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Intorno alle Beatitudini

Novembre 2009

beatitudini

Come già accennato in altra occasione, le Beatitudini possono essere considerate gli articoli che formano un’ideale Costituzione della Cristianità, perché definiscono i requisiti degli ideali aventi diritto al Paradiso, al futuro Regno dei Cieli, nonché i benefici di cui essi potranno godere. Sono solo due i Vangeli che riportano questi “articoli” consistenti in due affermazioni legate tra loro da un legame di causa-effetto: Matteo, 5,1-12, nel passo meglio noto come “discorso della montagna”, e Luca, 6,17-26, per il quale invece il discorso viene tenuto in un luogo pianeggiante.
Ecco di seguito i due passi, quello di Matteo:

[...] Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. [...]1;

e quello di Luca:


[...] Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
"Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. [...]2.

Prima di passare ai contenuti, si può cominciare a notare come, oltre all’ambientazione, sembrano essere diversi, nei due passi, anche il pubblico a cui il discorso si rivolge e la struttura del discorso stesso. Per quanto riguarda il primo aspetto, infatti, mentre per Matteo Gesù sembra fuggire le folle e rivolgersi esclusivamente ai suoi discepoli, per Luca sembra che invece vada incontro ad esse, in un messaggio che appare quindi quasi urbi et orbi, ossia, come si dice in latino, alla città e al mondo, rivolto quindi all’intera umanità, data anche la presenza di persone provenienti da tutto il territorio d’Israele e persino dai territori vicini come l’odierno Libano, attirate dalla speranza di una guarigione fisica e morale. Per quanto riguarda invece l’aspetto strutturale, balza agli occhi come la versione di Luca sia arricchita dalla trasposizione speculare negativa e punitiva degli “articoli”, introdotti dalla frase “Guai a voi”, che rende il discorso molto più radicale, con un impatto quindi molto più forte sul pubblico.
Così come un impatto molto diverso esercitano sul pubblico le due versioni della prima delle Beatitudini, che sancisce, in quella di Luca, quasi l’automatico diritto dei poveri al Paradiso.
A questo punto, prima che qualcuno, divorato dallo zelo, invochi gli imperdonabili peccati contro lo Spirito Santo, di cui fa parte, se non erro, anche la presunzione di salvarsi senza merito, ottenendo così peraltro solo il peccato opposto della disperazione della salvezza, consideri non solo che è così scritto nel Vangelo, il che sarebbe già sufficiente, ma soprattutto che ciò sarà tanto più vero se i poveri sapranno comportarsi con chi fa loro del male con spirito consapevolmente profetico, ossia avvisando loro con amore che ciò che viene a loro inflitto, mette a rischio il benessere della vita futura degli aguzzini, un po' come fanno quelle dispettose e scomode bilance elettroniche parlanti all'interno delle farmacie, che ti avvertono di essere in sovrappeso o peggio ancora obeso.
Tale dimensione psicologica risulta essere ancora più evidente nella corrispondente beatitudine di Matteo, in cui il diritto al Paradiso sarebbe subordinato ad un atteggiamento spirituale personale. Questo richiamo agli aspetti spirituali e caratteriali sembra valere anche per le altre beatitudini riportate da Matteo, visto che, oltre alla povertà in spirito, da intendersi come umiltà, vengono indicate anche altre qualità come la mitezza, la misericordia, ossia la compassione verso gli altri, o il senso della giustizia, che dovrebbe essere forte, fortissimo nei cristiani, come dimostra l’assai significativa prescrizione ad averne fame e sete (immagini intensissime nella loro corporalità).
Viceversa le affermazioni riportate da Luca sembrano avere il taglio più pratico e concreto di una compensazione proprio materiale alle sofferenze della vita, al fine di dare una risposta immediata ai bisogni più spiccatamente tangibili di quella platea di emarginati, come dimostrano, da una parte, i riferimenti al benessere dei ricchi nella corrispondente violenta denuncia contro di loro, che si va ad aggiungere alle altre del genere presenti nei Vangeli come la famosissima sentenza «È più facile che un cammello entri nella cruna dell’ago che un ricco nel Regno dei Cieli» - in cui, sia chiarito una volta per tutte, l’animale non c’entra niente perché il termine, così tradotto per errore, indica in realtà, in greco, una grossa fune ovvero, al limite, in ebraico, la cavezza dell’animale stesso – e, dall’altra, il seguito stesso del passo evangelico che sfocia nella moltiplicazione dei pani e dei pesci a beneficio di quella stessa platea.
Il contesto del passo stesso non chiarisce, invece, le modalità della successiva beatitudine della consolazione di coloro che piangono, modalità che risulteranno al contrario più chiare, come si vedrà, nella versione di Matteo.
E’ stato anche notato che, sebbene la stesura dei due Vangeli in esame risalga allo stesso periodo, il 70-80 d.C., l’ambiente in cui tale stesura sarebbe avvenuta corrisponderebbe a due fasi molto diverse dell’evangelizzazione: una prima in cui il cristianesimo si era diffuso tra le classi sociali più povere e gli schiavi dando loro una speranza di riscatto, ed una seconda in cui la fede avrebbe coinvolto anche gl’inquieti e ricchi padroni di quegli stessi schiavi, dando loro la possibilità di sfuggire alla condanna senza appello pronunciata in Luca, con l'esercizio delle buone opere elencate nella versione di Matteo (in realtà a queste considerazioni non risulta estranea anche la personalità degli evangelisti, essendo Luca un medico e quindi abituato al contatto con i poveri e gli emarginati e Matteo invece un esattore delle imposte e di conseguenza a contatto con i ricchi corrotti del suo tempo).