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La donna del vasetto di profumo

Dicembre 2007

La premurosa attenzione di Gesù verso il genere femminile è documentata da molte pagine dei Vangeli, tra cui quelle riguardanti la donna che versò sul capo, o sui piedi, di Cristo un vasetto di costoso olio profumato e Lo asciugò con i propri capelli.

I presenti alla scena la rimproverarono subito per il presunto spreco consumato a danno dei poveri, ma Lui ne difese le buone intenzioni, comandando anzi che quanto da lei compiuto fosse tramandato insieme alla Sua Parola. E gli Evangelisti obbedirono puntualmente alle istruzioni del Maestro: infatti tutti i quattro libri evangelici riportano in qualche modo l’episodio; lo storico Luca lo fa in 7, 36-50:


    Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

    A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice". Gesù allora gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, di' pure". [...]

    E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei: "Ti sono perdonati i tuoi peccati". Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?". Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va' in pace!".


Marco, invece, lo racconta in 14,1-9:


    Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi [...]

    Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!". Ed erano infuriati contro di lei.

    Allora Gesù disse: "Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto".


Matteo annota ancora, da parte sua, in 26, 1-13:


    Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: "Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso". [...]

    Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: "Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!". Ma Gesù, accortosene, disse loro: "Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei".

Giovanni, infine, da testimone oculare, scrive in 12,1-8:


    Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: "Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?". Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: "Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me".


Come si vede, dunque, gli elementi della vicenda raccontata sono sicuramente gli stessi, ma se da questo si passa a considerare l’identità della donna e le circostanze spazio-temporali in cui si è verificata, le indagini si fanno notevolmente più complicate.

Infatti, per tre Vangeli su quattro la donna è anonima o al massimo qualificata con l’epiteto dispregiativo di “peccatrice” (in Luca; sebbene successivamente papa Gregorio Magno, in una delle sue Omelie sui Vangeli, precisamente la XXXIII, par.1, suppose di poter identificare tale peccatrice con la Maddalena: « [...] Questa donna, che Luca presenta come peccatrice e che in Giovanni è chiamata Maria, riteniamo che sia la donna ricordata con lo stesso nome da Marco e dalla quale afferma che furono cacciati sette demoni.[...]», mentre il solo Giovanni ci dice trattarsi presumibilmente di Maria di Betania, sorella di Lazzaro e Marta. E se queste prime differenze sembrerebbero normali alla luce della consueta distinzione tra i Vangeli sinottici di Luca, Marco e Matteo e quello di Giovanni, ciò non vale per il tempo e il luogo in cui avviene quanto narrato.

Difatti Luca colloca l’accaduto a Naim (è proprio questo il primo nome di città che si incontra, in 7,11, scorrendo a ritroso i versetti a partire da quello che dice: «una peccatrice di quella città» ), durante una cena in casa di un fariseo di nome Simone, nel quadro della normale predicazione itinerante di Gesù, mentre gli altri lo pongono nel tempo forte della Pasqua (che siano due o sei giorni prima importa poco a questo punto) a Betania, sempre durante una cena, forse in casa di Lazzaro (visto che Marta vi “serviva”) o di questo Simone il lebbroso, il che gli fa assumere un valore simbolico di annuncio e prefigurazione della Passione, considerando anche il ruolo di antagonista e contestatore svolto da Giuda Iscariota nella versione di Giovanni, che legittima l’Evangelista a dargli addirittura del ladro e amministratore fraudolento della cassa comunitaria (nelle versioni di Marco e Matteo, invece, le contestazioni vengono genericamente da «alcuni che si sdegnarono fra di loro» e da «i discepoli»).
Ma quello su cui tutte le versioni sembrano concordare è l’importanza dell’occasione conviviale, del mangiare insieme, nella predicazione evangelica (una dimensione che mi sembra si riscontri peraltro anche nella filosofia greca) e soprattutto l’atteggiamento di profonda gratitudine di Gesù verso l’operato della donna.

Qual’è allora, in ultima analisi, il mio parere su questa pagina così bella, eppure così complessa? Che ancora una volta bisogna essere consapevoli dei problemi posti dai limiti umani delle Scritture, per essere poi subito in grado di andare oltre e di coglierne lo Spirito divino che le dà sostanza e che in questo caso è dato dal riconoscimento eterno che Dio accorda ai nostri gesti di cura, rispetto e amore nei confronti del prossimo.