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Diplomazia militare in Asia orientale

Alla Camera i disegni di legge che ratificano gli accordi di cooperazione militare con la Cina e l’Indonesia. Due campioni mondiali di violazioni dei diritti umani
Fonte: Carta (www.carta.org) - 10 giugno 2004

L’Italia sta per ratificare gli accordi di cooperazione militare con Indonesia e Cina. La Camera ha iniziato a esaminare i due disegni di legge. Si tratta di intese sottoscritte dai governi di centro-sinistra e risalgono, rispettivamente, al 1997 ed al 1999. Il governo Berlusconi, che ha presentato i provvedimenti in parlamento, vuole mettere in difficoltà l’Ulivo che fu promotore di tali accordi e oggi ben difficilmente può bocciarli.
L’allora ministro della difesa, Andreatta andò in Indonesia accompagnato dai vertici delle principali industrie militari. Durante la visita fu firmata l’intesa per incrementare la cooperazione nel settore degli impianti della logistica e dell’industria della difesa. Fra le forme di cooperazione c’è anche quella relativa all’esportazione a terzi di impianti per la difesa. Due navi militari italiane hanno sostato nel porto di Jakarta e a bordo di una di esse fu allestita una «dimostrazione», alla presenza delle autorità del paese asiatico. Si è trattato, quindi, di un tour promozionale dell’industria bellica «made in Italy».
L’ intesa suscitò forti resistenze tra i deputati dell’Ulivo, che presentarono una risoluzione alla Camera per rafforzare il divieto, previsto dalla legge 185 che disciplina il commercio delle armi, a vendere ai paesi che violano i diritti umani. Fino al 1999 l’Indonesia ha occupato Timor est. Tali proteste hanno bloccato la ratifica dell’accordo, ma oggi, si afferma nell’illustrazione del disegno di legge, «che si è avuto un positivo sviluppo delle istituzioni democratiche indonesiane e che l’indipendenza di Timor est si è pienamente realizzata, si ritiene che si siano ristabilite le condizioni politiche affinché possa essere avviato l’iter di ratifica».
L’indicazione rassicurante del governo non è però condivisa da Amnesty international. Amnesty ha denunciato che «nelle province di Aceh e Irian Jaya la situazione dei diritti umani è rimasta grave». Inoltre il generale Wiranto, già comandante dell’esercito indonesiano e nel mirino del tribunale Onu per le violenze subite dalla popolazione di Timor est, è candidato alle prossime elezioni presidenziali di luglio.
L’accordo con la Cina, che reitera quello del 1989 scaduto nel 1999, «ha lo scopo di sviluppare la cooperazione bilaterale fra le rispettive Forze armate nel campo della tecnologia e degli equipaggiamenti militari». Nei confronti di Pechino è in vigore un embargo dell’Unione europea, una forma di pressione dopo il massacro di piazza Tien an men. Tale embargo è stato interpretato dall’Italia nel senso di vietare le vendite di armi utilizzabili in «attività repressive e di limitazione dei diritti umani».
L’Italia, mentre era alla presidenza dell’Unione europea, si è attivata per porre fine all’embargo, tuttora in vigore, anche se sempre più fragile. Tanto che anche Prodi si è detto favorevole alla sua eliminazione. Ricordiamo che il colosso asiatico occupa il Tibet da più di 50 anni e Amnesty international denuncia le gravi violazioni dei diritti umani. Ad ogni modo le vendite di armi italiane alla Cina sono andate avanti. Nel solo 2003 sono stati autorizzati nuovi contratti per un ammontare di 127 milioni di euro.
Se il centrosinistra votasse compatto contro i due provvedimenti, dimostrerebbe che la convergenza faticosamente raggiunta a proposito dell’Iraq è parte di un cammino ben più ampio e profondo sul tema della pace e del controllo dell’industria bellica. Un ottimo modo per tenere saldi i rapporti con i movimenti pacifisti.

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