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Un pesante fardello? ...è mio fratello

Pasqua 2010

Lungo un sentiero ripido e pietroso, ho incontrato una bambina che portava sulla schiena un suo giovane fratello. “Bambina mia - ho detto - stai portando un pesante fardello”. Lei mi ha guardato e mi ha risposto: “Non è un fardello, signore, è mio fratello”. Sono rimasto interdetto. La parola di quella bambina coraggiosa è rimasta impressa nel mio cuore. E quando lo sconforto mi schiaccia, e perdo tutto il coraggio, e la realtà sembra soverchiarmi, e le forze pare che mi abbandonino, la parola di quella bimba mi ricorda: “Non è un fardello che porti: è tuo fratello”.
È così… Gesù che è nato per essere in tutto uno di noi, non è venuto semplicemente a portare un fardello, sarebbe sciocco sovraccaricarsi di un peso senza limite e senza misura solo per il gusto di fare o di apparire un eroe. Per arrivare al gesto estremo di offrire se stesso al Padre ha voluto ben selezionare il “fardello” di cui caricarsi, ha voluto inserirsi nell’intimo del sentire e del vivere degli uomini partecipando tutto il loro dolore, la loro fatica, la loro gioia, le loro speranze. Gesù ha voluto mettere insieme pezzo per pezzo il valore di quello strumento che sarebbe stato per Lui patibolo di morte ma nel quale Lui ha riconosciuto ogni cuore, ogni vita, ogni respiro, ogni speranza bisognosi di un abbraccio e di uno sguardo di amore. Qualcuno era intento a tramare contro di Lui e aveva già incaricato chi doveva studiare i pezzi di legno più adatti a mantenere sospeso il corpo del Figlio di Dio e Lui, il Messia, intento a cercare e a mettere insieme chi potesse significare e rappresentare ogni nodo, ogni venatura, ogni scheggia di quel legno prezioso. Eccolo affannato a mettere insieme la vita, gli sguardi, i cuori, i mali e le speranze di tanti derelitti ciechi, storpi, zoppi e mendicanti... ognuno di loro doveva trovare spazio su quella croce, nessuno escluso... Ne ha trovati così tanti che quella croce è sembrata anche troppo grande per Lui, ha voluto abbracciarla con tutto l’amore. In quell’abbraccio ha sentito tutti i palpiti di quei cuori racchiusi in quella croce, ha sentito i fremiti della vita che stava per sbocciare, della salvezza che stava per fiorire, a tutti quelli che intorno gli hanno gridato il proprio disprezzo e il gusto di vederlo condannato Lui avrebbe voluto gridare: “Non porto un fardello, porto i miei fratelli...!” e con questa convinzione ha continuato il Suo cammino, cadendo e rialzandosi, fino a offrire ogni passo e ogni respiro... i suoi fratelli lo hanno affaticato, lo hanno fatto soffrire e anche morire ma essere portati da Lui ha permesso a tutti di trovare la Vita, il Suo sangue che ha bagnato la croce ha realmente lavato tutti quelli che in essa erano rappresentati.
Su quella croce, Signore, ha trovato spazio anche il nostro cuore, la nostra vita, anche il nostro respiro e la nostra ansia di vita senza fine erano là a ricordarti che stavi camminando, soffrendo e amando noi tuoi fratelli, non ci hai considerato un pesante fardello ma tuoi fratelli privi di forza per camminare da soli, privi di luce per seguire la giusta via, privi di amore per aprirsi totalmente alla comprensione dei tuoi progetti, bisognosi di essere portati di peso alla vita nuova che il buio del peccato che abbiamo nel cuore non ci avrebbe mai permesso di trovare.
Vorrei poter percepire i sentimenti e le ansie di chiunque si avvicina alla mia vita, Signore, anche di quelli più ostili al tuo Amore e più bisognosi delle tue cure, vorrei imparare a non mettere mai avanti i calcoli e le metodiche umane avendo già la risposta preparata per ciò che mi si chiede per paura di perdere ciò che non è nemmeno mio ma che Tu mi hai regalato, vorrei imparare a cercare chi non ha nemmeno il coraggio o la forza di accostarsi per chiedere il rispetto della propria dignità, vorrei liberare il cuore da quelle congetture aleggianti anche nella vita di tanti cristiani per i quali anche l’Amore deve essere per forza inquadrato in progetti schematici scritti su fogli che dovrebbero dare ragione sempre al nostro fare. Vorrei anche io avere ogni giorno ansie di cuori affranti e fiati sospesi sul collo, dolori da lenire e povertà da colmare, ferite da curare e speranze da portare, vorrei soprattutto il coraggio e la decisione di quella bimba, di Te, Signore per saper dire ad ognuno che incontro nel mio cammino: “Non porto un fardello, porto i miei fratelli”!
Spero di non dimenticare mai la parola di quella bimba, soprattutto quando alla fatica del cammino si aggiunge la incomprensione e non condivisione di chi dovrebbe come me portare solo fratelli senza mai ostentare fardelli.
Pur vivendo questo grande desiderio mi accorgo che anche la mia vita e il mio fare con le ansie, i timori e le attese che vivo potrebbe diventare un peso da portare. Per questo dico grazie a te, amico caro, che rispondi sempre a chi ti chiede di me: “non porto un fardello, voglio bene a un mio fratello”.

Auguri infiniti - don Silvio