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Meditazioni sulla via di Damasco...

7 gennaio 2009 - Natale 2008

L’epiosodio della conversione di San Paolo, folgorato sulla via di Damasco, è divenuto l’emblema della conversione di ogni uomo, ossia, etimologicamente, di ogni cambiamento di rotta nel cammino della vita.
La famosa “Via Recta” esiste fisicamente, è visibile tutt’oggi attraversando il quartiere cristiano della capitale siriana e sostando presso la casa di Anania, che battezzò Saulo.
È una strada stranamente tranquilla e lontana dai suoni e dai rumori tipici delle città arabe e percorrerla, avendo nella mente e nel cuore l’episodio narrato negli Atti degli Apostoli, è di grande emozione. Sembra di attraversare un’isola, un’area protetta dove ti dimentichi delle cose del mondo e sei spinto a meditare.
Forse ognuno di noi ha pensato, soprattutto nei momenti di confusione nell’individuare la propria vocazione di vita, che San Paolo è stato un vero privilegiato. In fondo Gesù gli è apparso richiamandolo e scuotendolo!
Quante volte vorremmo che Cristo stesso ci parlasse in modo chiaro e che non spettasse a noi invece la fatica di capire i suoi segni!
Forse, poi, passeggiando lungo quella strada, ti rendi conto di come spesso il nostro cuore è così frastornato dalle cose del mondo che neanche se ci comparisse di fronte Cristo in persona come a San Paolo saremmo capaci di riconoscerlo. E, riflettendo meglio, prendi coscienza del fatto che spesso, nell’ansia di avere risposte rapide ai nostri interrogativi di vita, obnubilati come siamo dal delirio di onnipotenza della ragione umana, non avvertiamo che Cristo, invece, si è già insinuato nei nostri cuori. Forse non ci ha stupito con una apparizione, ma sta agendo in maniera più profonda e più bella. Nella mente si affollano, allora, le tanto pubblicizzate “conversioni” di Gramsci, della Fallaci o l’interesse sempre crescente verso la spiritualità e la figura di Cristo da parte di noti intellettuali del nostro tempo. Di recente Giampaolo Pansa, in suo articolo, metteva in risalto il suo sempre più impellente bisogno di Dio, il suo desiderio di accostarsi a Lui con la preghiera. Dice il famoso giornalista che soprattutto la sera, dopo aver lavorato tutta la giornata, sente in un modo prepotente il bisogno di Lui. E aggiunge che con sua moglie parla spesso di Dio. Non di un Dio anziano con il barbone, ma di un Dio bambino, tenero e buono, e lo pensa in quelle fattezze perché così gli sembra più disposto a perdonare i suoi peccati e le sue sciocchezze. E’ meraviglioso constatare come nel cuore degli uomini, e spesso soprattutto di quelli più induriti ed indifferenti, Dio agisca in maniera forte, sconvolgente, ma sempre tenera e paterna.Allora, forse, percorrere quella via di Damasco oggi, così silenziosa e misteriosa, significa soltanto porsi in ascolto di Lui, senza aspettarsi una visione o una voce, significa affidarsi completamente a Lui per placare quel bisogno di infinito che ci divora l’anima. LUCIA