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Strasburgo riappende il Crocifisso

Pasqua 2011

La Grande Camera della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo, con sentenza del 18 marzo, ha dato ragione all'Italia nella causa ''Lautsi e altri contro Italia'' sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. E’ stata messa la parola fine ad un caso che aveva destato scalpore ed era approdato davanti alla Corte il 27 luglio 2006 con il ricorso di una cittadina italiana di origini finlandesi (si badi bene: non una musulmana!). La Lautsi riteneva, infatti, la presenza del crocifisso un'ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero, di convinzione e di religione, così come del diritto all'istruzione, in particolare, del diritto ad un'educazione ed insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. Tutto era iniziato nel 2002, quando la Lautsi aveva impugnato, per presunta violazione del principio di laicità, dinanzi al T.A.R. (Tribunale amministrativo regionale) del Veneto la decisione del consiglio d’istituto della scuola frequentata dai figli di mantenere i simboli religiosi nelle aule. Il detto Tribunale aveva rigettato il ricorso ritenendo che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche non confliggeva col principio di laicità dello Stato e che il crocifisso faceva parte del “patrimonio giuridico europeo e delle democrazie occidentali”, simbolo storico-culturale, dotato di una valenza identitaria per il popolo italiano. La decisione del Tribunale veniva confermata dal Consiglio di Stato nel 2006. La Lautsi, allora, si rivolgeva alla Corte di Strasburgo che con una prima sentenza del 2009 le dava ragione, riconoscendo la violazione del diritto all’istruzione congiuntamente con la libertà di pensiero, coscienza e religione. Tale sentenza veniva ampiamente criticata. A quel punto il Governo Italiano chiedeva il rinvio del caso dinanzi la Grande Camera, una sorta di Corte a Sezioni Unite. E’ interessante notare come intervennero a sostegno delle ragioni del Governo Italiano molte organizzazioni non-governative a livello europeo, ed i Governi di Armenia, Bulgaria, Cipro, Federazione Russa, Grecia, Lituania, Malta, Repubblica San Marino. La sentenza della Grande Camera è stata accolta, ovviamente, con soddisfazione generale perché, senza dubbio, di portata storica. Autorevoli commentatori hanno messo in luce che col detto pronunciamento internazionale è stato riconosciuto che la cultura dei diritti dell’uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale. La Corte ha affermato, sostanzialmente, che l’esposizione del crocifisso non è indottrinamento, ma espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana. La CEI, a commento della suddetta sentenza, ha evidenziato come “il crocifisso, con la sua silenziosa, discreta, ma sincera presenza negli spazi pubblici esprime proprio quella ‘sana laicità’ di cui c'è in Europa grande bisogno, per far crescere, e fruttificare, la democrazia”. Molti nel nostro Paese fanno appello, spesso a sproposito, al cosiddetto principio di laicità, peraltro non presente nella nostra carta costituzionale. Spesso si dà a tale concetto un’accezione del tutto estranea e fuorviante. Laicità viene erroneamente intesa come un modo di pensare aperto, moderno, razionale e non dogmatico. E si contrappone il laico all’integralista. Ci si dimentica, invece, che proprio il Cristianesimo ha introdotto il concetto di laicità. Basti ricordare il brano del Vangelo in cui Gesù (Mt 22, 15-21) afferma: “Date a Cesare quello che è di Cesare ed a Dio quello che è di Dio”. Cristo ha rivoluzionato la cultura teocratica presente nel mondo ebraico e per primo ha parlato di libertà, di rispetto per l’altro, di capacità di discernimento. La vera laicità non può prescindere da quella che è la cultura, la storia e la tradizione di una comunità. Essere laici non significa discriminare la propria cultura per favorirne un’altra. Purtroppo oggi nell’abusare di questo concetto si scade piuttosto nel laicismo intriso di secolarismo e anticlericalismo perché, in buona sostanza, si vorrebbe impedire alla Chiesa di esprimere il proprio pensiero.

“Il mistero della Croce è l’avvenimento di un incontro, non la deduzione di un sistema”, credo siano parole più che condivisibili e da cui trarre spunti di riflessione proprio in questi giorni di preparazione alla Pasqua.

Lucia