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Il fiore tra le macerie

Novembre 2009

fiore

La ricorderemo ancora per molto tempo quella triste notte di aprile in cui la terra si è ribellata, tremando troppo a lungo e con troppa intensità così vicino a noi.
I racconti confusi e trafelati dei nostri studenti scampati alla tragedia e le immagini di quelle strade conosciute e amate, ormai irriconoscibili e quasi estranee, ci hanno dato subito la dimensione di quello che era accaduto a L’Aquila e dintorni, scatenando in ognuno di noi reazioni e sentimenti diversi e sicuramente non lasciando nessuno indifferente.
La rete di solidarietà che è partita immediatamente ha toccato il mondo intero. Circa duecento sfollati hanno trovato ospitalità negli alberghi del nostro paese e tutta la comunità casalese si è sentita coinvolta, sia a livello personale che associazionistico. Ognuno, secondo le proprie possibilità, ha voluto dare una mano.
E’ stata un’esperienza umana molto significativa, abbiamo avuto la possibilità di conoscere persone meravigliose che, trovatesi ad essere bisognose di tutto, si sono fidate e affidate completamente a noi tutti, loro fortuiti benefattori. Forse siamo riusciti a dare ciò di cui c’era bisogno e a trasmettere calore e affetto, ma la riconoscenza stampata nei loro volti ci ha ripagato mille volte di tutto il tempo speso. D’altra parte, sappiamo che "C'è più gioia nel dare che nel ricevere" (At 20, 35) e che l'amore per gli altri esige sempre qualche rinuncia. Non si tratta di grandi rinunce, ma di cambiamenti da attuare nei nostri atteggiamenti e nel nostro cuore. In genere noi abbiamo gli occhi puntati solo su noi stessi, ma quando riusciamo a toglierci almeno un occhio di dosso, siamo certamente più felici. Il sisma dell’aprile scorso ha rappresentato per tutti noi un’occasione per venire fuori dal proprio guscio e dare da bere a quell’assetato di cui ci parla il Vangelo. E una cosa molto bella è stata la proficua collaborazione fra gruppi parrocchiali e associazioni di volontariato laico. In quelle ore si sono avvicendate schiere di giovani e meno giovani, con o senza divisa, nei giorni di festa come nei giorni feriali, pronti a soddisfare qualsiasi richiesta venisse loro fatta. Un prodigarsi per gli altri che è stato contagioso! Tutti hanno voluto fare la loro parte, in una sana competizione di altruismo. Dovrebbe essere sempre così, dovremmo renderci conto che lo spirito di Dio opera nel cuore di tutti, e ognuno, quando è sincero, può divenire strumento di bene. Tutti dobbiamo gioire delle cose buone che vediamo nel mondo, da chiunque vengano compiuto. Non possiamo dimenticare che chi aiuta i bisognosi, chi sostiene i deboli, chi accoglie l’altro, chi promuove l'amicizia, fa sempre la volontà di Dio. Sarebbe triste restringere la forza miracolosa della misericordia di Dio nella misura stretta dei nostri schemi e delle nostre logiche. Dio rompe ogni schematismo ed è presente dovunque c'è amore. Dobbiamo imparare a cogliere i segni di quell’amore nei volti delle persone che ci sono accanto. Basta tenere sempre a mente che il cuore di ognuno di noi è impastato di eternità e di fragilità, di grandi spazi di altruismo e di piccoli egoismi. E che proprio questo nostro cuore umano, che piace tanto a Gesù, è capace di far spuntare fiori anche fra le macerie.
Raffaella