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A MANI VUOTE

7 gennaio 2009 - Natale 2008

a mani vuote

Ogni anno sembra che il Natale arrivi con un po’ più di anticipo rispetto agli anni passati. Indaffarati come siamo nelle mille attività della vita quotidiana, non ci accorgiamo che i giorni passano inesorabili. Avolte ci capita di arrivare al giorno di Natale con la fastidiosa sensazione di non essere pronti. Arriviamo a mani vuote, mani senza nulla da dare.
I Re Magi sono arrivati davanti alla grotta con grandi doni fra le mani. Però si erano preparati molto. Erano riusciti a capire l’importanza di quell’evento straordinario e avevano scelto con cura i doni da portare al Bambin Gesù.
Noi invece troppo spesso ci lasciamo frastornare dalle cose della vita e ci capita di perdere per strada i doni che pensavamo di portare con noi, di lasciarli cadere e di non riuscire a raccoglierli.
Un autore anonimo del secolo scorso, riflettendo sulle aridità che troppo spesso colpiscono l’animo umano nel nostro tempo, notava che forse è nell’ordine delle cose che noi si guardi alle nostre mani quando sono vuote. Ci sentiamo inadeguati se ci presentiamo ad una festa a mani vuote. Figuriamoci ad arrivare al Natale in questo modo. Il fatto è che non solo le nostre mani sono sempre più vuote, ma spesso sono anche inutili, perché avare di gesti d’amore. Eppure abbiamo tante occasioni per dare agli altri le nostre mani, per accompagnarli e per farci accompagnare.
Ricordo ad esempio che durante i pellegrinaggi notturni di quest’estate, uno verso Furci e l’altro alla volta di Monteodorisio, le mani sono state fondamentali. Se non ci fossero state quelle mani incoraggianti e affidabili, forti e capaci di trascinare e guidare nel buio della notte, non so quanti di noi ce l’avrebbero fatta. Solo tendendo la mano gli uni verso gli altri si resta uniti e si possono compiere grandi gesti come quei pellegrinaggi. A molti saranno sembrate delle imprese senza senso e un po’ folli. Come sarà di sicuro accaduto più di duemila anni fa ai tre re che si incamminarono per il mondo lasciando i loro regni per seguire una stella. La diffidenza della gente però non li ha fermati e non deve fermare neanche noi.
Una volta un amico saggio, uno di quelli sempre con la mano tesa ad aiutare il prossimo, mi ha suggerito di riempire le mani di calore umano, di sorrisi e di gioie condivise, di riempirle di dolcezza, così che se dovesse capitare di asciugare qualche lacrima la si possa asciugare con tutta la dolcezza necessaria. Forse è proprio questo il segreto per non arrivare con le mani vuote al Natale. Quante volte una stretta di mano, una carezza, una pacca sulla spalla, una mano sventolata nell’atto di fare CIAO ci hanno tirato fuori da un momento di tristezza, ci hanno rasserenato e incoraggiato.
Chissà quante volte le nostre mani hanno scritto parole d’amore, hanno stretto il capo delle persone amate, hanno compiuto gesti di solidarietà. Forse se impariamo ad utilizzare le nostre mani per aiutare quelli che ci stanno intorno, esse ci sembreranno meno inutili, pian piano si riempiranno di splendidi doni e il Natale non ci coglierà più di sorpresa. RAFFAELLA