe quella della luna e pare che Ella attiri a sé quella che le può venire dal cielo. Ormai è Lei la depositaria della luce. Un coro di atomi di luce che crescono, che salgono, che scendono come un velo. E la luce cresce sempre più. È insostenibile all’occhio. In essa scompare, come assorbita da un velario d’incandescenza, la Vergine… e ne emerge la Madre. Sì. Quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia. Un piccolo Bambino, roseo e grassottello, che annaspa e zampetta con le manine, e vagisce con una vocina tremula. “Vieni che offriamo al Padre, Gesù”. Dice Maria. E mentre Giuseppe s’inginocchia, Ella, ritta in piedi, fra due tronchi che sostengono la volta, alza la sua Creatura fra le braccia e dice: “Eccomi, per Lui, o Dio. Eccomi a fare la Tua volontà. E con Lui io, Maria, e Giuseppe, mio sposo. Sia fatta sempre da noi, in ogni ora e in ogni evento, la Tua volontà, per Tua gloria e per amor Tuo.” La descrizione continua nei minimi particolari: ora il Bambino è stato fasciato e deposto, avvolto nel mantello di Giuseppe, sul fieno in una mangiatoia. “E i Due, curvi sulla greppia, lo guardano beati dormire il suo primo sonno, perché il calduccio delle fasce e del fieno ha calmato il pianto e conciliato il sonno al dolce Gesù”. MARIO GIULIO DI RISIO