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La Trasfigurazione di Gesù

Natale 2016

Giovanni Bellini, Trasfigurazione, 1480, Napoli, Museo di Capodimonte


 Risento ogni volta con piacere nelle Messe domenicali l'episodio della Trasfigurazione di Gesù, perché si tratta senza dubbio di uno di quelli più affascinanti riportati dai Vangeli. Come si vedrà è innanzitutto una vacanza straordinaria, un meraviglioso assaggio di Paradiso che Gesù concede, quasi alla vigilia della sua Passione, ai discepoli a Lui più vicini. I testimoni oculari di ciò che è accaduto sono infatti Pietro, che Gesù ha designato come punto di riferimento della sua Chiesa, Giovanni, il discepolo più giovane e perciò da Lui più amato, e suo fratello Giacomo, che evidentemente ne condivideva ogni esperienza, ma non solo per questo, come si mostrerà.
Eppure la prima cosa che balza agli occhi, cercando nei Vangeli, è come il brano non sia presente proprio in quello di uno dei testimoni oculari, di Giovanni (una commissione così significativa si può giustificare solo ammettendo, come pare, che l'estensore del Vangelo non coincida con l'Apostolo, ma con una figura che, a mio parere, ha molti tratti in comune con Giuseppe d'Arimatea, se non altro per la descrizione, significativamente  particolareggiata, del colloquio con Pilato per la restituzione del corpo  di Gesù e della sua successiva sepoltura), a differenza di quelli, cosiddetti sinottici, di Marco, Matteo e Luca, che invece lo riportano con le consuete sfumature diverse
che si andrà ad esaminare.


  Nella versione di Luca,(considerato, lo ricordiamo, il più storico dei Vangeli per la sua volontà di accuratezza e l'impostazione annalistica) al capitolo 9, versetti 28-36,


 


28Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni
e Giacomo e salì sul monte a pregare.
29E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne
candida e sfolgorante”.
30Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe
portato a compimento a Gerusalemme.
32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono
svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per
Mosè e una per Elia". Egli non sapeva quel che diceva.
34Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in
quella nube, ebbero paura.
35E dalla nube uscì una voce, che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo. 36Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.     


 


 
mancano i commenti dei discepoli, che troviamo invece in quelle di Marco
e Matteo, probabilmente dovuta alla relazione più tarda o più preferibilmente
alla diversità culturale di ambiente, quello greco, del Vangelo di
Luca rispetto agli altri due, che attingono invece direttamente alla
memoria dei testimoni oculari, come Pietro nel caso dell'evangelista
Marco e comunque degli altri discepoli, come in quello dell'evangelista
Matteo.


  Torniamo ora però alla versione di Luca e vediamo come si
sviluppa praticamente la faccenda: dunque Gesù sale con i discepoli
su un'altura e si trasfigura, ossia cambia d'aspetto nel volto e nelle
vesti, rivelando così anche la sua natura sovrumana, trascendente,
divina: la versione di Matteo in questo senso è molto precisa poiché
afferma che "il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero
candide come la luce", mentre Luca usa l'aggettivo scientificamente
più preciso "sfolgorante" al singolare con "veste",
laddove Marco preferisce piuttosto soffermarsi sulla bianchezza di quella
veste, precisando che "nessun lavandaio sulla terra avrebbe potuto
renderla più bianca".


  Quando invece si va ad esaminare il principio di quella Trasfigurazione,
si assiste ad un ampio numero di affermazioni: infatti mentre per Luca
il fenomeno sarebbe un effetto della preghiera, poiché sarebbe stato
questo lo scopo dell'ascesa al monte, in Marco, che riporta il brano
al capitolo 9, versetti 2-13:


 


2Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e
li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si
trasfigurò davanti a loro
3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio
sulla terra potrebbe renderle così bianche.
4E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. 5Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è
bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè
e una per Elia!".
6Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo
spavento.
7Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce
dalla nube: "Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!".
8E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù
solo con loro.
9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non
raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio
dell'uomo fosse risuscitato dai morti.
10Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi
però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.
11E lo interrogarono: "Perché gli scribi dicono
che prima deve venire Elia?".
12Egli rispose loro: "Sì, prima viene Elia
e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell'uomo?
Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.
13Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma
hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui".


 


si sottolinea
invece l'esclusività dell'occasione riservata solo ai tre testimoni
e la trasformazione come un atto autonomo di Gesù, a differenza di
Matteo che adopera il verbo al passivo, "fu trasfigurato",
attribuendone quindi la responsabilità al Padre celeste, narrando così
l’episodio nel capitolo 17, versetti 1-13:


 


          1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo
fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
2E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole
e le sue vesti divennero candide come la luce.
3Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: "Signore, è bello
per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per
Mosè e una per Elia".
5Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con
la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio
mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo".
6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono
presi da grande timore.
7Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete". 8Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. 9E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò
loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio
dell'uomo non sia risorto dai morti".


10Allora i discepoli gli domandarono: "Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?". 11Ed egli rispose: "Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro". 13Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.


 


 
Dopo di ciò, i nostri testimoni assistono all'apparizione di due personaggi fondamentali nella storia del popolo ebraico e della salvezza in generale: sono Mosé ed Elia, il legislatore per eccellenza e uno dei più celebri tra i profeti del Vecchio Testamento che si mettono a conversare con Gesù. A questo punto, mentre Matteo e Marco si limitano a riportare semplicemente l'accaduto, poiché, come vedremo, in quella situazione i testimoni non potevano certo ricordare altro, in Luca troviamo anche l'argomento di tale conversazione, ossia la prossima Passione e Morte di Gesù a Gerusalemme, in che sembra rispecchiare più che altro la volontà di aggiunta e spiegazione a posteriori dello storico, tanto che quando poi passa a descrivere la condizione dei discepoli presenti, ciò che si legge è quasi la diagnosi (si ricordi che Luca è anche un medico) di uno stato di trance, visto che si parla di un sonno opprimente che assale i testimoni, ma con la loro volontà di mantenere la lucidità, mentre gli altri riportano solo la reazione di Pietro.


  Si tratta dunque quasi di un sogno ad occhi aperti, un bellissimo sogno, visto che si esprime tutto nell'entusiastica e un po' ingenua, ma senza dubbio spontanea e sincera esclamazione di Pietro che vorrebbe prolungare quel soggiorno paradisiaco costruendo tre ripari per quegli straordinari personaggi. D'altronde come dargli torto? 


  Si è già detto in altra occasione (cfr. Intorno ai Novissimi – II, in “IMMI”, Casalbordino, Natale 2008) come a mio parere non c'è miglior Paradiso che chiacchierare in un bellissimo luogo con i tuoi amici, o, meglio ancora, con i grandi maestri del pensiero e della fantasia, di cui Mosè ed Elia sono ulteriori simboli insieme a Gesù che li riassume in se stesso, e con cui possiamo già da ora stare in compagnia, leggendo le opere che ci hanno lasciato.


 Questa visione paradisiaca riserva però un'altra sorpresa ai tre discepoli di Gesù, ossia assistere alla investitura filiale, al riconoscimento di Gesù stesso come Figlio, operato dalla voce del Padre celeste che si manifesta in una nuvola, come tante volte nel Vecchio Testamento e come era già accaduto durante il Battesimo di Gesù in maniera più o meno pubblica, Battesimo che è stato già oggetto di un mio precedente articolo.


  A ben vedere, però, tale formula di investitura riguarda - per la presenza del verbo imperativo al plurale per indicare una richiesta al tempo stesso personale e collettiva: «ascoltatelo» - non tanto e non solo la persona di Gesù, ma piuttosto la Chiesa futura, rappresentata dai tre discepoli, che riceve il testimone della storia della salvezza dall’Ebraismo, con le sue vocazioni di guida e organizzazione e di profezia, ossia di vigilanza spirituale e morale nonché di visione del futuro, che passano così rispettivamente da Mosé a Pietro e da Elia al Giovanni dell'Apocalisse, con il terzo discepolo Giacomo che rappresenta tutti noi (in francese del resto Giacomo Buonuomo indica appunto l'uomo della strada, ciò che in italiano chiamiamo il signor Rossi), chiamati ad essere di volta in volta pastori e profeti per esprimere quei segni dei tempi che le altre componenti della Chiesa devono interpretare.


  Dopo l'intervento del Padre celeste, la visione termina e non rimangono che i discepoli con il solo Gesù, che ordina loro di non parlarne con altri se non dopo la sua Resurrezione, mentre scendono dalla montagna. Durante la discesa però, i discepoli lo interrogano a proposito del profeta Elia e di una tradizione rabbinica che voleva il suo ritorno (la circostanza è riportata solo dai Vangeli di Marco e Matteo, più vicini alla cultura ebraica). Gesù la conferma, ma allo stesso tempo la generalizza riferendone il significato più che altro alla solitudine del profeta che non viene riconosciuto come tale e, di conseguenza, alla sua sofferenza, tanto che, considerato anche l’accenno alla Risurrezione, Marco la attribuisce alla persona stessa del Salvatore, mentre Matteo si dice sicuro del riferimento a Giovanni il  Battista.


  In conclusione, cosa dire ancora su questo splendido brano? Nient'altro che ribadire i due concetti fondamentali evidenziati dalla nostra analisi: come si tratti da un lato di un assaggio di Paradiso che Gesù rende visibile per un momento ai suoi discepoli e, per estensione, a tutti noi e dall'altro dell'atto di fondazione della Chiesa futura, una Chiesa che, per la presenza particolare, come si è visto, dei tre discepoli, si può oggi ben definire, in un certo senso, come democratica, in cui cioè tutti i suoi componenti concorrono, in qualche modo, al suo governo e alla sua crescita.


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