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Una storia straordinaria

Ottobre 2005

Ehi, ragazzi, esistono storie che sembrano favole per incantare i mocciosi, ma sono più vere di quanto la fantasia più sballata possa immaginare! Questa che sto per raccontarvi è una di quelle, e potrebbe anche cominciare come una favola.


C'era una volta dunque…, anzi… c'è e ci sarà sempre, un Uomo fuori dal comune, mitico come dicono di Blasco e capace di trascinare folle immense, più di lui e di tutte le rockstars che prima ci sono e poi spariscono e dei politici di ogni tempo che fanno sempre tante promesse.

E’ nato in un povero paese della Palestina, ma sarebbe potuto tranquillamente nascere in una bidonville africana, in una favela sudamericana, in uno dei tanti campi profughi sparsi nel mondo o in uno di quei palazzoni a Scampìa di Napoli, che hanno pure il coraggio di chiamare vele.


Sua Madre era una casalinga, che era rimasta incinta troppo presto di un Altro, mettendo famiglia e fidanzato nei casini e suo padre adottivo un carpentiere specializzato, che andava dov’era chiamato per il suo lavoro - sì, avete indovinato! - quel fidanzato incasinato, che gli aveva voluto bene come fosse suo figlio.


A dodici anni approfittò di una festa in città, a Gerusalemme, per scappare un po’ dai suoi, che lo ritrovarono - ma guarda dove si era andato a cacciare, neanche fosse la televisione! - mentre discuteva da pari a pari con i dottori del Tempio, gli equivalenti dei professori universitari, eppure era solo un ragazzo. Eh, oggi ci avrebbero guadagnato dei bei bigliettoni con quel fenomeno di ragazzino!; ma i suoi non si montarono la testa: tornarono a farlo giocare e come se non bastasse lo rimproverarono pure.

Diventato un gran bel figo, Gesù, così l’avevano chiamato ancor prima di succhiarsi il pollice nel pancione, sloggiò di casa e affrontò la vita e le strade del mondo per proporre le sue idee.


Allora come oggi, di idee ne circolavano parecchie, ma le sue erano davvero originali. Diceva che tutti gli uomini erano uguali e fratelli tra loro, senza distinzione di razza, sesso, religione, condizioni personali e sociali perché scaricati tutti dallo stesso sito del Suo Padreterno e che quindi non dovevano più ammazzarsi, offendersi e derubarsi tra loro, ma rispettarsi, aiutarsi, amarsi. Per Lui non esistevano classi sociali e non voleva che ci fossero uomini troppo ricchi o troppo poveri, ma rispettava la persona e le sue ricchezze materiali e spirituali, specialmente se venivano divise con i poveri, anche se sapeva bene che ciò sarebbe stato molto difficile, soprattutto per quelle materiali, perché conosceva quel che abbiamo dentro, più di tutti gli psicologi.

Un giorno, mentre era a cena da un fariseo, un pezzo grosso, un tipo a metà tra un vescovo ed un politico, uno di quelli insomma che predicano bene e razzolano male, lo venne a cercare una lucciola, insomma "unadiquelle", che bagnò i suoi piedi di amare e calde lacrime, asciugandole poi con i propri capelli e gli versò sulla testa tutto un costoso profumo per cui forse aveva speso tutto il denaro accumulato fino a quel momento.


Ma aveva fatto volentieri tutto questo, perché era stanca di quella vita, di vendersi al primo che capitava e perché s'accorgeva con disgusto che quello non era il modo in cui voleva essere amata. A Gesù bastò uno sguardo per capirlo ed un secondo, tenerissimo, per ridarle la speranza di poter rifarsi una vita e la dignità di poter ancora camminare a testa alta lasciando quel mestiere infame. Questo però gli attirò le critiche e le chiacchiere degli altri commensali “perbene”, per aver accettato un dono “che si poteva benissimo rivendere per distribuirne il ricavato ai poveri”, ma soprattutto per aver accettato colei che glielo aveva fatto e per avergli detto: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».


Anche in un’altra occasione fece discutere di sé, quando difese un’altra donna che stava per essere uccisa a sassate, come ancora oggi in alcuni Paesi islamici, per aver tradito il marito. Lui non era affatto d’accordo perché sapeva l’ipocrisia degli uomini e alla fine li costrinse ad andarsene perché nessuno può condannare un altro senza considerare prima i propri sbagli, concludendo il tutto con un dolcissimo « Va’ e non peccare più» ed una carezza che avrebbe fatto drizzare i quattro peli in testa a tutti i matusa benpensanti del tempo.


Parlava di un Regno eterno di un’altra dimensione in cui andranno dopo aver tirato le cuoia tutti gli ultimi di questa terra e tutti quelli che li avranno aiutati a vivere un po’ meglio già da vivi, ma soprattutto garantiva l'immortalità anche al corpo per una vita felice in un mondo nuovo senza male.

Era contestatore e pacifista - altro che i sessantottini! -, ma una volta gli fecero perdere davvero le staffe: fu quando vide i mercanti nel Tempio: sì, certi ambulanti che vendevano poveri animali da sacrificare nella San Pietro di allora per salvarsi l’anima o come quelli che oggi cercano di vendere allegria e divertimento in pastiglie e polverine a chi non si è ancora accorto che queste cose o ce le hai dentro o niente e nessuno di questo mondo te le può dare.


Insomma, come dicono i grandi che parlano difficile, la Sua ira era dedicata anche a tutti i mercanti di morte del nostro tempo, che profanano la parte più nobile dello spirito umano, quella che cerca il rapporto con l'Assoluto.


Gesù, invece, parlava in modo semplice e diretto, raccontando e commentando storie adatte ai pastori e contadini che lo ascoltavano e le sue storie, cariche di idee, affascinavano e scuotevano la gente, anche se talvolta quel che diceva aveva così tanti significati che neppure i suoi amici Apostoli riuscivano a capirli immediatamente.


In poco tempo diventò famoso in tutto il Paese, ma le sue idee davano fastidio a molti potenti, soprattutto religiosi, perché non corrispondevano del tutto con le tradizioni seguite dal popolo e così cominciarono a provocarlo per costringerlo a dire o a fare qualcosa di sbagliato secondo queste ultime ed avere quindi la scusa per punirlo. Ci provarono in parecchi modi e su diversi argomenti, ma Lui non rispondeva a quelle provocazioni o rispondeva in modo tale che gli altri non sapevano più che cosa dire, oppure ancora continuava a dire e a fare ciò che riteneva in coscienza.

Allora furono costretti a ricorrere al mezzo attualissimo della taglia, cosicché Lo fecero arrestare dopo aver dato una bustarella ad uno dei Suoi compagni perché Lo consegnasse. Lo condussero quindi davanti all’assemblea dei sacerdoti che, di fronte all’ammissione di Gesù, per loro da bestemmia, di essere nientemeno che Figlio di Dio e Re, non poterono fare a meno di ritenerlo meritevole di morte, ma poiché non potevano alzare un dito su nessuno senza passare attraverso i Romani che in quel tempo dominavano il territorio palestinese, lo spedirono dal Governatore Pilato con l’unica – e falsa – accusa capace di far drizzare loro le orecchie: quella di incitare il popolo alla rivolta contro il potere imperiale.


La giustizia però, che pare già allora non funzionasse, nemmeno presso i padri del diritto, fallì nel suo compito di far risaltare la verità ed attribuire a ciascuno le proprie responsabilità, cosicché Gesù, pur essendo stato accertato che non aveva fatto niente, venne condannato alla morte atroce sulla Croce - l’avete visto il film di Mel Gibson! - invece di Barabba, un terrorista o un partigiano secondo i punti di vista, con omicidi vari sulle spalle. E tutto ciò avvenne per ragioni di opportunità politica, cioè per non avere grane coi superiori che volevano innanzitutto mantenere la pax romana, insomma l’ordine garantito dal più forte; e a tal fine la priorità, la prima cosa da fare era tenere buone le folle turbolente e strumentalizzate, manovrate politicamente di un Paese, la Palestina, già in quel tempo agitato da disordini e rivolte per l’indipendenza.

Gesù tutto questo lo sapeva, lo sapeva da tempo, anzi dall'inizio dei tempi, sapeva che avrebbe dovuto lasciar sfogare su di sé tutto il male di cui sono capaci gli uomini per permettere loro di liberarsene e sconfiggere anche la morte, visto che sarebbe tornato a vivere di lì a tre giorni e per sempre e con Lui tutto il genere umano. Questa storia straordinaria continua così ancora adesso e se volete conoscere meglio il suo divino Protagonista, non dovete far altro che leggere i libri che ha fatto scrivere a quattro suoi amici, i Vangeli.



Antonella Iannucci