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Io passero con un'ala spezzata continuo a curare gli ultimi

Novembre 2009

Si descrive così Chiara. E, a vederla, ricorda un piccolo passerotto. Piccolina, minuta, con una voce flebile che, a volte, è difficile sentire. Il Piccolo Principe diceva che “l’essenziale è invisibile agli occhi” perché “non si vede bene che con il cuore”. E l’immenso cuore di Chiara permette di vedere una storia straordinaria di amore e dedizione ai poveri.

Chiara Castellani è chirurgo. Vive a Kimbau, una città a 500 km da Kinshasa, la capitale del Congo, dove è giunta in Congo nel 1991 con l’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), pronta a ridare speranza e gioia a chi l’ha persa per una mina, un incidente o una malattia.

Le difficoltà non la fermano, neanche nel 1992 quando le amputano il braccio destro. La sua jeep si ribalta e il braccio le rimane incastrato. Da allora è un passero con un’ala spezzata. Facendosi aiutare da infermieri e collaboratori esperti e preparati, continua ad alleviare le sofferenze, giungendo ovunque c’è bisogno di cure. Nelle tantissime lettere che scrive con una vecchia Olivetti, e nelle sue testimonianze quando torna in Italia, emerge il suo immenso amore per una terra e un popolo della cui sorte si sente parte integrante.

Qualche anno fa conosce Alessandro Marescotti, professore di italiano all’Istituto Tecnico Industriale Righi di Taranto e sostenitore dell’AIFO. Alessandro da anni è promotore di reti di solidarietà e volontariato tramite internet e la telematica. Nasce http://www.kimbau.org, una finestra telematica aperta quotidianamente sul Congo. E si crea un ponte di amore e sostegno ininterrotto. Negli anni sono stati raccolti soprattutto medicinali, impossibili da reperire in un Paese poverissimo come il Congo dove la sanità è carente (Chiara è l’unico medico in centinaia di chilometri) e sono arrivate in Italia moltissime testimonianze della quotidianità della missione di Chiara.

Il 15 ottobre 2006 Alessandro scrive emozionatissimo: “Ieri mi è squillato il cellulare…Silenzio, una voce, silenzio, poi ancora una voce: quella di Chiara Castellani dalla foresta del Congo. La comunicazione era disturbata ed è durata pochissimo…in quei pochi secondi in cui è durata la comunicazione, Chiara ha detto: E’ avvenuto un miracolo, c'è l'acqua!”. Si era realizzato un sogno: a Kimbau era entrata in funzione la diga idroelettrica, dopo anni di sforzi e lavori. Avere l’acqua potabile è stata una conquista importantissima, nuove prospettive si sono aperte per Chiara e i suoi amici.

Una bellissima lettera, traboccante di fede in Dio e di speranza nella Vita, Chiara l’ha scritta nell’agosto 2006 ad un malato di AIDS. Sono parole bellissime, che dovrebbero far riflettere anche noi, a centinaia di migliaia di chilometri da Kimbau e dal Congo. “Se la malattia e la morte sono eventi della vita, sono comunque doni di chi ci ha donato la vita, quel Dio Madre che ho imparato ad implorare in Africa, perchè niente potrà scaturire di negativo dalla tenerezza di una Madre. Siamo noi, in base a come reagiamo ad esse, che lo trasformiamo, nella nostra incapacità di capire la tenerezza di Dio in un evento che viviamo come negativo. Ma questa incomprensione denota solo la nostra incapacità … di credere nell'eternità. La nostra incapacità di credere che la vita è un dono come lo sono tutti gli eventi che costituiscono la vita…Dio aiuta sempre coloro che si spendono per il bene degli altri, per questo ti ha dato “lei” come maestra e tanti compagni di viaggio…amando te stesso hai potuto amare meglio il prossimo. Il tuo cuore ha iniziato ad aprirsi sempre di più e l'amore ti ha aiutato a vincere la paura…Certo “lei” è un'intrusa, ma non diversamente da come lo fu Cristo per i viandanti di Emmaus. Eppoi l'amore genera cerchi virtuosi: essere “innamorati” dà gioia e quando viviamo con gioia siamo più portati ad amare. Questo crea un inarrestabile fiume d’amore che rigenera i rapporti in famiglia, nelle amicizie sempre più sincere”.
Ciranovagabondo