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Viaggio in India - dal diario di Missio "SS. Salvatore"

Pasqua 2011

SII TU LA MIA LUCE

È lo slogan scelto dal gruppo per accompagnare le diverse iniziative proposte, durante l’estate scorsa, per la raccolta fondi a sostegno del progetto: “ JYOTI NIKETAN “ ( Casa della luce) ; una scuola- convitto per bambini ciechi delle missioni ”MAESTRE PIE VENERINI” , nella regione ASSAM nel nord- est dell’INDIA.
La famiglia delle suore “Maestre Pie Venerini” cresce e si espande con ben 19 comunità, sparse dal nord al sud dell’India. Fedeli al carisma di Santa Rosa Venerini, la fondatrice (Viterbo, 9 febbraio 1656 - Roma, 7 maggio 1728), le suore, oggi tutte autoctone, si dedicano all’insegnamento e all’educazione di bambini, adolescenti e giovani sia nelle scuole, aperte a tutti senza distinzione di casta, religione e cultura, sia nelle parrocchie .
Educare per salvare è il motto che anima le Maestre Pie Venerini nel continuare l’Opera del Signore voluta dalla loro Fondatrice ed irradiare nel mondo il carisma della Santa Madre: liberare dall’ignoranza e dal male perché sia visibile il progetto di Dio di cui ogni persona è portatrice.
Sono varie le attività che esse svolgono, ma la perla del loro servizio è quello reso ai BAMBINI CIECHI. Molti, infatti, sono i ciechi in India specialmente nella regione di Assam; qui vi sono due delle loro scuole- convitto, la “JYOTI NIKETAN” che accoglie bambini dalla scuola materna fino alla settima classe e poi la “MONFORT SCHOOL " dove i ragazzi continuano gli studi superiori.
I bambini ospitati appartengono a famiglie molto povere che vivono nei villaggi interni, schiavi di superstizioni fino al punto da considerare l’handicap dei figli come una punizione di Dio, e non dovuta, come in realtà è, a mancanza di igiene, ad insetti, a carenze alimentari cioè a cause dovute alle condizioni di concreta povertà materiale e culturale. I genitori si vergognano di mostrare i loro figli ciechi, che sono condannati, per lo più, a restare in casa nell’ignoranza e nell’abbandono o a chiedere la carità nelle strade, esposti a tante umiliazioni e sofferenze e non di rado fino alla morte.
Quanti talenti sarebbero andati perduti se questi bambini non fossero approdati alla CASA DELLA LUCE!
Il lavoro delle suore e degli insegnanti è tanto ed è molto delicato; i bambini quando vengono accolti da loro sono disorientati, incerti, timidi e soprattutto in condizioni di salute molto precarie. E’ necessario pertanto rassicurarli, infondere loro fiducia, dare loro tanto amore e attenzione, così che nel nuovo ambiente raggiungano presto quell’autonomia sufficiente per svolgere ogni attività, dal tenere in ordine le proprie cose, all’igiene personale.Le due scuole seguono i programmi di quelle governative, usando il metodo BRAILLE specifico per la scrittura dei non vedenti. Inoltre, imparano le danze tradizionali e a suonare gli strumenti indiani ed occidentali. E’ una grandissima soddisfazione vedere brillare di gioia i volti dei bambini quando riescono a fare bene le cose! Il sacrificio delle suore -tutte giovani- e la loro grande dedizione che questa missione richiede, sono certamente ben ripagati dai risultati raggiunti, ma soprattutto dall’affetto spontaneo di queste splendide creature, capaci di tanta tenerezza.
Le spese da affrontare sono molte, ma la PROVVIDENZA non le ha mai deluse, servendosi di chi, sentendo il bisogno di abbracciare il mondo, si volge in modo particolare ai più emarginati, pronti a dar loro una mano .L’amore autentico è capace di “aprire gli occhi” anche ai ciechi, perché infonde nel loro cuore tanta gioia di vivere, recuperando ogni spazio come se tutto fosse nella luce, tutto “visibile” nei particolari.
E’ la gioia di vivere -quella che ho sperimentato in mezzo a loro- che dona “occhi supplementari” ... sì, è il miracolo di chi sa amare, di queste suore che sanno dire e far sperimentare a questi bambini: “tu conti per me, tu sei prezioso ai miei occhi”, traducendolo in diversi atteggiamenti avuti anche nei nostri confronti.
Suor Shyni, superiora delle suore, non conosceva l’italiano eppure ci preveniva sempre in tutto quello di cui avevamo bisogno; non le sfuggiva nulla e la sua sollecitudine ed attenzione verso di noi erano sorprendenti, non difficili certamente per un cuore allenato ad amare questi bambini talvolta in modo “eroico”.
“Casa della Luce”, nome appropriato direi, sì, per la Luce colta sui volti di tutti i bambini e su quelli delle Sorelle, che ha un’unica sorgente: l’AMORE vero, AMORE che le suore sanno attingere da Cristo Signore. “LUCE” che continuerà a diffondersi anche quando un giorno molti di questi bambini diventeranno MAESTRI di altri bambini ciechi. Essi saranno, allora, sorgente di quella “LUCE” che oggi sperimentano; sapranno offrire l’amore che oggi ricevono dalle Suore, l’ amore riflesso di Dio.
Cos’altro dire del viaggio iniziato il 4 febbraio e terminato il 18 febbraio 2011 con destinazione GUWAHATI nella regione ASSAM nel nord est dell’INDIA, ai confini con il Bhutan, Cina, Bangladesh e Myanmar ?
Cosa si può raccontare , come si può raccontare questo viaggio, questa esperienza? Ciò che “ho colto con lo stomaco” , “con i polmoni”, “con gli occhi” ?
Le parole sono troppo piccole ed inadeguate per reggere lo sguardo di un bambino indiano, parole troppo fragili per raccontare la “nebbia” che scende come un velo sulla città. L’india è nel profumo inebriante di terra, di spezie, di uomini; è nei bisbigli della gente, nei mercati e nei templi, nel vociare continuo fatto di lingue e dialetti che si mischiano e danno vita ad una lingua difficilmente scrivibile e impronunciabile per noi occidentali, come: “Kurvangthoo”... “ Jisuna Rasong” ... “Khublei “ ... sono semplicemente alcuni dei tanti modi per dire: Benvenuti!
“BENVENUTI” è stato il filo conduttore che ci ha accompagnati nei vari spostamenti indiani fino a diventare la porta di accesso alle diverse realtà toccate nel nostro soggiorno in India.
“WELCOME” è il primo “Benvenuti” datoci insieme alla GAMUCHA o sciarpa del benvenuto (in tela Assamese ) dai bambini ospiti della CASA DELLA LUCE
“JISUNA RASONG” , in lingua GARO del villaggio Ekrabarì raggiunto dopo alcune ore di cammino all’interno della foresta salendo verso un monte per la celebrazione dell’EUCARESTIA
“KURVANGTHOO”…in lingua Karbi dei sei villaggi nella foresta toccati dal servizio delle Suore. Vere e proprie feste con il rito della consegna della Gamucha, organizzate in occasione della nostra visita.
“KUBLEI”, nella verde montagna di Shillong (Megalaya), in lingua Khasi dove ad attenderci c’era brother Thomas (missionario monfortiano) con i suoi ragazzi.
L’accoglienza indiana è stata altra “Luce” che si è aggiunta a quella della “Casa della Luce”. Ogni uomo, in fondo, ne ha una sua propria e la riflette per ciò che porta nel cuore e soprattutto per ciò che dà senso, serenità e gioia alla sua vita. Un viaggio “luminoso” dunque ... perché ogni uomo è, in sé stesso, Luce Riflessa...
NAMASTÈ INDIA, Grazie India.
Rosanna Moretti


L’ABBRACCIO

Quindici giorni passano in fretta e dopo un lungo viaggio si torna a casa, ma nei pensieri resta l’INDIA e restano tutte le emozioni vissute. I bambini, le risate, le canzoni e continui a parlare di questa grande bella esperienza fino a quando un giorno mentre racconti quanto hai visto ti rendi conto di essere tornata VERAMENTE a casa. Torni alla realtà quando con superficialità qualcuno ti chiede: “perché invece di spendere i soldi per il viaggio non li avete spediti a quei bambini? sicuramente li avrebbero usati per tanti progetti” . E allora come spiegare il bisogno di affetto di una piccola bambina di nome PURNIMA abbandonata davanti al cancello delle suore di Madre Teresa di Calcutta? Una bimba di cinque anni che avrebbe dovuto giocare felice in un asilo e invece è già a scuola ad imparare a leggere e scrivere. Brava e obbediente, ma spesso triste. Tutti sono più grandi di lei. Sola, appoggiata ad una finestra, sembrava pensierosa, forse pensava alla sua mamma. E quando la prendevi in braccio si attaccava come un piccolo koala, sembrava voler prendere tutto l’affetto per farselo bastare anche quando saremmo andati via e lei sarebbe rimasta di nuovo sola vicino alla finestra. Non ci sono soldi che possono ripagare l’amore e non ci sono parole che possono riuscire a spiegare emozioni che non vivi. Cosi speriamo che l’anno prossimo non saremo solo in 6 a partire ma in 60. Tutti insieme uniti con poco possiamo fare tanto.
ROSANNA DE FILIPPIS


ANGELI IN TERRA

Nella mia prima esperienza in terra di missione forse non basterebbe un libro per raccogliere ( solo ) le sensazioni ed emozioni provate. Sicuramente una di queste è vedere quei bambini ciechi ospitati nella CASA DELLA LUCE, ma non potrò mai dimenticare la visita alla MONFORT SCHOOL, un istituto molto più grande. Lì gli ospiti sono i ragazzi ciechi, ma anche sordomuti ed alcuni con seri problemi di salute. Naturalmente parliamo sempre di ragazzi estremamente poveri ed abbandonati, con un età compresa tra i dodici e i sedici anni.
Quanta sofferenza ho provato nel vederli , sofferenza che ha subito lasciato il posto ad un’emozione ancora più forte: la gioia di condividere con loro una celebrazione Eucaristica dove il sacerdote riusciva contemporaneamente a far arrivare a tutti la Parola di DIO. Noi non possiamo immaginare quanto sono bravi i ragazzi nel vivere la loro giornata con gioia e serenità aiutandosi a vicenda … Pensiamo di esserne capaci anche noi? Noi che ci urtiamo anche per dei futili motivi? Allora credo che un’esperienza cosi dovremmo farla un po’ tutti per riscoprire quanto noi siamo fortunati e quanto siamo irriconoscenti a chi ci ha dato la VITA.
Un'altra forte scossa al cuore l’ho avvertita in visita all’istituto delle SUORE MISSIONARIE DELLA CARITA’, meglio conosciute come Suore di Madre Teresa di Calcutta. In una grande stanza al piano superiore dell’istituto, abbiamo incontrato signore che prestavano le loro braccia in aiuto alle suore per accudire i tanti neonati abbandonati perché malati. Nei lettini tutti colorati i loro grandi occhi bellissimi ed innocenti risaltavano come non mai!
Ma non è solo questo il servizio reso dalle suore. Tutte le mattine, dopo l’adorazione del SANTISSIMO, a turno escono per le strade della città ed individuano le persone sole e malate in condizioni veramente pietose e li invitano a stare un po’ con loro in attesa di trovare una sistemazione dignitosa. Ricordo questo cortile dove malati di tubercolosi attendevano, con molta discrezione, un tuo sorriso, un saluto. E all’istante li vedevi felici di questa tua attenzione rivolta a loro.
In India ho visto tanta povertà ma anche tanta umanità e amore donato soprattutto da parte delle tante suore incontrate che io chiamavo GLI ANGELI DELLA TERRA!
ROSANNA TIBERIO


DIO NEL CUORE

...Non basterebbe una sola giornata per descrivere l’India, in particolar modo la CASA DELLA LUCE dove noi siamo stati ospiti.
40 bambini ciechi che non vedono la luce ma hanno la luce dentro e la trasmettono a chiunque si trovi vicino a loro.
Le suore si prendono cura di loro giorno dopo giorno, momento per momento, donando ai bambini quella sicurezza che i genitori sono stati impossibilitati ad assicurare loro.
Se non avessimo saputo che erano ciechi non l’avremmo capito, poiché sono autonomi nel gestire la loro giornata, nel prendersi cura della loro igiene personale, nello svolgere le faccende domestiche ed in molte altre cose.
Durante il nostro soggiorno abbiamo potuto testare con mano quanto sia bella la vita di comunità.
La vita scorre lenta nei villaggi e nonostante l’estrema povertà s’incontrano sempre persone dal volto sereno pronte a donarti un sorriso. Ed allora, durante un pellegrinaggio verso EKRABARI per partecipare ad una Celebrazione Eucaristica, il pensiero che ti raggiunge è uno solo: non servono tante cose per vivere bene o per essere felici, ma basta avere DIO nel cuore ed andare avanti facendo la volontà che Lui ha pensato per noi!
VITTORIA e FELICE