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    La campagna di mobilitazione per fermare l’acquisto (e la produzione) da parte dell’Italia dei cacciabombardieri JSF-F35 entra nella sua fase finale.

    Ci servono altri 131 cacciabombardieri? E sono morali nella crisi odierna oltre 13 miliardi per acquistarli?

    16 maggio 2010 - Aldo Fiore
    Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - Campagna Sbilanciamoci - 09 dicembre 2009

     

    Ci servono altri 131 cacciabombardieri? E sono morali nella crisi odierna oltre 13 miliardi per acquistarli?

    La campagna di mobilitazione per fermare l’acquisto (e la produzione) da parte dell’Italia dei cacciabombardieri JSF-F35 entra nella sua fase finale.
    Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - Campagna Sbilanciamoci! - 09 dicembre 2009

    Caccia al caccia! No al cacciabombardiere F-35! La raccolta di firme online e cartacea, le delibere di appoggio degli Enti Locali, la mozione parlamentare proposta a deputati e senatori sono gli strumenti che la campagna (lanciata da Rete Italiana per il Disarmo e Sbilanciamoci!) mette in campo per chiedere al Governo di non procedere al previsto acquisto di oltre 130 aerei con capacità di proiezione offensiva. Dal 10 al 15 dicembre previste manifestazioni di supporto in molte città italiane con consegna finale delle petizioni al Governo il 21 dicembre.

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    www.disarmo.org/nof35

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    Nel maggio di quest’anno ha avuto inizio la mobilitazione promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla campagna Sbilanciamoci! per lo stop della partecipazione italiana alla produzione di 131 caccia bombardieri F-35 che ci costeranno oltre 14 miliardi di euro complessivamente (13 per l’acquisto e circa 1 già speso per la fase di sviluppo iniziale). In questa mobilitazione è confluita la raccolta di firme della “Campagna di indignazione nazionale” promossa da GrilloNEWS sullo stesso tema e quasi 100 sono state le associazioni di diverse aree (a cui si devono aggiungere le oltre 60 facenti parte delle due reti promotrici) ad aver dato il loro appoggio all’iniziativa.

    Secondo il ruolino di marcia del progetto JSF entro la fine dell’anno il Governo italiano, dopo aver chiesto ed ottenuto qualche mese fa un parere al Parlamento in poco tempo e senza praticamente dibattito, dovrebbe chiudere il contratto per i cacciabombardieri Joint Strike Fighters che impegneranno il nostro paese fino al 2026: si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante ad un programma sovradimensionato nei costi sia per la sua incoerenza (si tratta di un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari) con le autentiche missioni di pace del nostro paese.
    La Campagna Sbilanciamoci! e la Rete Italiana per il Disarmo ritengono che l’eventuale scelta in questo senso sarebbe davvero immorale vista la situazione economica e sociale del nostro paese e dell’intero mondo. In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare tutti questi miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione attuale del nostro paese.

    Sbilanciamoci! e Rete Italiana per il Disarmo - supportati dalle migliaia di firme raccolte - chiedono quindi al Governo di non procedere alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell’industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale (sempre più sottoposte a tagli negli ultimi anni).
    Le alternative possibili sono davvero molte: si possono contemporaneamente costruire 3000 nuovi asili nido, costruire 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese.
    Il Governo, in questo spinto anche dal Parlamento, faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma destinando le risorse così liberate alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale.

     

    Per sostenere queste richieste ed arrivare ad una forte conclusione della mobilitazione (che avverrà il 21 dicembre con la “consegna” al Governo delle firme raccolte) sono previste iniziative in tutta Italia, di cui si può trovare un primo elenco in calce al comunicato, che si vanno a sommare anche alle delibere di appoggio votate in queste settimana da alcuni Enti Locali tra cui quella del consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige e dei consigli Comunali di Alba e San Giuliano Terme.

    La Campagna ha inoltre elaborato una bozza di mozione parlamentare volta a sostenere la mobilitazione in atto e soprattutto a chiedere al Governo che fermi questo progetto inutile e dannoso anche nell’ambito del Senato e della Camera, che sulle scelte relative ai grossi programmi di armamento sono in pratica non investiti di alcun ruolo (per i meccanismi della nostra legislazione).

     

    Le mobilitazioni già previste per il periodo dal 10 al 15 dicembre:

     

    Il 10 dicembre (Giornata mondiale per i diritti dell’uomo) e il 12-13 dicembre la campagna verrà sostenuta durante il convegno annuale del Coordinamento Comasco per la Pace “In alto mare” che si svolgerà a Como.
    Il 15 dicembre - Giornata nazionale dell’obiezione di coscienza banchetti di raccolta firme saranno presenti a Genova, Vicenza, Bari, Varese, Lucca e Novara

     

    Note:

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    Tutte le informazioni sulla camapagna, i materiali di sostegno (compresi i moduli di raccolta firme) e i conteggi delle alternative possibili si possono trovare alla pagina www.disarmo.org/nof35

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