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Quando una comunità intera s'impegna per la vita parrocchiale...

Pasqua 2011

In queste poche righe voglio raccontare le mie impressioni dopo una settimana intera che ho passato in mezzo alla comunità parrocchiale di Casalbordino.
A livello personale umano la cosa essenziale che mi ha molto toccato è l’accoglienza che mi ha riservato questa comunità. Da quando sono arrivato in questa zona, tutta nuova per me, sono stato bene accolto non solo dalla famiglia che ho conosciuto per prima, ma da tutta la comunità. Ho scoperto che quasi tutti sapevano il mio nome prima ancora di conoscermi personalmente. Ciò è stato un bel segno per me. Infatti, essere chiamato col nome è sempre segno di positive aspettative da parte di un nuovo arrivato. Si sono sempre dati tutti da fare per farmi stare bene. Tanti mi invitavano a pranzare o cenare con loro, ma non c’era più possibilità, tutti i giorni erano già prenotati! Ho imparato quanto i cristiani vogliono bene ai sacerdoti. Colgo questa opportunità per ringraziare tutti quanti mi hanno accolto a casa loro e tutti quanti avrebbero voluto e non ci sono riusciti. Che il Signore ricompensi il bene fatto nei miei confronti e fortifichi sempre questo amore gratuito con il quale la gente dà ciò che ha.
A livello pastorale mi ha colpito molto l’organizzazione della liturgia. Devo dire che, da più di tre anni che sono in Italia, è stata la prima parrocchia in cui ho visto un coro per le celebrazioni dei giorni feriali. La partecipazione massiva e attiva dei fedeli mi ha riempito il cuore e mi ha edificato e mi ha permesso di predicare senza fatica: lo Spirito Santo ha potuto adoperare in me. In effetti, quando un sacerdote celebra in una zona nuova è sempre difficile, perché non si conoscono i veri problemi della comunità. Le prediche corrono quindi il rischio di essere solo teoriche, senza niente a che fare con la realtà. Sono rimasto colpito anche dalla preghiera che la comunità faceva quotidianamente per il parroco e il gruppo in missione in quei giorni in India. Mi ha fatto capire che la missione è un’opera dell’intera comunità parrocchiale di Casalbordino.
La messa dei giovani mi ha fatto scoprire quanto i genitori vogliono bene ai loro figli. È chiamata messa dei ragazzi, ma tutti i genitori ci vengono per sostenere i loro figli. In un società che sta perdendo la fede è un buon segno, gradito al Signore. Durante la Santa Messa, mi sono emozionato vedendo come tutti i bambini salivano all’altare per il segno di pace. Mi è venuto in mente ciò che Gesù diceva: “lasciate i bambini venire a me”.
Ho imparato l’importanza di responsabilizzare i fedeli. Tramite la vita sacramentale dei fedeli si scopre l’impegno pastorale del parroco. Un prete mi diceva: “tu parroco, lasciami stare un po’ con i tuoi fedeli, ti dirò che cosa sei per loro”. Si vede quindi che l’impegno parrocchiale è collegiale. Non è del solo parroco, ma di tutti. Il mio desiderio è rimasto quello di incontrare don Silvio personalmente.
Ormai la comunità di Casalbordino è entrata nella mia storia e ne sono molto contento, perchè la pietra che ciò ha aggiunto alla mia crescita umana e pastorale è significativa. Grazie al parroco e a tutta la comunità.

Don Giovanni Rivuzimana Berchimas