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Il cuore di Dio trema per noi

Natale 2015

cuore di Dio


Sono passate due settimane dall'apertura del Giubileo e già il termine "misericordia" sembra inflazionato. Solo in questo nostro piccolo giornalino parrocchiale siamo in tre a parlarne. Papa Francesco sta incentrando tutto il suo pontificato su questo tema: non c'è omelia, discorso, documento in cui non ci ricordi di chiedere la misericordia al Signore. Questo, poi, è un giubileo un po' anomalo, perché non si è aperta solo la Porta Santa di San Pietro, ma se ne stanno aprendo molte di porte, sparse in tutte le Chiese locali del mondo. Addirittura, per un'intuizione davvero felice del Papa, sono considerate Porte Sante anche le porte delle celle nelle carceri. Tante porte dislocate fino alle periferie che stanno a cuore al Papa e quindi altrettante possibilità di chiedere e ottenere misericordia. E sull'onda dell'emotività siamo tutti pronti a varcare quelle porte, a fare un gesto "straordinario", come straordinario è l'evento-giubileo. Quello che si rischia, però, è che a questo non consegua un cambiamento del nostro "ordinario". Non c'è attraversamento di Porta Santa che possa aiutarmi, se non apro la porta del mio cuore a Gesù. Se non capisco che tutto si gioca nel rapporto fra Dio e me, anche questo Giubileo passerà invano. Sant'Agostino diceva: temo che il Signore passi e io non me ne accorga. E quanti Giubilei, quanti Natali, quante Pasque, quante Domeniche sono passate senza che qualcosa dentro di noi sia cambiato. Siamo talmente presi dalle nostre preoccupazioni che dimentichiamo troppo spesso di alzare lo sguardo al Cielo e lasciarci inondare dalla tenerezza di Dio. Sono stata tempo fa ad un incontro di formazione sul tema della misericordia e il Sacerdote ha esordito con una serie di provocazioni: ma noi sentiamo davvero il desiderio della misericordia, percepiamo la misericordia come un bisogno profondo del nostro cuore? Come mai il Papa ci martella così tanto con questa parola? Non sarà che siamo così presuntuosi da pensare di non averne bisogno? Oppure siamo così disperati da aver ceduto alla tentazione di pensare che a noi il Signore non può perdonarci? Ebbene, sia che siamo presuntuosi, sia che siamo disperati, il risultato è lo stesso: non facciamo che allontanarci da Dio.
Lo scrittore francese Charles Péguy, nel suo "Il portico del mistero della seconda virtù", dice che la pacorella smarrita (così come, il figlio perduto della famosa parabola) ha fatto tremare il cuore di Dio, perchè Dio ha temuto di perderla per sempre. E quel tremore "ha introdotto nel cuore stesso di Dio la teologale Speranza. Perché tutti gli altri Dio li ama in amore. Ma quella pecora Gesù l’ha amata anche in speranza." E' davvero singolare, continua l'autore, che "Dio, che è tutto, ha avuto qualcosa da sperare, da lui, da quel peccatore. Da quel nulla. Da noi." Dio spera in me, spera che non mi perda e spera che ritorni se mi sono perduta. E mi viene anche a cercare. E se mi trova mi abbraccia forte. Questa è la misericordia: Dio che mi abbraccia quando mi ritrova. Non importa se sono corsa io da lui o lui è corso per prima da me. Dio abbraccia e basta e l'abbraccio di Dio è l'unico luogo in cui valga la pena vivere.

Raffaella