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Mai soli

Pasqua 2009

Il Cristo trionfante


Ogni volta che mi capita di leggere la parabola del Figliol Prodigo, emblema del messaggio cristiano e ricchissima di spunti di riflessione, rimango sempre colpita da queste parole: ”Mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione. Gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”.
Il padre della parabola o meglio, nella sua accezione simbolica, il Padre Celeste non attende che il figlio, pentito e deciso a cambiare vita, torni verso di Lui.
Lo intravede da lontano, lo anticipa, gli offre quel braccio su cui aggrapparsi prima che il figlio stesso possa esprimere il suo desiderio di tornare sulla retta via.
E’ commovente e molto confortante meditare su questa scena che ben si adatta al rapporto che ognuno di noi, ancor più chi si è trovato a cadere durante il corso della propria esistenza, ha con Gesù.
Diceva Cabodevilla, sacerdote e scrittore spagnolo, commentando questa parabola:
”Mentre il pentimento va a passi lenti, la misericordia corre, vola, brucia le tappe, anticipa il perdono, spinge avanti la gioia come un araldo”.
Credo che la grandezza dell’annuncio cristiano sia racchiuso anche in queste poche righe: quel Dio che si è fatto uomo, morto per noi, risuscitato, ci ama così tanto che fa sempre Lui il primo passo per costituire un rapporto con noi.
Ma spesso, e sembra un paradosso, il fatto che Dio si sia avvicinato alla nostra umanità, che si sia “svuotato di se stesso” (come ricorda San Paolo nel bellissimo ed accorato inno cristologico contenuto nella Lettera ai Filippesi), ci spaventa più che accostarci a Lui.
Non ci fidiamo o meglio non ci affidiamo a Lui completamente, continuando ad avere spesso solo una visione piuttosto riduttiva di un Dio prevalentemente giudice e distaccato dagli uomini.
Eppure se riflettessimo sulla figura di Padre Misericordioso, se ci considerassimo fragili e sempre bisognosi della sua grazia, la vita avrebbe un senso diverso, saremmo inondati di serenità anche di fronte alle difficoltà inevitabili.
Credo che San Paolo sia davvero illuminante nella ricerca di un rapporto bello e importante con Gesù.
Nelle sue Lettere ha ripetutamente messo in luce la centralità di Gesù nella vita del cristiano, la nostra immedesimazione con Cristo e di Cristo con noi.
Da ogni suo parola trapela questo suo incontro col Cristo Risorto come cambiamento radicale della sua vita e della vita di ogni cristiano. Paolo, prima della conversione sulla via di Damasco, non era lontano da Dio, anzi era un uomo rispettoso dei Suoi precetti.
Incontrando Cristo, però, comprende che attraverso la pura osservanza della Legge aveva vissuto incentrato e rannicchiato su stesso, vivendo per se stesso.
Solo l’incontro con Gesù gli permette di cambiare totalmente visione, come sottolinea Papa Benedetto XVI in una delle sue catechesi, iniziando a vivere di Cristo e con Cristo, “dando se stesso, non più cercando e costruendo se stesso”.
Paolo può finalmente gridare a gran voce: “Questa vita che io vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato ed ha dato se stesso per me“ (Gal 2,20)
Allora se l’identità cristiana è una piena comunione con Gesù, fino ad immergerci in Lui, ciò non può che infonderci una forza ed una letizia immense poiché la nostra vita poggia sulla roccia più stabile e sicura che esista. Non siamo mai soli, ma da Lui traiamo la nostra energia: “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fi1 4,13).
Lucia