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È di nuovo Natale

Natale 2011

L'annuncio dell'Angelo


Giorni fa una zia statunitense mi ha segnalato un articolo del New York Times dal titolo significativo: “Gli Americani e Dio”.

L’opinionista del noto quotidiano faceva un’analisi cruda sulla situazione della fede negli Stati Uniti, intravedendo una crescita di una terza categoria di persone, fra i “true believers” (i fedeli praticanti) e gli “angry atheists” (gli atei convinti), quella dei cosiddetti “Nones”( i Nessuno), ossia di coloro che credono in un Essere superiore, ma passano tranquillamente dal Sufismo, alla Cabala, dal Cattolicesimo al Buddismo, in un mix sincrestistico e confusionario per tentare di placare il bisogno di felicità insito nell’uomo.

Purtroppo questa terza categoria è in costante aumento anche in Europa e in tutto il mondo occidentale dove imperano ormai la secolarizzazione ed il laicismo.

Mai come in questo anno che sta per concludersi il mondo è stato flagellato da eventi politici ed economici disastrosi che hanno, forse, indurito il cuore dell’uomo e messo a dura prova la sua fiducia in Dio, lasciando campo libero talvolta a religioni fai da te.

Allora, viene spontaneo chiedersi: il Natale che ci accingiamo a celebrare, Dio che torna a farsi creatura umana, ha ancora valore per l’uomo di oggi? Oppure è una delle tante feste del calendario che ci concede qualche giorno di relax?

Don Silvio, in una delle sue belle ed intense omelie, tracciava un parallelo tra recessione economica e recessione spirituale.

In effetti, l’uomo di oggi, facendo affidamento solo sulle sue forze, quando è in balia della “tempesta”, si sente perso ed indifeso.

Di cosa abbiamo bisogno,allora, per risollevarci da questa situazione cupa e senza speranza? Una sorta di Steve Jobs della fede, come consiglia l’opinionista del New York Times alla ricerca di soluzioni “religio-tecnologiche” ?

Forse più che di rimedi al passo coi tempi abbiamo bisogno di di ricominciare proprio da quell’Evento di duemila e più anni fa per ridare nuova linfa alla nostra vita.

Non ci servono nuovi leader, nuove interpretazioni e rivisitazioni delle Sacre Scritture in chiave moderna. C’è bisogno di riallacciare i rapporti con IL LEADER di sempre, con Colui che dà senso al nostro cammino, che non ci abbandona mai, l’unico che anche nei periodi di crisi più buia lascia scorgere una speranza dando significato al dolore.

Del resto, gli effetti devastanti del mondo che cerca di fare a meno di Lui sono sotto i nostri occhi!

Speriamo, allora, di poter attuare quest’anno quanto si augurava Charles Dickens: “Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l'anno.”

Lucia